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Un manuale di fuga dai “pifferai” e gli scherzi del destino della Munro

La novità #1

L’attrice di Teheran, di Nahal Tajadod (edizioni e/o)

La scelta tra indossare in un’occasione pubblica come la prima di un film un abito all’occidentale o il consueto velo che si addice a una buona donna musulmana, è il pretesto che la scrittrice iraniana Nahal Tajadod usa per raccontare la storia di Sheyda. Due donne vicine e lontane allo stesso tempo, da un lato Nahal, che ha lasciato l’Iran con l’avvento di Komehini e dall’altro Shevda, l’attrice Golshifteh Farahani nata e cresciuta sotto il Regime islamico, ma entrambe emigrate in Francia. Passioni, abusi, sofferenze, quotidiane lotte, esercizio alla menzogna: storie vere che fanno da sfondo alla Storia di un Paese e dei suoi mutamenti.

La novità #2

Intellettuali del piffero, di Luca Mastrantonio (Marsilio)
“Non hai alcun potere su di me”, fa dire il regista Jim Henson a Sara/Jennifer Connelly, protagonista di Labyrinth. Ma è anche l’invito che Mastrantonio fa ai lettori: guardatevi dagli intellettuali del piffero, “furbi storytellers, cattivi maestri e arlecchini del pensiero”, provocatori, catastrofisti, deformatori dell’opinione pubblica, il cui unico scopo è quello di avere un ruolo. Un manuale di fuga, con tanto di nomi, cognomi e tariffario (vedi alla voce Busi, che non ritira premi, né fa presentazioni per meno di 10mila euro). Polemico ma utile. Anche per gli addetti ai lavori.

La chicca

Adelphiana 1963-2013 (Adelphi)
“Mio caro Emmanuel, le auguro di prendere una cattiva strada”. Con queste parole, Eduard Veniaminovich Savenko, al secolo Eduard Limonov, ha salutato, dopo un’apparizione in una libreria anarcolibertaria e sconsiderate misture di grappa e vodka, Carrère. Lo svela lo stesso autore in un testo inedito inserito nell’Adelphiana, “pubblicazione permanente e sporadicamente visibile”, come spiega Roberto Calasso nell’introduzione. Nel 50esimo anniversario della casa editrice milanese, viene rispolverata la prima rivista del 1971 che conteneva testi inediti di grandi autori (da Bachmann a Wind), per raccontare, attraverso suggestioni, immagini, scritti inediti e non, epistole e articoli, gli oltre duemila titoli pubblicati in mezzo secolo. Imperdibile.

Sullo scaffale

I segnalati, di Giordano Tedoldi (Fazi editore)

“Prima che il caos regnasse tra Fulvia e me fu molto bello”. Inizia così il primo romanzo (del 2006 è la raccolta di racconti Io odio John Updike) di Tedoldi. Il caos di cui scrive è quello che scaturisce dopo l’incidente mortale del piccolo Ruggiero, di cui la Fulvia dell’incipit si sente colpevole. Da qui il protagonista, di cui non si conosce il nome ma solo la sua sconfinata passione per la musica classica, che vive un rapporto morboso con la donna, sprofonda in un abisso di perversione fatto di incontri bizzarri (l’inattesa, il suonatore di aulos, il compositore nazista). Un romanzo onirico, ossessivo, psicotico, privo di riguardi nei confronti della decadenza di una borghesia romana (anche se il paragone con Gli indifferenti di Moravia è eccessivo) simbolicamente rappresentata da un paio di All Stars rosse.

Digital Only

Scherzi del destino, di Alice Munro (Einaudi – Quanti)

“Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti”, lo dice Iacopo nel secondo atto di “Così è se vi pare”. La stessa commedia a cui Robin, giovane infermiera canadese, va ad assistere, indossando il vestito color pistacchio dell’anno prima, solo per rivedere Danilo giovane incontrato sempre ad un’opera shakesperiana. Una breve ma deliziosa commedia degli equivoci che ha il sapore delle opere del Bardo dell’Avon. Un gioiellino.

Francesca Colletti

Pubblicato il lunedì 4 novembre 2013 - 16:53
 
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