Capitolo 9B di Tony Musicco

M. guardò Martina con gli occhi spalancati, impressionato dalle sue ultime parole.
<<Non parli sul serio, vero?>>. Lo sguardo di lei si incattivì.
<<Si, invece>>
<<Ma cosa vorresti fare? Ucciderli, forse?>>
<<M., non capisci? Si tratta di noi o di loro. Non abbiamo scelta!>>
<<Ma sei impazzita? Ti rendi conto delle cose che dici? Io non voglio ammazzare nessuno>>. Lo sguardo deciso di Martina lasciò il posto ad uno dolce e compassionevole. La sua mano destra sulla guancia di M., carezzandola.
<<Mio dolce M. Sei così nobile e giusto, che non faresti del male neanche ai tuoi più mortali nemici. E non voglio che cambi. Io ti amo proprio per questo>>
<<Martina, io…>> M. non poté proseguire, vedendosi le labbra sigillate da quella stessa mano che lo stava deliziando sulla guancia.
<<Shhh. Non voglio che tu cambi. Ed è per questo che sarò io a farlo>>
<<A fare cosa?>>
<<Li eliminerò io>>. M. l’afferrò per le braccia.
<<Martina, per favore, torna in te. Ora stai esagerando. Non puoi macchiarti di una simile azione. Qualunque sia il motivo, non ne vale la pena>>. Lei gli si avvicinò con la faccia, come per gridargli nel cervello le sue ragioni.

<<Si che ne vale la pena! E’ in gioco la nostra felicità. Dobbiamo combattere per essere felici. Basta con questi perbenismi. Hai forse dimenticato che quei due hanno ucciso mio fratello, nonché il tuo più grande amico? E ora ce l’hanno con te, vogliono toglierti l’ultima possibilità di felicità per la tua vita. Non ti fanno rabbia? Non vuoi cancellare i loro visi sghignazzanti dalla faccia della terra?>>. M. si distaccò da lei e fissò lo sguardo per terra. Poi si portò le mani alla testa.

<<E’ tutto così pazzesco. Però…io…voglio…>> si girò di scatto verso Martina. <<Si, voglio farlo. Distruggiamoli>>. I due si abbracciarono. Poi si tirarono indietro per guardarsi l’uno negli occhi dell’altra. <<Ma come faremo?>>
<<Oltre ai soldi, mio fratello mi ha lasciato anche…>> Martina esitò nel terminare la frase.

<<Cosa?>>
<<…una pistola>>
<<Una pistola?>>
<<Si>>
<<Perché mai ti ha lasciato una pistola?>>
<<Non lo so. Forse intuiva che saremmo arrivati a questo punto e ha voluto che io fossi pronta>>
<<Dov’è?>> le chiese M. ,con tono deciso.
<<E’ a casa mia>>
<<Andiamo>>. I due ripreso a correre in direzione di casa di Martina. Mentre avanzavano, M. la guardava come se la vedesse per la prima volta. Da una creatura dolce e innocente come Martina non si sarebbe mai aspettato una decisione del genere. E questo lo faceva riflettere su quanto lei ci tenesse a lui e alla possibilità della costruzione di un futuro insieme.

Raggiunto il palazzo ove era situato l’appartamento, i due salirono velocemente le scale. Una volta davanti alla porta, Martina presa da agitazione, non riusciva a trovare il mazzo di chiavi per aprire.
<<Eppure le avevo messe qui>> si lamentava, mentre con la mano destra frugava nella borsa. D’un tratto tirò fuori la mano con il tanto bramato mazzo di chiavi. Dopo un paio di tentativi falliti, Martina riuscì a inserire la chiave nella serratura.

