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Scrittura Collettiva – Capitolo 6
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Chiuse le votazioni del sesto capitolo di #scritturacollettiva: the winner is…

Buon giorno a tutti,
con oggi si chiudono le votazioni del sesto capitolo del nostro libro. Complimenti a Elena Simonetti che con 358 like e la votazione dei partecipanti, si aggiudica la vittoria. Ringrazio tutti voi che avete partecipato e che avete saputo dare risvolti molto interessanti alla nostra storia. Vi ricordo che mancano tre capitoli per concludere questa bellissima avventura insieme e pertanto vi esorto a restare con noi fino al finale tanto atteso.
Da questo capitolo torneranno in gioco tutti, anche i vincitori dei capitoli passati che hanno osservato, commentato e contribuito all’evolversi della storia.
Dal settimo capitolo il meccanismo di votazione e valorizzazione dei voti cambierà! anche noi che siamo stati spettatori piacevolmente affascinati dalle vostre parole, parteciperemo come giuria. Il meccanismo di votazione prevederà quindi tre componenti: voti interni (quelli dei concorrenti), voti esterni (quelli provenienti da fb) e la giuria di 24letture.

  1. Capitolo 6A di Tony Musicco 136 like – 1 voto autore (M. Caravella)
  2. Capitolo 6B di Elena Simonetti 358 like – 1 voto autore (D. Masera)
  3. Capitolo 6C di Michelangelo Caravella 55 like – 1 voto autore (G. Madonna)
  4. Capitolo 6D di Giulia Madonna 110 like – 1 voto autore (E. Simonetti)
  5. Capitolo  6E di Luca Regis 5 like – 1 voto autore (T. Musicco)
  6. Capitolo  6F diDavide Masera 207 like – 1 voto autore (L. Regis)

Vi aspettiamo perchè l’avventura continua e le sorprese iniziano ad essere più vicine! Chi sarà dei nostri? Da oggi fino al 15 gennaio potrete partecipare alla stesura del settimo capitolo.

Vi ricordo che potete leggere tutti i vecchi “capitoli 1″ nell’apposita categoria, così come l’incipit e i successivi

