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Sono tante le solitudini dell’anima

Il racconto è un genere troppo spesso sottovalutato. Il solito esempio è quello di Raymond Carver che li usò per descriverci magistralmente la società americana. Maurizio de Giovanni li usa per portarci all’interno dell’anima, fin nelle sue viscere, nella morte e nella sofferenza. In fondo è un classico della letteratura popolare ed in particolare di quella tradizione meridionale e napoletana in cui l’autore ha il suo background.

Una dopo l’altra si intrecciano storie che colpiscono l’anima con la loro studiata banalità. A volte possono sembrare delle fiabe dell’orrore per bambini ma pensate per colpire gli adulti: traumi infantili che devono lasciarti disturbato ed inquieto perché solo così il lettore possa iniziare quel viaggio dentro di sé, per indagare fin nel profondo dei sentimenti.

I testi si susseguono freddi e spesso molto diversi tra di loro, sia per l’ambientazione che per le dimensioni. Non c’è un attimo di respiro nel loro gelido susseguirsi. Sono un tormento continuo con il compito di attanagliare il lettore.

E poi c’è Napoli: una vera e propria protagonista di molte di quelle storie con le sue solite contraddizioni. In fondo, lo spirito spettrale che si respira in tutta la lettura del libro è quello tipico della tradizione partenopea. In particolare ne è un esempio perfetto “La Saponata ai Quartieri Spagnoli”.

Per i fan del commissario Ricciardi, l’autore regala “Dieci centesimi”, il primo racconto della raccolta, che svela l’inquietudine che portò il suo eroe a scegliere giurisprudenza all’università.

a cura di Marco Donna (www.marcodonna.it)

“Le solitudini dell’anima”
di Maurizio de Giovanni
Centoautori, 2015

http://www.centoautori.it/le-solitudini-dell-anima/

 

Pubblicato il venerdì 13 novembre 2015 - 14:13
 
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