<<E’ in camera da letto!>> urlò, entrando per prima nell’appartamento. Arrivati alla stanza, lei si diresse verso un cofanetto rettangolare di legno posto sulla toeletta. <<Oddio, non c’è>>

<<Non c’è?>>
<<No>>
<<Ma sei sicura di averla messa lì?>>
<<Sicura>>
<<Forse l’avrai spostata>>
<<Ma no, no. Era qui>>. Martina si lasciò cadere sul letto. Poi si mise le mani sugli occhi lacrimanti. <<Oh no. Come faremo adesso?>>. M. le si sdraiò accanto e l’abbracciò.

<<Non fare così. Cerchiamola. Dev’essere qui da qualche parte>>. M. sentiva il materasso leggermente sollevato nel punto centrale. <<Un momento. E se tu l’avessi messa…>>. Non completò la frase. Fece alzare Martina dal letto e poi sollevò il materasso. La pistola era lì, che giaceva come una persona caduta in un coma.

<<Eccola. Che sbadata. Come ho fatto a dimenticarmi di averla spostata?>>.

<<Andiamo>>.

Presi da grande foga mista ad ansia profonda, i due lasciarono l’appartamento di corsa. M. di tanto in tanto tastava la sua tasca interna per accertarsi che il ferro fosse ancora lì. Ed ogni volta che ne sentiva la forma sotto la stoffa, gli ritornava alla mente la loro missione. “Stiamo per uccidere quei due” pensò. “Stiamo per togliere la vita a qualcuno”.

Una decina di minuti dopo, si ritrovarono di fronte al palazzo dell’ufficio, dal quale erano fuggiti poco prima.

<<Eccoci qua>> esordì Martina.
<<Già>>
<<Entriamo?>>
<<Stiamo davvero per farlo?>>

<<Se vogliamo liberare le nostre vite e il nostro amore, non abbiamo scelta. Basta con le esitazioni. Andiamo>>. Martina tirò per il braccio M. e i due entrarono.

Salirono le scale e si ritrovarono nel corridoio che culminava con la porta dell’ufficio nel quale l’amore di Martina era stato svelato. I due si presero per mano e cominciarono ad avanzare lentamente verso la porta. Gli sguardi fissi su quell’ingresso si alternavano ad incroci tra gli stessi, come per assicurarsi che l’altro fosse ancora lì. I pochi istanti di distanza che li dividevano dalla porta della verità divennero anni. Un lago di sangue, una camicia sporca di sangue, due corpi esanimi distesi sul pavimento in pose anomale, una canna di pistola ancora fumante e due braccia tese con la stessa tra le mani davanti ai suoi occhi: per un attimo, M. aveva cercato di correre oltre quegli istanti freddati, aveva cercato di superare l’attimo del varcamento di quella soglia, arrivando direttamente all’esito unico e possibile che vedeva per quella folle vicenda.

<<M.?>> Martina lo richiamò dal suo viaggio mentale. Al posto della pistola stretta tra le sue mani, gli apparve, come in un visione, la soglia bramata. <<Sei pronto?>>. Lui aumentò la stretta di mano su quella di Martina.

<<Facciamolo>>. M. chiuse gli occhi per qualche istante, mentre la sua mano, al buio della sua momentanea e volontaria cecità, si allungò verso la maniglia. Una volta toccata e girata, M. riaprì gli occhi. Spinse lentamente la porta e allungò il piede destro all’interno della stanza. Ad accoglierli, l’immagine di Poletti, in poltrona, girato verso la finestra, che parlava al telefonino. I due entrarono senza che lui se ne accorgesse. M. diede una veloce occhiata alla stanza, senza trovarvi il Signor D.

<<La situazione ci è sfuggita di mano>> diceva Poletti al suo interlocutore al telefono. <<Dobbiamo ritrovarli assolutamente. Ormai…>>

<<Non ce ne sarà bisogno!>> tuonò Martina, interrompendo la conversazione di Poletti che, al sentire quella sua frase, sussultò e fece ruotare la poltrona. Quando li vide lì, di fronte a lui, fece uno sguardo sbalordito, come incredulo di quella visione. Poi, un sorriso maligno arrivò a sopprimere quella sorpresa scritta sulla sua faccia.