Pubblicato il venerdì 14 dicembre 2012 - 11:49
 
Commenti (4) | 14.12.2012

Capitolo 6F di Davide Masera

Avete mai provato quanto è fastidiosa una luce forte dopo il buio completo? Ecco, allora sapete come si sentì M. in quel momento.
Quando i suoi occhi si abituarono, vide che si trovava in un grande prato verde. Non riconosceva il posto, ma trasmetteva una sensazione di pace.
Non è reale, io sono in ufficio pensò devo assolutamente svegliarmi!
Si concentrò per cercare di scappare da quel luogo, quando un suono che non sentiva da anni lo fece voltare.
In lontananza vide una sagoma conosciuta e i suoi occhi si inumidirono.
“Lapo!”
Il suo golden retriever stava correndo nella sua direzione abbaiando e lui si accovacciò per terra per accoglierlo tra le sue braccia.
“Lapo! Dove sei stato? Che bello che sei!”
La sua felicità era enorme e per qualche minuto dimenticò la sua situazione, giocando col cane e rotolandosi nell’erba insieme a lui.
“Se aspetti ancora un po’ i tuoi biscotti si raffredderanno.”
La voce veniva dalle sue spalle e quando si girò M. vide una casa che prima non c’era, apparsa dal nulla, e sulla porta la nonna Tilde.
In quel momento tutta la felicità sparì e si ricordò che era tutta un’illusione, tutto un maledetto sogno.
“Tu non sei la mia nonna e tu non sei Lapo!” riconobbe a malincuore.
Una grande nube oscurò il sole, la casa sprofondò nel terreno e la figura avvizzita della nonna si contorse e mutò, fino a diventare un uomo slanciato ed elegante: Mister D era di fronte a M.
“Perché ti ribelli?” chiese con voce triste, ma comunque affascinante “Non vuoi essere felice?”
“Chi diavolo sei tu veramente?” urlò Marco.
“Il diavolo… qualche volta sono stato definito così, alcune volte stregone, elfo maligno o altri nomi che non ricordo più. Ad ogni modo, scegli quella che preferisci, perché tanto nella vostra lingua non esiste un termine che mi descriva.”
“Nella nostra lingua? Tu non sei umano?”
“Mi sembra evidente.” la voce di Mister D. non era più così piena di fascino, ora trasmetteva una grande inquietudine.
“Qual è il tuo scopo allora? Succhiare la vita alla gente come un vampiro?”
“Niente di così teatrale” sorrise Mister D. “Io offro felicità e gioia a chi non ne ha e ne ricevo un compenso.”
“Quale felicità?!? Questo non è reale, è solo un’illusione, al mio risveglio sarò sempre il solito M.!”
“Quello è una conseguenza della tua vita, o meglio non-vita, degli ultimi anni; non puoi dare la colpa a me se ti sei lasciato scorrere addosso tutto finora. Io non posso cambiare la realtà, quello era compito tuo; io posso offrirti una consolazione, un po’ di stacco dalla persona triste che sei diventato.”
M. rimase bloccato. Avrebbe voluto rispondergli a tono, aggredirlo, ma in cuor suo sapeva che Mister D. ci aveva visto giusto.
Parliamoci chiaro pensò ho un lavoro che odio, dei colleghi che non sopporto, non ho nessuno che tenga a me…
Alzò lo sguardo verso Mister D. e vide che sorrideva e in quel momento ebbe la sensazione che avesse sentito i suoi pensieri.
La cosa lo fece rabbrividire.
“Perché hai scelto me?” chiese M. per cambiare discorso.
“Io non scelgo mai, sono gli altri a farlo. Nessuno è mai arrivato fino in fondo, tutti a un certo punto decidono che hanno perso abbastanza e decidono a chi toccherà dopo di loro.”
M. era allibito.
“Quindi…” balbettò “…chi è stato a…?”
“Il tuo caro Poletti. Vedi, a lui ho regalato molte ore di felicità, ma poi voleva smettere e gli ho chiesto chi volesse scegliere. È toccato a te.”
Ora dentro M. c’era solo più un unico grande sentimento: rabbia!
“Quel gran bastardo!”
“Oh, non prenderla sul personale, avevate appena litigato e aveva il dente avvelenato.” sorrise, inquietante come non mai “Mi sembravi un buon soggetto, la classica persona che ha bisogno di quello che offro io, ma mi hai deluso. Stai opponendo troppa resistenza e quindi basta così.”
M. rimase in silenzio a fissare quell’uomo (uomo?) cercando di carpire i suoi pensieri, ma l’espressione gentile e affascinante rivelava un muro impenetrabile.
“E quindi?”
“Devi passare questo dono a qualcun altro, ma questa volta sarà diverso: dal momento che mi hai osteggiato troppo, sarò io a proporti la prossima persona.” lo guardò dritto negli occhi e poi disse “Martina.”
Da quando il sole era sparito ed era apparso Mister D. quel luogo era diventato silenzioso e cupo, ma dopo l’ultima frase a M. sembrò il posto più inquietante del mondo.
Una sensazione di freddo e paura lo invase fin nel midollo.
“Martina? Ma…” cercò di proseguire, ma la voce gli morì in gola.
“Sei libero di parlarne con lei se vuoi.” un sorriso falso si dipinse sulla bocca di Mister D. “Credi che non si sacrificherebbe per salvarti la vita? Povero sciocco, sei così concentrato a buttare via la tua vita che non ti sei accorto che è follemente innamorata di te.”
Martina innamorata? A M. sembrava impossibile, si conoscevano da una vita ed erano sempre stati amici. Innamorata? Si ripeté incredulo. Non è possibile.
Poi però ripensò a tutti gli ultimi anni, a come fossero legati, a come lei lo cercasse sempre e in ogni momento, al fatto che fosse sempre presente, che ridesse alle sue stupide battute.
Forse ha ragione…
“Non potrei mai chiederglielo!!!” sbottò alla fine.
“Mettiamola così, presto o tardi sarai costretto a decidere se morire o vivere. La scelta è questa: la tua vita o quella di Martina.”
La rabbia esplose nella testa di M. e scattò in avanti verso di lui, ma si ritrovò a colpire il vuoto.
“Andiamo, stai scherzando? Come pensi di poter…” Mister D. venne interrotto da un morso al polpaccio che gli strappò un urlo.
Era stato Lapo, che non si era mai allontanato dal suo padrone. Si avventò su Mister D., mordendolo ovunque, finché quest’ultimo non sparì.
“Bravo il mio cucciolo” disse M. andando ad accarezzare Lapo. “Andiamo, accompagnami a cercare l’uscita da questo sogno e poi vedrò come risolvere la situazione.”
Lapo per tutta risposta gli leccò la mano.
M. si alzò e iniziò a camminare, senza sapere bene dove andare.
Prima che il cane si alzasse, il suo muso mutò leggermente, rivelando un sorriso inquietante che M. conosceva bene, ma, purtroppo per lui, in quel momento era girato dall’altra parte e non lo vide.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 12:01
 
Commenti (3) | 3.12.2012

Capitolo 6 E di Luca Regis

Quando la luce tornò ed i suoi occhi ripresero a vedere nitidamente, M. capì di trovarsi in una enorme stanza finemente arredata. Al centro troneggiava un enorme letto a baldacchino, ricoperto da lenzuola di seta color oro e drappi ricamati di velluto bordeaux. Il pavimento era completamente ricoperto da pregiati tappeti persiani e tutto l’arredamento,  i tendaggi alle finestre, l’imponente scrivania inglese addossata ad una parete, era sfarzoso. Sembrava una camera d’albergo, ma non una di quelle dozzinali stanze di terza categoria alle quali M. era abituato. Piuttosto una sontuosa suite in un lussuoso hotel.

Mentre M. era ancora intento a raccapezzarsi su quell’ennesimo ed inspiegabile salto spaziotemporale, la porta alla sua destra, di fianco alla scrivania, si aprì. Con suo immenso stupore, nonostante ormai fosse preparato a veder sbucare chiunque da dietro a quel battente, M. vide entrare nella stanza la ragazza dai ricci capelli corvini, incontrata al bar dei mattinieri.

Era vestita come quella mattina, quando l’aveva notata per la prima volta: le lunghe e tornite gambe nude sotto alla minigonna, l’abbondante seno avvolto dal giubbotto di pelle, e sul volto un sorriso dolce ed invitante. Non appena la vide, M. non seppe trattenere un’erezione. Sentì il pene inturgidirsi e spingere all’interno dei pantaloni. La ragazza si mosse verso di lui, sinuosa e sensuale. Senza dire una parola gli si parò di fronte e gli prese entrambe le mani tra le sue. Si sedette sul bordo del letto e lo tirò a se.

