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Quella rapina al treno: Patagonia ciuf-ciuf

Quello dell’assalto al treno è un topos che potrebbe sembrare più adatto al cinema che alla letteratura. Un cinema che ha a che vedere con un genere, il western, che è soggetto a fortune alterne e che, in questi ultimi anni, vive un momento di buona popolarità grazie a pellicole come Il Grinta e Django-Unchainned. Ciononostante, nessuno vieta ad uno scrittore di imbattersi in questo genere e costruirci attorno uno dei più esilaranti, divertenti e ben costruiti romanzi che la letteratura argentina abbia sfornato negli ultimi anni: Patagonia ciuf-ciuf di Raúl Argemí.

L’improbabile nipote del celebre Butch Cassidy e l’ex autista di metropolitana a Buenos Aires Germán, detto Bairoletto, assaltano il treno La Trochita che nei suoi 400 km di tragitto attraversa una delle regioni più affascinanti dell’America del Sud, la Patagonia argentina. Il treno viaggia a velocità incredibilmente basse, fermandosi dove ce ne sia bisogno, senza un orario e trasportando per lo più allevatori, contadini e, all’occasione, turisti.

L’obiettivo dei due rapinatori è quello di liberare il fratello di Butch, Beto, che verrà trasportato sul treno da una sfigatissima guardia carceraria, e mettere le mani su un sacco pieno di soldi. Com’è logico il piano dei due rapinatori non va come dovrebbe. Tra i passeggeri ostaggi ci sono un commissario di polizia, Horacio Fourier Baigorria, un gruppo di turisti tedeschi con la loro guida interprete, Clara, una donna mapuche al nono mese di gravidanza e Lotti, una turista olandese che risveglierà gli appetiti di Bairoletto nel bel mezzo della rapina. Quello che succede dal momento in cui i due uomini salgono sul treno al momento in cui vi scendono rientra nella sfera dell’assurdo: il commissario Baigorria si rende complice dei due e organizza addirittura un banchetto a base di arrosto; la donna mapuche partorisce; Bairoletto finisce a fare grandi acrobazie sessuali con Lotti e diventa amico del macchinista russo, con il quale sente di condividere un mestiere; Butch inscena il rapimento di un senatore argentino con la complicità di tutti gli ostaggi e Pedro, il fuochista, si invaghisce della guida interprete dei turisti tedeschi che, da parte loro, trovano la rapina un interessante diversivo della loro vacanza. Il punto più alto di questa esilarante escalation è la partita di calcio organizzata durante una sosta tra i passeggeri argentini (compresi i rapinatori) e i turisti tedeschi (arbitro il commissario Fourier), in cui Beto, fino a quel punto perso nella sua follia, si trasforma in una sorta di Maradona della Patagonia e ribalta un risultato che sembrava compromettere le sorti della compagine di casa.

La comicità del romanzo viene interrotta solo nel finale, quando la morte del commissario Baigorria e quella di Butch riporteranno lettore e personaggi sul pianeta terra. Patagonia ciuf-ciuf è forse il più tarantinato dei romanzi pubblicati negli ultimi anni: comico ed esilarante, irriverente nei confronti dei cliché di un genere che spesso si prende troppo sul serio, ma allo stesso tempo metafora della vita dell’uomo che tra alti e bassi, risate e pianti, nasce su una radura argentina e va a morire dietro una curva della Patagonia, là dove il mondo finisce e più nessuno ti può venire a prendere.

a cura di Alessio Piras

Pubblicato il lunedì 15 aprile 2013 - 15:58
 
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