<<Siete qui?>>
<<Si. Siamo qui per chiudere questa storia>>
<<Ah, davvero? E come pensate di chiuderla?>>

<<Con questa!>>. Martina infilò la mano nella giaccia di M, prima ancora che quest’ultimo potesse reagire, e tirò fuori la pistola. Il primo colpo partì, ma mancò il bersaglio, beccando il lato superiore destro della poltrona. Poletti, scosso dallo scoppio del colpo così ravvicinato, si gettò per terra.

<<Martina, calmati!>> le gridò M., guardandola sconvolto.

<<No! Basta parole, basta tutto! Poletti e D. devono morire. Vigliacco, tirati su e accogli il tuo destino da uomo>>. Poletti non diede ascolto alle ultime parole di Martina e si tenne sotto la scrivania. Allora, Martina corse attorno alla scrivania, e raggiunse Poletti, rannicchiato. <<Eccoti qui, codardo che non sei altro>> e gli puntò contro la pistola.

<<Aspetta! Ragioniamo da persone civili>>

<<Civili? Tu mi parli di civiltà? Tu che mi hai portato via mio fratello e che ora volevi anche privarmi  dell’uomo che amo più di ogni altra cosa. Tu non meriti riguardi, meriti soltanto di andare all’altro mondo>>

<<Martina, aspetta…>> intervenne M., sempre più sconvolto. <<Sei davvero sicura di quello che vuoi fare? Lo so che è per il nostro bene. Lo so! Ma levare la vita a qualcuno è sbagliato. Sempre. Anche se la persona che abbiamo di fronte è la più cattiva del mondo>>

<<Amore mio, sei così buono, generoso, puro. Ma tutto ciò non deve offuscarti la mente. Io devo ucciderlo>>

<<Oddio, possibile che non ci sia un’altra soluzione?>>

<<Dagli ascolto, Martina. Possiamo risolvere diversamente la situazione>> suggerì disperato Poletti, in ginocchio davanti a lei.

<<Ah si? E quale sarebbe?>>

<<Che tu molli la pistola…>>. Una voce estranea a quella dei presenti raggiunse Martina, che di scatto si voltò. <<…o l’unico ad andarsene all’altro mondo sarà il tuo amato>>. Il signor D. che teneva fermo M., con una pistola puntata alla sua tempia.

<<Lascialo!>> gridò Martina, continuando a puntare la pistola contro Poletti.
<<Abbassa la pistola e lo lascio>>
<<No. Abbassala prima tu>>
<<Non ti fidi di me? Secondo te, ucciderei mai la migliore vittima del mio progetto? Se lo facessi fuori, il divertimento finirebbe di già>>
<<Abbassala!>>
<<Ma se mi costringi, non avrò altra scelta>>
<<Non l’avrete vinta!>>. Fulmineamente, Martina fece ruotare il braccio verso D. e fece partire un colpo che mancò M. per pochi millimetri. All’improvviso, M. si vide libero dalla morsa del braccio che lo teneva bloccato e si sentì mancare la pressione dalle spalle. Immediatamente, si girò. D. era disteso per terra, con un buco sulla tempia destra che piangeva sangue.

<<Oddio>> esclamò M., con sguardo sconvolto.

<<Maledetta! Dammi questa pistola>>. M. si girò nuovamente e vide Poletti che cercava di disarmare Martina. M. fece per raggiungerli, quando il suono di un nuovo colpo di pistola riempì l’etere della stanza. M. s’arrestò di fronte all’immagine di Poletti che, lentamente, strisciando su Martina, s’accasciava per terra. Lei era paralizzata, con le braccia divaricate, la pistola nella mano destra e la giacca sporca di sangue. Gli occhi sconvolti. Era sul punto di esplodere. M. gli si avvicinò e la strinse prima che potesse scoppiare, levandole la pistola dalla mano. Lui s’aspettava una cascata di lacrime. Invece, gli arrivò un semplice “scappiamo”.