M., completamente imbambolato, rimase un poco rigido, indeciso, più che altro incredulo; ma il sorriso malizioso di lei era così invitante, la sua stretta così sicura, che pensò di non indugiare troppo e si lasciò andare.

Con mani esperte ma delicate, la ragazza lo spogliò. Poi fece lo stesso anche lei.

Nudi l’uno di fronte all’altra. Lo sguardo risoluto della ragazza che lo desiderava. M. diede sfogo ad ognuna della sue fantasie erotiche più recondite ed inconfessate – od addirittura mai nemmeno pensate.

La misteriosa ragazza lo assecondava in tutto, senza opporre la minima resistenza, anzi godendo appieno di ogni sua iniziativa. Dopo parecchie ore – o minuti, o giorni? Il tempo ormai non contava più nulla – e diversi orgasmi, M. si staccò dalla ragazza e si lasciò scivolare al suo fianco, sull’enorme e soffice letto. Con la fronte imperlata di sudore, rimase a fissare il nulla per qualche minuto – o secondo, o ora? – ansimante, esausto, appagato. Solo in quel momento si rese conto che non avevano detto una sola parola da quando si erano incontrati in quella stanza poche ora prima – o anni, o secoli?

“Chi sei tu?” Angelo divino? Avrebbe voluto dire M., ma come al solito si inceppò a metà della frase e le ultime due parole le pensò solamente. Quindi dopo la prima strozzata banalità, riuscì a proferirne in rapida sequenza altre due: “Dove siamo? Che cosa sta succedendo?”

Dopo aver pronunciato questi tre quesiti fondamentali, M. avrebbe voluto scomparire per la vergogna.

“Noi non ci conosciamo, o forse ora ci conosciamo molto profondamente.” La ragazza ammiccò, provocante. M. arrossì. “Mi hai vista questa mattina in quel bar, ricordi?” M. annuì, sospettoso. La ragazza proseguì: “Dove siamo non lo so, questo luogo è frutto della tua fantasia. E cosa sta succedendo, o meglio, che cosa è successo o cosa potrà succedere…” La ragazza si morse il labbro inferiore, sensuale. M. si gonfiò nuovamente.

Era bellissima, sdraiata al suo fianco. Gli occhi neri le scintillavano, le labbra carnose erano gonfie di piacere. I seni turgidi, i capezzoli tumidi e il suo sesso ancora caldo e madido erano un invito a proseguire a fare l’amore con lei, ma M. seppe tenere a freno la sua voglia, ormai più che appagata per quella notte – o era giorno?

“Si certo, mi ricordo di te…” Balbettò in qualche modo M., stordito ma compiaciuto. “Ed è chiaro che noi…” Sorrise pudico, arrossendo nuovamente. “Quello che voglio dire è, perché tu? Non so nemmeno il tuo nome, non ti ho mai vista prima di questa mattina.”

Così come Rebecca, rifletté M.: perché non è entrata lei in questa stanza?

“L’avermi vista seduta a quel tavolo con quel ragazzo, questa mattina, ti ha fatto venir voglia di fermarti, giusto?” Disse la ragazza.

M. annuì. Subito dimenticò Rebecca ed ebbe uno sciocco moto di gelosia, ripensando a come quel mattino lei amoreggiasse con quel ragazzo al quale lui non aveva pensato fino a quel momento.

“Tutto quello che ne è seguito è stata solo la conseguenza di quella tua decisione.” Aggiunse la ragazza, la voce bassa, quasi un sospiro. “Se non ti fossi fermato a causa mia, la tua giornata si sarebbe svolta in maniera completamente differente. Così il Sig. D. ha deciso di premiarti con questo mio regalo.” Anche lei arrossì e abbassò lo sguardo, fintamente imbarazzato, verso il suo sesso ancora nudo ed eretto.

“Dunque anche tu conosci il Signor D.?” domandò M., ma il suo tono di voce ora era secco, turbato. “Che cosa sei, una puttana?”

Invece di offendersi per quell’illazione, la ragazza fece una risatina arruffando il naso. Il suo viso era così dolce e candido che M. si pentì subito di averla insultata in quel modo.

“Certo che anch’io conosco il Sig. D..” Rispose in tono ancora più flebile, tanto che M. dovette sforzarsi per sentire cose gli stesse dicendo. “Tutti conoscono il Sig. D….”

Quelle ultime parole gli arrivarono alle orecchie come se fossero state filtrate da uno spesso muro di ovatta invisibile. Il resto del discorso che gli stava facendo la ragazza ancora nuda di fronte a lui, M. non riuscì ad udirlo. Vedeva le labbra di lei che si muovevano ammiccanti, sorridenti, ma non percepiva cosa stessero dicendo.

Your lips move, but I can’t hear what you’re saying

M. sorrise tra se, nervoso, teso, canticchiando quel brano di comfortably numb che gli balenò per la testa in quella situazione.

