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Prove di vita

I dodici racconti di Prove di vita di Patrizia Bartoli ci immergono nelle pieghe molteplici dell’agire umano, nelle incertezze dell’adolescenza, nei delicati rapporti con gli altri e con se stessi. Le storie mettono in scena un mondo che sorprende nella sua semplicità, che riserva sempre un cambiamento sofferto o capitato per puro caso, in una varietà di vicende e di caratteri che pagina dopo pagina diventano indimenticabili.

All’autrice bastano pochi tocchi di penna per mettere il lettore di fronte a un paesaggio reale, fatto dei colli e dei fiumi soprattutto toscani, fatto di case e di fabbriche, di scuole e di strade, ma questa realtà è sempre filtrata dai sentimenti dei personaggi che abitano questi luoghi e che li rendono parte delle loro vicende e della loro anima. Le descrizioni non sono mai dettagliate, eppure in brevi pennellate rendono vivi i paesi con le loro vie ed i loro giardini, rendono vivi e pulsanti i pensieri che agitano tutti i protagonisti dei racconti.

La delicatezza e la crudeltà dei sogni e delle follie dell’adolescenza sono il tema dominante di molte storie, e, come era stato nelle precedenti raccolte, la scrittrice mostra una grande abilità nel narrare il mondo dei giovani, che godono e soffrono in codici conosciuti solo a loro, che sembrano vivere quasi in un mondo parallelo, anche se spesso quello ordinario e molto meno fantasioso degli adulti pare infranger- lo, come in un incantesimo al contrario.

Nascono così le vicende delle ragazze al fiume, per cui la scoperta violenta di un sentimento proibito travolge la vita come un treno, quella lieve ma angosciante di Valeria che diventa parte di un incubo, quella sofferta di Stella, che spera di trovare nella voce delle cose un rimedio per la sua solitudine. Nascono il dolore di Corrado per il suo corpo sformato che attira le cattiverie dei compagni, l’amore fatto di sogni infantili e baci che Linda prova per Paolo, che non è più un ragazzino e ha purtroppo imparato i gesti dei grandi.

Anche i grandi però soffrono e amano e si illudono e sognano, immersi nell’ineluttabilità di un destino a cui vogliono sempre sfuggire, macerati da chimere vicine eppure inconsistenti, e sempre alla ricerca di una felicità che non osano neppure nominare, temendo quasi la vendetta degli dei.

Anche nelle storie degli adulti i moti dell’animo vengono descritti con grande pudore persino quando sono violenti o disperati e la scrittura essenziale e nello stesso tempo lirica ne rende pienamente la pro- fondità e le contraddizioni.

Il prezzo da pagare per abbandonare l’infanzia è la consapevolezza del male, del disincanto, come accade al giovane uomo che durante il servizio di leva sarà coinvolto nella triste storia di Rosa, giovanissi- ma venditrice di tabacco o al misterioso Angelo, che si concede soltanto poche ore di un amore consumato in fretta lasciando poi il vuoto dietro di sé o a Carla, che cerca nella notte e nel passato qualcosa che lenisca il dubbio e l’insoddisfazione della sua vita che pare disperata.

Ciò che accomuna tutti i personaggi dei racconti, sia che si trovino fra i corridoi della scuola o che cerchino rifugio nei bar notturni e in alberghi lontani o che covino la loro tristezza fra le pareti di casa è la mancanza o il bisogno d’amore. È l’amore assente di madri distratte o di ragazzi che pensano ad altro, l’amore pressante dei ricordi di un passato che non vuole sparire, l’amore sognato fra le case di Mammiano o nella via principale di Fornaci di Barga, l’amore per la propria vita e la propria indipendenza che traspare a tradimento quando l’esistenza sembra spezzarsi.

 

Dalla prefazione di Alessandra Burzacchini

 

Pubblicato il giovedì 2 luglio 2015 - 11:07
 
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