<<Come, scusa?>>
<<Corriamo via di qui. Sicuramente avranno sentito gli spari. Andiamo via>>
<<Si. Ok>> rispose frastornato M.

I due lasciarono velocemente la stanza. M. si guardava attorno disorientato. Si sentiva prigioniero di una strana sensazione. Il corridoio era vuoto. A quanto pare, gli spari non avevano attratto nessuno.

<<Strano>>bisbigliò M. Ad un certo punto, da un angolo sbucarono fuori tre impiegati che correvano.
<<Vi dico che sembravano degli spari…>> diceva uno.
<<Dall’ufficio del direttore?>> chiedeva un altro.
<<Si>>.

Una volta fuori dal palazzo, quella sensazione anomala strinse maggiormente M. Lo sguardo vagava, come in cerca di qualcosa. I due si fermarono in un vicolo cieco. Martina lo bacio. Poi, si staccò da lui e lo guardò negli occhi.

<<Amore mio, siamo liberi. Non ci resta che prendere i soldi che mi ha lasciato Franco e fuggire via per costruirci una nuova vita insieme>>

<<Martina, hai appena ammazzato due persone!>>

<<Amore, basta. Hai ragione, ma era necessario. E ora, per favore, cerchiamo di dimenticarci di questo e andiamo>>. M. non replicò e si fece tirare dalla mano di Martina. Mentre camminavano con passo elevato, M. fissava la nebbia che avvolgeva la città. Quel manto dal colore spento lo inquietava. Quella sensazione sembrava aver preso forma in quella nebbia, che se ne stava sospesa sulla città come intenta a celarla agli occhi del resto del mondo. “secondo te, ucciderei mai la migliore vittima del mio progetto?”. Le parole di D. gli tornarono all’improvviso alla mente. All’improvviso s’arrestò. Lo sguardo vago.

<<Amore? Cosa c’è?>> gli chiese Martina. M. prese a bisbigliare qualcosa di impercettibile. <<Cosa dici? Che c’è?>>
<<Troppo facile>>
<<Troppo facile?>>
<<Tutto troppo facile, semplice>>. A quell’affermazione, lo sguardo di Martina si fece serio.

<<Di cosa stai parlando, M.?>>. M. tirò fuori la pistola dalla sua giacca e se la portò alla testa. <<Amore, cosa fai?>>

<<Tutto troppo semplice>>. Chiuse gli occhi e lasciò partire il colpo.

<<Aaaahh!>>

<<M?>>. Una voce candida accompagnata da un leggero riverbero. <<M?>>. Un frastuono tamponato, come quando si tiene la testa sotto l’acqua. Lievi raggi di luce si fecero spazio nel buio.

<<M, sveglia. Poletti potrebbe vederti>>. Quel nome pronunciato divenne come un pugnale che squarciò il buio e fece arrivare la luce tutta insieme, come in una pioggia di raggi. Gli occhi erano aperti ora. Tutto intorno, l’ufficio. La sua testa appoggiata sulle sue braccia. E lei, accanto a sé: Martina. Ma non la Martina che aveva visto o credeva di aver visto fino a qualche istante prima. La vera Martina. <<Devi essere proprio stanco per essere crollato così>>.
<<Ma cos’è successo?>>

<<Ti stavo raccontando di questo signore che è venuto a cercati e che tu hai detto che potrebbe corrispondere al tuo ‘Signor D.’, quando ad un tratto, ti sei addormentato.>>

<<Ti ho parlato di D.?>>
<<Si>>
<<E non mi sono mosso per nulla di qui?>>
<<No>>. M. cominciò a sorridere. Poi, scoppiò in una folle risata.
<<Lo sapevo. Lo sapevo. Era troppo facile>>
<<Ma cosa?>>
<<D. L’incontro nell’ufficio, la storia della pistola…tutto un sogno, uno dei tanti>>
<<Ma di che stai parlando? Ancora la questione dei sogni di quel tizio?>>

<<Tutto un sogno. Anche il tuo am…>>. S’interruppe e la guardò. Se tutto quello che aveva vissuto sino ad allora era stato un sogno, allora anche la dichiarazione dei sentimenti di Martina era stata frutto della realtà onirica. Allora, le si avvicinò spostandosi con la sua sedia.