Subito dopo anche la vista tornò ad annebbiarsi, e prima che la stanza sprofondasse nuovamente nell’oscurità, M. fece in tempo a vedere la bellissima ragazza che si baciava i polpastrelli della mano e poi soffiava nella sua direzione.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 12:01
 
Lascia un commento | 3.12.2012

Capitolo 6 D di Giulia Madonna

Il buio era intenso da togliere il fiato ma M. prese coraggio e non si lasciò intimorire da i soliti giochetti di D,  fece un grosso respiro  ed entrò deciso con incedere risoluto.
La stanza era in penombra.
Le tende erano tirate per ripararsi  dal sole intenso che  a quell’ora puntava dritto dalle finestre. Quell’oscurità rarefatta regalava alla stanza un’atmosfera tetra e agghiacciante.
Tutto sembrava irreale, come se il tempo fosse sospeso. Ma M. cercò di non farsi travolgere dalle sue solite paure e provò a mostrarsi forte.
Poletti e D erano uno di fronte all’altro ai lati opposti della scrivania. Si girarono entrambi di scatto e alla vista di M. rimasero sorpresi: fu interrotto improvvisamente il loro dialogo.
Poletti fissò M. con il suo solito sguardo odioso e quel suo sorrisetto freddo e beffardo:
“Bene, è già qui? Non mi dica, la sua relazione è già pronta!Sarebbe un vero miracolo visto il suo lassismo degli ultimi tempi!”
“Non sono qui per la relazione. Voglio capire cosa avete da confabulare! Voglio sapere la verità! Tutta la verità e senza giochetti!”
“Cos’è quel tono? E’ forse impazzito?La smetta  di giocare a fare il duro perché non ne ha né la stoffa né tantomeno il coraggio!! Piuttosto ringrazi l’illustre dottor…”
Poletti s’interruppe ed esitò a pronunciarre il nome di D, preso da improvviso torpore, ma poi riprese:
“…non ha fatto che tessere le sue lodi per convincermi che lei può rappresentare una importante opportunità per la nostra azienda e che ha ancora bisogno di tempo per esprimere interamente le sue capacità. Beh! Io, nonostante la mia proverbiale riluttanza a lasciarmi ammorbidire da qualsiasi segnalazione, non so perché, ma oggi mi sono lasciato trasportare dalle belle parole del dottore. Nonostante sia davvero sorpreso che ci sia qualcuno che possa avere fiducia in lei, sa cosa faccio?Provo a darle ancora fiducia!”
M. era sorpreso e non riusciva a immaginare cosa mai D avesse potuto raccontare a Poletti tanto  da renderlo improvvisamente meno odioso e aggressivo del solito nei suoi riguardi.
Non si fidava, sentiva che c’era qualcosa sotto perché niente poteva andare liscio in presenza di D.
L’aria era pesante e tesa ma poi il silenzio fu interrotto dalla voce di D:
“Dottor Poletti, M. è davvero un ragazzo pieno di risorse! Gli dia ancora un po’ di tempo e vedrà che non se ne pentirà. Mi creda, io conosco bene il suo grande talento!”
M. era confuso.
Era incredibile che proprio D che, dalle prime luci dell’alba, lo aveva tormentato con il suo terribile gioco del tempo e del sonno, ora fosse disposto a prendere le sue difese e, forse, a salvarlo.
Poi fu Poletti a prendere la parola:
“Allora, facciamo così: torni alla sua scrivania e vada a terminare la relazione. Le concedo mezzora! Ora vada! E non mi faccia pentire di ciò che sto facendo…”
Poletti si mise le mani fra i capelli, come se fosse già pentito della nuova possibilità regalata a M.
M., come preso da una forza sconosciuta e al di fuori della sua volontà, ubbidì improvvisamente al capo e con zelo si diresse nuovamente alla sua scrivania per svolgere celermente e egregiamente il compito assegnatogli.
Arrivato al suo computer prese a scrivere la relazione con una tale passione e discernimento che neppure lui credeva alla velocità delle sue mani sulla tastiera e alle idee che, repentine e risolute, prendeva spazio nella sua mente.
In un battibaleno la relazione fu completata e M. era già davanti a Poletti con i suoi fogli in mano e tutto lo stupore e la soddisfazione del capo.
“Ma bene! Eccellente! E’ così che la voglio da oggi in poi. Se continua così dovrò davvero ringraziare il dottore e le sue raccomandazioni…!
D era lì che fissava M. col suo sorriso bieco e lo sguardo tagliente, sicuro che oramai lo avesse in pugno, una volta per tutte.
M. restava zitto e preoccupato.
Tutto era accaduto al di fuori della sua volontà.
Si era sentito una marionetta nelle mani di D, che aveva imbastito per bene la sua truffa.
Ma dopo qualche esitazione, M. ebbe un sussulto, un barlume di orgoglio:
“Basta! Il suo sporco gioco finisce qui! Rivoglio la mia vita e la mia libertà da lei e non m’importa se ciò dovrà costarmi tanto, forse, anche troppo!”
Poletti sgranò gli occhi sbalordito e riprese ben presto il suo solito ghigno accompagnando la furiosa uscita dalla stanza di M. che, sbattendo la porta rumorosamente, se ne andò.
M. era sicuro.
Non voleva essere preda o ostaggio di D.
Non voleva essere grato a D per rialbilitarsi agli occhi del terribile Poletti.
Non era quella la vita che sognava.
Non era soddisfazione o felicità quella che D  gli stava offrendo.
La sua vita e la sua felicità erano altrove e M., era certo, che le avrebbe raggiunte da solo e con le sue forze, senza gli strani giochetti di D.
Uscendo con fatica dai suoi pensieri pesanti si trovò davanti gli occhi dolci e accoglienti di Martina che, con il suo solito sorriso, gli andò in contro.
“M. cosa è accaduto? Ho sentito che urlavi! Dai, vieni che ci prendiamo un caffè e facciamo due chiacchiere…”
Martina avvolse con le sue braccia M.
Il calore dell’abbraccio lo riportò dolcemente al mondo e ora la sua rabbia sembrava acquietata.
Erano quelli i momenti più belli per M., quando Martina gli dimostrava la sua amicizia e lui si lasciava cullare in quel dolce calore.
Era la stessa amabile sensazione che in passato gli aveva regalato il suo amatissimo amico Franco, sempre presente e risolutivo, sempre incoraggiante e pacifico, una vera manna celeste che immancabilmente arrivava provvida nelle giornate più tristi e buie.
Ora, in mancanza di Franco, era lei, Martina, la detentrice del bene e della luce che riusciva con il suo splendido sorriso a risollevare anche la peggiore delle giornate.
Così, stretti in quel abbraccio, portatore sano di amicizia e serenità, si incamminarono verso la loro pausa dai pensieri e dalle frustrazioni che quella giornata lavorativa aveva lasciato sulla loro pelle.
M. si sentiva già al sicuro e si lasciò scivolare dentro quella bella sensazione.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 12:00
 
