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Storie

Papa was a rolling stone

E’ la seconda volta che vengo invitato a scrivere su un tempio della ristorazione di alta gamma. La prima volta era stato piuttosto bizzarro: grandhotel internazionale, clientela facoltosa, nel grande atrio un’atmosfera sospesa, vagamente vampiresca. Mi faccio annunciare, incontro lo chef, un narcisista perverso che mi odia subito, il maitre non può far nomi né raccontare dettagli, la direttrice mi guarda divertita (parteggia d’evidenza per me), la invito a cena, non si può, mi lascia al bar. Dico: devo scrivere su di voi, consideratevi a mia disposizione…al bar va molto meglio, a suon di margarita… Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:30
 
Commenti (3) | 1.03.2013

La scatola di latta rossa

Mariella e Carlita si guardarono negli occhi, mentre quel piccolo quaderno spalancava sulle loro vite le emozioni di una storia costruita dai gesti quotidiani di un’umanità silenziosa e vittoriosa. Carlita estrasse da una busta un frammento di carta a quadretti, la firma tagliata a metà. Lo accostò alla pagina da cui era stato strappato e il nome riprese vita: Francisco Xavier. Suo padre. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:29
 
Commenti (2) | 1.03.2013

Asfodelo

PRELUDIO
– che cosa metti nelle tue sculture?
– e tu che cosa metti nei tuoi piatti?
– ci metto la terra, questa terra. I semi cresciuti qui, a Milano, dal tempo di Verdi, per riscoprire sapori che tutti conoscono e che tutti hanno dimenticato.
– e poi?
– e poi li reinterpreto. E tu, tu non mi hai detto delle tue sculture.
– quello che ci metto dentro? La terra, la mia terra, le rocce di Sardegna, un fiore di Sardegna, che ama i prati soleggiati, una bianca spiga che Omero faceva crescere negli Inferi.
– e poi?
– e poi li rimescolo. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:29
 
Commenti (6) | 1.03.2013

La menzogna è un piatto che va servito caldo

Mi chiamo Elisabetta, ho 37 anni e sono sposata, da tempo immemore, con un notaio brianzolo che si fida ciecamente di ogni mia parola, mi ama sinceramente e mi vizia come una principessa. Vivo con lui, in una comoda villa alle porte di Varese, e credo di poter aggiungere, senza il dubbio d’essere smentita, di averlo tradito fin dai tempi del nostro fidanzamento, diciamo più o meno fin da subito e, diciamo pure, senza mai l’ombra di un  rimorso. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:29
 
Commenti (3) | 1.03.2013

Emir e Charlie

Emir accartocciò la sigaretta nel posacenere metallico posto all’ingresso dell’albergo. Ogni tanto quel gesto lo portava a riflettere su come dovesse esser entrare tranquillamente con la sigaretta accesa nei luoghi pubblici, usanza che appena sette o otto anni prima era perfettamente prassi normale. Di fatto nutriva una sorta d’invidia per quella libertà ormai sottratta, anche se appena si fermava a valutare i pro ed i contro anche il suo giudizio (come quello di molti fumatori) pendeva abbondantemente sui secondi. In fondo anche i cambiamenti scomodi, con il senno di poi, possono acquistare sfumature vantaggiose a volte.  Altre volte sono solo delle grandi spine appuntite nel culo. Punto.  Meglio dietro che davanti in effetti. Come la coda per i bagni della Love Parade. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:28
 
Commenti (6) | 1.03.2013

I mondeghili laureati

Amava gli incipit dei romanzi: nelle librerie, di nascosto, apriva decine di volumi e leggeva i loro primi paragrafi. Solo così riusciva a decidere quali acquistare e quali invece abbandonare al loro destino sugli scaffali gremiti di titoli, parole e storie. Nello stesso modo, forse anche un po’ per abitudine, sceglieva il ristorante in cui mangiare solo dopo aver scorso i primi piatti sul menu. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:28
 