<<Ascolta, Marti. Vorrei chiederti…ehm…una cosa>>
<<Si, dimmi>>

<<Ti andrebbe di…venire a cena con me…questa sera?>>. All’improvviso, le guance di lei divennero color fragola. Abbassò lo sguardo, vinta dall’imbarazzo.

<<M, bè…io…non saprei…>>

<<Mi basta un si o un no>>. Allora, i suoi occhi si caricarono di determinazione e tornarono a fissare quelli di M.

<<Si, mi farebbe molto piacere venire a cena con te>>

<<Fantastico>> commentò lui, entusiasta. D’un tratto, si alzò dalla sedia. Prese un bicchiere e andò a versarsi da bere dal boccione vicino alla finestra. Mente sorseggiava, lanciò uno sguardo fuori e subito sputò via l’acqua che aveva ancora in bocca. Il signor D. era fermo sul marciapiede di fronte. M. gli lanciò uno sguardo furioso, D. invece lo guardò con sguardo di sconfitta. Fece su e giù con la testa, come in segno di accettazione per quello che M. aveva fatto. Poi, si mise il cappello e prese a camminare. M. lo seguì con gli occhi, ma dopo qualche passo sparì nel nulla. M. aveva capito come batterlo. Aveva capito che l’unico modo per non essere più la migliore vittima era vivere al meglio la sua vita, rendere la sua realtà all’altezza dei suoi sogni.

I suoi occhi incontrarono quelli di Martina, che lo guardava ancora accesa in volto dal suo invito. Il suo amore per lui lo si evinceva da quegli occhi innocenti. Ma stavolta, l’avrebbe scoperto e assaporato davvero, nella realtà. Lei era il raggio di sole che, finalmente, avrebbe portato il giorno nella sua vita e che lo avrebbe svegliato dal suo lungo sonno, e lo avrebbe reso pronto per vivere.

Pubblicato il lunedì 29 aprile 2013 - 15:07
 
Commenti (11) | 29.04.2013
Commenti
  1. Michele scrive:

    avvincente, ma dal finale morbido. davvero bello. complimenti

  2. NikoSax scrive:

    bel finale. bravo tony

  3. MARIO scrive:

    Bravo! Bravo! Che righi, che punteggiatura e che caratteri!! Un plauso va fatto sicuramente allo scrittore, che non mi pento di dire ” AUDACE”.

  4. Sante scrive:

    mi sembra il finale più azzeccato. faccio il tifo per te, tony

  5. Teresa scrive:

    Bel capitolo! Pieno di sfaccettature e di significato, davvero ben scritto e piacevole. Oltre ad essere appassionante. Complimenti davvero!

  6. Nicola Tedone scrive:

    finale carico di suspance. bravo

  7. Filomena scrive:

    finale fantastico. continua così, Tony!

  8. Zax scrive:

    Emozionante, bei dialoghi e soprattutto bel finale! Scrivi davvero bene! Complimenti.

  9. Luigi scrive:

    bel capitolo, tony. complimenti

  10. Luca scrive:

    Davvero un finale con i fiocchi! Per nulla scontato e mi sono emozionato a leggerlo! Bravo ! bRAVO! bRAVO !

  11. Giulia Madonna scrive:

    Carissimo Tony,
    ti faccio i miei complimenti per la vittoria, meritatissima!
    Non capisco perché non abbiano ancora pubblicato il resoconto delle votazioni per fare chiarezza e giustizia a te per la vittoria!
    Quel che conta, comunque, è che hai vinto ;-) )))

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