Commenti (19) | 3.12.2012

Capitolo 6 C di Michelangelo Caravella

Emergere dal sogno fu come raggiungere la superficie dell’acqua durante un immersione in apnea. Era senza fiato.

M. era nel suo letto quello che aveva comprato da solo quando era andato a vivere per conto suo, tutto intorno era buio non si vedeva neanche la flebile luce della radiosveglia a led che teneva li a portata di mano sul comodino cerco a tentoni l’interruttore della lampada, con i polpastrelli segui il cavo elettrico sentendo della polvere sotto le dita,” doveva seriamente dare una pulita”, trovo il pulsante e lo fece scattare ma la lampada non si accese,fu solo allora che si accorse della sirena d’allarme che  in sottofondo ululava nella notte , un altro blackout! Come se quel sogno non fosse stato sufficiente e mettergli l’ansia.

Si alzo dal letto, al buio è fradicio di sudore si incammino  verso il bagno attento a non sbattere contro i mobili. Si spoglio della t-shirt dell’happy rock caffè di Londra la usava per dormire perché lo faceva sentire in vacanza, si sciacquo il viso e mise una maglietta asciutta , in quel momento tornò la corrente la luce al neon invase la camera da bagno, l’orologio segnava le 03:17, “bene” penso fra sé M. “almeno ho altre 3ore di sonno, prima di andare in ufficio e di incontrare Poletti….” Interruppe quel pensiero non era il momento di pensare, aveva fatto quello strano sogno forse era in tempo a riprenderlo penso alla parola TEMPO e sorrise che strano sogno. Uscito dal bagno spense la luce e torno nella camera da letto li era ancora buio, la radio sveglia lampeggiava, si era resettata da sola a causa del blackout , seduto sul bordo del lettone M. sbadiglio e ponderò l’idea di regolare di nuovo l’ora, ci pensò solo un istante ma poi accantono l’idea fu allora che una voce parlò:

<E’ per questo che ti ho scelto sai, a te non frega niente del tempo o mi sbaglio?

Il Signor D. era elegantemente accoccolato sulla poltroncina che M. aveva in camera, aveva spostato i vestiti sul pavimento senza curarsene più di tanto e al buio lo scrutava.

<Cazzo cazzo cazzo merda!

Impreco M. cercando di  fare luce, armeggiò per un istante con l’interruttore del comodino e nel contempo cadde sul pavimento con tonfo, sgomento guardò la figura che da sotto ad un altro capello con una tesa molto più larga sorrideva e si crogiolava nella paura delll’altro.

<Rimani calmo..non voglio farti male

Disse il signor D

<Be calmo e una parola grossa detta da uno che si introduce in casa altrui nel cuore della notte!

<Mi hai invitato tu non ricordi?

<Quando? Fino a 2 minuti fa eri solo un sogno!

<Be nel tuo sogno mi hai invitato ad unirmi a  te quando eravamo al bar quindi…

<Quindi non vedi il motivo per non introdurti in casa altrui?!

<Si e così …. come vedi io sono qui ed ora ascolta. Il primo giro era diciamo offerto dalla casa, il sogno che hai fatto era l’assaggio e credo ti sia piaciuto ora…

Il Signor D. fece una pausa ed effetto

<..Ora e tempo di formalizzare

Dicendo questo pose un accento sull’ultima parola ed indico lo scrittoio che M. aveva in camera,

M. segui lo sguardo del Signor D. sullo scrittoio c’era un vecchio foglio in pergamena, una penna d’uccello con un calamaio, il Signor D schiocco le dita e si accese una candela, le ombre cominciarono a danzare sui muri, Il Signor D indicò la pergamena e disse

<Leggi…

M. si alzo dal pavimento e come ipnotizzato dalla fiamma lentamente si avvicino allo scrittoio, prese il foglio fra le mani e comincio a leggere, quando finì l’adrenalina cominciò a salire, fu allora che arrivo la Paura…….