Commenti (5) | 1.03.2013

La donna sul menù

“Il sole ogni tanto sorge anche a Milano“
[Giorgio Scerbanenco, Venere privata]

Stavo seduto comodamente al tavolo e lei mi osservava con occhi severi ed un fastidioso sorriso. Ero diventato un cliente abituale del Bagutta da cinque giorni. Dal giorno in cui l’avevo vista per la prima volta, cenavo accomodandomi al solito tavolo. Riparato da una parete, potevo lasciarmi andare a riordinare i pensieri assorbito da un luogo capace di emanare storia milanese da ogni suo angolo. Soprattutto, era l’unico ristorante dove sapevo che avrei potuto vederla: sarebbe stata lei a spiegarmi tutta quella confusione che avevo nella testa e che non mi faceva più dormire. Era ormai un appuntamento fisso. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:27
 
Commento (1) | 1.03.2013

Inferno

Le sensazioni erano state così forti e belle che sembravano finte. Le coincidenze, le voglie e le emozioni degne, di un romanzo di una semplicità a dir poco banale e terrificante per il peso che gli si poteva attribuire. Non un chiarimento o una dichiarazione. Margherita decise di non pronunciare una parola ma di scrivere quelle essenziali in un racconto. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:27
 
Lascia un commento | 1.03.2013

Il briccone

Il signor Arturo non era certo un cuor di leone. Se fosse stato chiesto a chiunque lo conoscesse di descrivere la sua persona con un aggettivo, tutti avrebbero scelto “codardo”. Anche in giovane età, quando la scarsa conoscenza del mondo e l’ardore delle passioni ancora acerbe, ti spingono ad osare, a sfidare gli eventi in cerca del tuo posto nel mondo, lui appariva rinunciatario, mite nelle azioni e nei pensieri. Era quindi cresciuto nel suo guscio, in una condizione di costante mitezza, ligio alla costruzione, mattone dopo mattone, anno dopo anno, di una vita perfettamente dentro gli schemi. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:26
 
Commenti (4) | 1.03.2013

Il litigio più bello

Ci andavo per tutto ciò di cui avevo bisogno. Ci andavo quando volevo mangiare qualcosa di buono, naturalmente, e magari un bicchiere di vino, o semplicemente quando avevo bisogno di sentirmi a casa. Ci andavo quando ero felice, per celebrare occasioni liete, o stanco morto, per lamentarmi della giornata in ufficio, delle insoddisfazioni e dei piccoli compromessi quotidiani. Ci andavo quando il frigorifero era vuoto o non avevo il tempo di preparare una cena dignitosa. Ci andavo in cerca di compagnia, di facce sorridenti, di qualcosa che assomigliasse a una famiglia. Perché La Pesa era un rifugio, Fabio offriva amicizia, oltre che i piatti migliori della tradizione milanese e lombarda. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:25
 
Commenti (5) | 1.03.2013

Quella finestra sul Naviglio

Celeste era assorta nei suoi pensieri, la pila di piatti sembrava non finire mai, lavava, insaponava sciacquava… ormai non faceva più caso nemmeno alla schiuma che intanto saliva nell’acquaio…. “Celeste…!!!!”  la voce che la fece trasalire, era quella del padrone “Sempre tra le nuvole  tu vero?? ….. smettila di sognare ad occhi aperti e muoviti perchè dopo c’è da riordinare la sala”… Celeste aveva restituito a Rocco, l’occhiataccia che lui le aveva fatto …. Rocco aveva quasi 50 anni ma ne dimostrava 10 in più,  una vita trascorsa a cercare di rendere rispettabile la sua bettola ma non ci era mai riuscito i suoi avventori erano disperati più di lui e spesso si trovava a barattare un pasto caldo con un orologio da polso piuttosto che con degli stivali usati. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 1 marzo 2013 - 16:25
 
Commenti (5) | 1.03.2013