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

 

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 11:59
 
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Capitolo 6 B di Elena Simonetti

Appena la fitta nebbia incominciò a dissolversi, lentamente, M. si trovò in una stanza in penombra… No, non era quella dell’ufficio di Poletti, decisamente no, i suoi mobili, minimali, freddi ed asettici dell’ufficio di quello che era il suo superiore avevano lasciato il posto ad un ambiente caldo ed accogliente, ad una grande vetrata, seppure le tende, che erano state volutamente accostate, lasciavano gran parte della stanza con ampie zone d’ombra…. Le pareti erano adornate con gusto da piccoli quadri che rappresentavano da una parte  le quattro stagioni….sull’altra parete foto di ragazzini tramutate in tele in bianco e nero mostravano la mano di un artista, probabilmente femminile, che era andata al di là dell’hobby. Pochi pezzi di antiquariato facevano capolino nella camera, che doveva essere un specie di salottino di rappresentanza, facevano da contrasto piccoli pezzi di design ultramoderno, che combinati insieme con grande gusto (anche questo attribuito ad una probabile donna) davano all’insieme un bell’equilibrio tra i due stili. Alla parete proprio di fronte alla porta vi era uno specchio molto grande nel quale M. ci si  specchiava in tutta la sua altezza…. Per un istante si guardó e non si stupì affatto di tutto questo, anzi stava incominciando a capire … aveva riconosciuto quella sensazione di torpore… Era anche sicuro di non essere affatto sveglio, ma di essere in un’altra dimensione, uno di quei viaggi onirici già vissuti… “stavolta starò al gioco” – pensò M.
Il signor D. era accanto alla vetrata, con una mano tratteneva un lembo della tenda, appoggiandovi leggermente il capo che risultava inclinato, fumava con l’altra un sigaro (ecco cos’era quell’odore acre che aveva sentito appena la nebbia si era dissolta) e guardava fuori, dall’intensità del suo sguardo si capiva che era immerso nei suoi impenetrabili pensieri…. Seduta lì di fianco, nell’angolo piú appartato della stanza, sprofondata nella poltrona di pelle, color rosso porpora, una sagoma che M. riconobbe come quella di Poletti… “E così ci si rincontra, caro il mio M.” Il signor D. nel pronunciare quelle parole, si era girato verso l’uscio dove M. era fermo, immobile con lo sguardo fisso, che lasciava intravedere la stanchezza di quella lunga giornata che all’apparenza era appena iniziata, ma che aveva invece lasciato tra le pieghe del tempo già diversi anni della sua vita (facendo un calcolo veloce delle volte in cui si ricordava di essersi appisolato). M. si fece coraggio e schiarendosi la voce, visibilmente provato disse: ” adesso incomincio a capire… lei e Poletti vi conoscete … come ho appreso da Martina, forse anche da tanto tempo…. magari la ragione di tanto astio nei miei confronti da parte sua, Poletti, nasce proprio da questo gioco infernale, da questo accordo non scritto che trama alle mie spalle, facendomi giorno per giorno cadere in un’apatia ed indifferenza per il mio lavoro del quale non vedo futuro… con l’unica inequivocabile intenzione di ostacolare me, per chissà quale motivo recondito che ancora non riesco a comprendere, ma io…. “Si calmi M., non é così….” La voce di Poletti che finora era stato zitto, interruppe la frase di M. “lei sta andando in una direzione sbagliata” … si avvicinò ad M. che, con gli occhi della mente, vide scorrere la goccia di sudore lungo la sua schiena, sudore freddo che, in una umida giornata d’autunno, non aveva nulla da invidiare a quello di una calda giornata d’agosto….
“Il progetto di cui la sua bella collega Martina le parlava, non é quello che lei ci ha scioccamente descritto…. A proposito di Martina, solo un cieco non si accorgerebbe di quanto sia innamorata di Lei… Lo sanno tutti in ufficio solo lei sembra non accorgersene… Ma anche di questo non avevo dubbi, immerso com’é nel suo mondo….
M. ebbe un improvviso scossone… Il cuore incominció a battergli forte nel petto…. Martina? Ma che sciocchezze sta dicendo quest’uomo?? … Io e lei…. Ma la conosco da quando era piccola…. Si sta sicuramente sbagliando….
“Ritornando a noi, si.. é vero, tra di noi ci sono state delle incomprensioni, non ultima quella che ci ha portati al litigio della scorsa settimana… Ho pensato di farla licenziare, glielo confermo senza false reticenze, la scusa l’avrei trovata facilmente, la crisi economica…, la mancanza di grossi progetti in attivo, .. la sua apatia contagiosa….ma poi, l’amico D. mi ha parlato del suo disegno, e la cosa mi ha intrigato tanto da soprassedere l’appuntamento con le mie velleità di capo…. Sono curioso di vedere come lei reagirà M., quale sarà la sua decisione in proposito, saprà approfittarne in maniera adeguata o farà la fine del suo amico Franco?”
Improvvisamente un gelo attraversó la stanza, nella frazione di secondo tra la percezione da parte del cervello di M. nel  recepire il nome del compianto amico e la sua reazione con annesso il segnale visivo di tutto ció che era legato a Franco, la sua storia, la loro amicizia, la sua morte improvvisa, fece scattare una smorfia d’ira mista a dolore che trasformò il viso di M. in una maschera impenetrabile: “Che ne sà lei di Franco?… Allora anche lui é stato succube di questo vostro pazzo gioco legato al tempo? Un accordo che voi avete preteso… spacciandolo per opportunità .. ma per chi? A cosa state mirando? Adesso mi vengono in mente tante situazioni strane che in questi anni mi sono accadute…. La morte dei miei genitori, la malattia della mia dolce nonna Tilde… E Lisa? C’entrate anche nella mia storia con Lisa? Ed il mio compagno di avventure Lapo? Non si sarebbe mai allontanato da me, volutamente…E’ assurdo… é disumano… se fosse così …. Franco, oh Franco…. Avevi cercato di avvisarmi…. ed io non sono stato attento….. Solo adesso capisco che dietro c’era un disegno troppo grande per noi…. Qualcosa di veramente imponente che é caduto sulle nostre deboli spalle….”
Rivolto verso i suoi due interlocutori M. Prende tutto il coraggio che mai immaginava potesse avere e con aria grave disse: “Adesso pretendo di sapere cosa é successo al mio amico… ma lo voglio sapere adesso….” Il volto di M. per la prima volta nella sua vita, non lasciava presagire nulla di buono.

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Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 11:59
 
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Capitolo 6 A di Tony Musicco

D’un tratto, un bagliore, una grande luce si fece spazio tra le tenebre, tanto da accecargli la vista e costringerlo ad alzare le braccia per riparare i suoi occhi da quello sfolgorare. E lo vide. Ancora lui, Franco. Apparve nel pieno di quel bagliore. La luce, dietro di lui, tagliata dalla sua sagoma, gli dava un aspetto quasi divino. Gli tese la mano.
<<M. non aver paura. Sono qui per aiutarti>>. M. abbassò le braccia e lo guardò.
<<Aiutarmi?>>
<<Sei in pericolo, amico mio>> e gli prese la mano. D’un tratto, il bagliore scomparve, lasciando spazio ad un prato verde.
<<Ma dove siamo?>>
<<Guardati attorno>>. M. prese a guardarsi intorno e vide una villetta. La riconobbe: era la villa di campagna di Nonna Tilde, dove lui e la sua anziana parente passavano le vacanze estive. <<La villa della nonna>>
<<Si. Ti ho portato qui perché è uno dei posti che, in cuor tuo, rappresenta pace e serenità. E dove possiamo parlare tranquilli, anche se ancora per poco>>
<<Franco, ma cosa succede? Tu… tu dovresti essere morto>>
<<Lo so>>
<<E cosa c’entri con il Signor D. ?>>
<<Lo conosco perché lui sta facendo a te quello che, a suo tempo, ha fatto a me>>
<<Cosa?>>
<<Ricordi quello che D. ti ha detto riguardo il tempo trascorso nel sogno?>>
<<Che ogni ora trascorsa sognando corrispondeva ad un anno in meno di vita>>
<<Esatto. Ho conosciuto D. tramite Martina, anche se lei ora ha perso ogni frammento mnemonico della sua identità. Lei l’aveva conosciuto tramite Poletti, in ufficio. Poi, una sera, lei mi chiama e mi dice che c’è una persona, questo Signor D., che vuole farmi una proposta di lavoro. Io, allora, avevo appena lasciato il mio posto alla casa editrice e fluttuavo nell’etere alla ricerca di un nuovo impiego. Nel frattempo, avevo cominciato ad abbozzare un mezzo libro. Pensai che la proposta riguardasse quello. Magari, un contratto editoriale. Ma poi, quando lo incontrai, prese a parlarmi di sogni: che mi avrebbe fatto fare un sogno bellissimo e che in cambio, si sarebbe preso il mio tempo. Un’ora di sogno, un anno in meno di vita. Da allora, la mia vita è stata totalmente sconvolta. I momenti ‘reali’ potevo contarli sulle dita di una mano. Per la maggior parte del tempo, sognavo>>
<<Che intendi per ‘sognare’?>>
<<Sognare. Quello che fai quando dormi. Con quella sorta di contratto, D. è capace di controllare il tuo lato onirico, attivandolo in qualsiasi momento egli voglia, anche quando sei perfettamente sveglio. Ecco spiegato il perché tu non ti sia accorto di essere arrivato in ufficio questa mattina. Per tutto il tragitto, sei stato prigioniero del sogno>>. M. si portò una mano alla fronte.
<<Oddio>>
<<E’ questo il tranello: il contratto parla di anni di vita in meno in rapporto al numero di ore passate a sognare. Ma il punto è che lui, manovrando i tuoi sogni, ti fa sognare in continuazione, aumentando così il tempo trascorso nello spazio onirico e levandoti irrimediabilmente ore vitali>>
<<Oddio, tutto questo è pazzesco>>
<<Ed è così che, alla fine, sono morto>>. M. alzò di scatto lo sguardo verso l’amico.
<<Vuoi dirmi che…>>
<<…che ho trascorso così tante ore nello spazio onirico da aver perso tutti gli anni di vita che mi restavano>>
<<Oh no>>
<<E ora sono questo: uno spirito che vaga nello spazio onirico, senza meta, senza scopo. Però, ora uno scopo ce l’ho: salvare te. Non deve assolutamente accaderti quello che è successo a me!>>
<<Ti ringrazio, Franco. Ma come…>> non ebbe tempo di finire la frase, che l’amico gli prese il braccio.
<<Andiamo via di qui>>
<<Cosa? Ma perché?>>
<<Ci hanno trovati>>
<<Chi?>>
<<D. e Poletti>>
<<Poletti? Ma…>>
<<Corri>> e si diressero verso la porta della villa. Ma da un angolo, M. vide riapparire sua nonna.
<<Nonna Tilde>>
<<M., vieni qui. Fatti abbracciare>>. M. le sorrise e, con lo sguardo fisso su di lei, fece per andarle incontro. Ma Franco gli strinse il polso.
<<Fermo!>> gli gridò.
<<Aspetta, è mia nonna. Vorrei…>>
<<No. E’ una trappola per farti rimanere qui e buttar via altro tempo>>
<<Ma…>>
<<Niente ‘ma’! Se vuoi che ti aiuti, devi fare esattamente quello che ti dico, è chiaro?>>
<<Allora, M?>> lo richiamò la nonna.
<<Guarda verso di me. Ignorala>>. Allora M, con sguardo sconsolato, levo gli occhi dall’immagine dell’amata nonna, e li posò sull’amico, il quale allungò la mano sulla maniglia della porta principale della villa, aprendola. Una nuova nube si creò attorno ai due.
<<Tieniti stretto a me. Non dobbiamo perderci>>. Si ritrovarono nella libreria. Erano davanti allo scaffale dei libri di fantascienza. <<Ascolta bene, abbiamo poco tempo>>
<<Cosa c’entra Poletti con tutto questo?>>
<<Poletti trova le potenziali vittime per D.>>
<<Potenziali vittime?>>
<<Si. E’ stato lui a indicare te a D.>>
<<Figlio di…>>
<<E lo stesso ha fatto con me>>
<<Ma cosa se ne fa il Signor D. delle ore di vita che sottrae a noi?>>
<<Le usa per sé. Per allungare la sua di vita>>
<<Cosa? Le usa per essere una sorta di immortale?>>
<<Esatto. Quindi, ha dato vita a quello che lui chiama “Il Progetto” per attirare più persone possibile tramite Poletti, e avere quindi delle vere e proprie scorte di anni vitali a disposizione >>
<<Ripeto, che figlio di…>>
<<Già>>
<<Ma come la risolviamo questa cosa?>>
<<Semplice: devi ucciderlo>>
<<Cosa?>>
<<Hai capito>>
<<No, no>>
<<Cosa?>>
<<Non posso farlo>>
<<Come sarebbe?>>
<<Non ho mai fatto niente del genere e di certo non comincerò ora>>
<<Non hai scelta. Lui ormai ti ha in pugno. Se non lo ammazzi, lui ammazzerà te>>. M. continuava a guardarsi attorno. D’un tratto, posò lo sguardo verso la cassa. <<No, cazzo. Non guardare lì>> e l’amico lo tirò giù, facendolo abbassare.
<<Perché non devo guardare?>>
<<La tua mente. Ora attiverà i ricordi e…>>
<<…la cassiera dai capelli rossi>>
<<Ecco. Era proprio questo che volevo che non ricordassi>>
<<Ma perché?>>
<<Perché siamo nello spazio onirico. Con quel ricordo, farai materializzare la tipa e farai capire a D. che ci siamo nascosti in questo piano dello spazio>>
<<Cazzo>>. I due si alzarono pian piano. Alla cassa c’era la ragazza dai capelli rossi. <<Oh merda, eccola>>
<<Dobbiamo andar via da qui>>. I due cominciarono a correre verso il bagno.
<<Ma dove andiamo di qui?>>
<<Basta una porta qualsiasi per approdare in un altro piano dello spazio onirico. La porta di quel bagno andrà benissimo>>. Si avvicinarono. Franco l’aprì. D’improvviso, la libreria fu avvolta da una sorta di nube grigiastra.
<<Ma perché ogni volta succede questo?>>
<<Ogni volta che si passa da una piano all’altro, quello precedente su cui si è stati si dissolve. In questi istanti, lo spazio onirico perde energie e se uno è abbastanza forte, può svegliarsi. Ma questo non è il momento giusto per farlo. Devo ancora dirti delle cose su questa faccenda e non posso farlo nel mondo reale, visto che lì non esisto più>>. Mentre ancora parlava, Franco si vide afferrato da una mano proveniente dal turbinio di fumo e tenebre che si era venuto a creare. Una voce oscura si sentì tuonare.
<<Ora non intralcerai più i miei piani>> e la mano tirò via Franco e le tenebre lo avvolsero.
<<Franco!>> urlò M.
<<Ricordati: devi ucciderlo! E ora, svegliati>> si sentì riecheggiare la sua voce, come provenisse da un posto lontano. E poi s’ammutolì.
<<Oddio>>. Il turbinio di tenebre si mosse verso di lui. <<Oddio, cosa faccio? Devo svegliarmi. Ma come faccio? Come faccio?>>. Cercò di strizzare gli occhi, senza risultato. <<Maledizione! Devo riuscirci. Devo essere forte>>. Le tenebre lo avvolsero. <<Forte!>> urlò. Buio. Aprì gli occhi. Davanti a sé c’era la porta dell’ufficio di Poletti. <<Ce l’ho fatta>> disse fra sé. <<E’ arrivato il momento di mettere fine a questa storia>> e aprì la porta con violenza.

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Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 11:58
 
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