Capitolo 9 D di Carla Parolisi

Il piano di Martina è pura follia. Le ombre della notte fanno paura perché sembrano giganti e non riesci a scappare da loro , perché ti stanno appiccicate addosso, ma poi, accendi la luce e spariscono. Marco  pensa che Poletti e il Signor D. siano ombre della notte, qualcosa che torna sì dal passato, ma che non ha un nome. Puoi dare il nome che vuoi, dipende da te e dalla tua storia: rancori? Paure? Rimorsi? Sensi di colpa? In ogni caso, sono sentimenti negativi.

<<Hai mai provato ad eliminare delle ombre?>>, chiede Marco.

<<Impossibile>>

<<Beh, allora non è questa la soluzione. Proviamo ad accendere una luce dentro di noi; forse spariranno. Il dolore per la morte di Franco non si è ancora attutito, perché le cose che non ci spieghiamo, non ci fanno trovar pace. Quando ti danno una motivazione, ti acquieti sempre>>.

Martina lo avvolge stretto in un abbraccio e, decidono intanto, di tornare a casa.

Inizia a far freddo.  Martina si è dovuta alzare per andare a chiudere la porta: uno spiffero le impediva di non muovere una gamba e non stringersi nelle spalle.

Sono felici di stare insieme, ma  preoccupati  da quelle ombre giganti che escono dai loro occhi, si guardano davanti a due caffè bollenti.

<<La vita ha la capacità di sconvolgerci di continuo e noi, dobbiamo lasciare che ci sconvolga la mente ed il cuore; dobbiamo correrle incontro per abbracciarla, tenerla stretta senza mollare mai la presa, difendendo ciò che è nostro, asciugando lacrime amare e facendo sorrisi beati, dormendo sonni profondi nella più grande quiete e accettando notti insonni da pensare>>, affermò Martina.

Quella, è una di quelle notti insonni, ma la sorpresa per Marco, in quell’autunno di tormento, è trovarsi legato stretta stretta alla sua, un’altra anima e sentire che non gli manca più niente.

Martina, sa che quando non riesce a dormire, è costretta a pensare. Si è sempre chiesta perché le scorrono davanti persone e ricordi che pensava di aver rimosso o  persone che ti sembra assurdo ti siano venute in mente. Si è nel più totale silenzio, nel buoi più buio e non c’è altro da fare. Come in un vecchio cinema, la mente proietta i pensieri e noi siamo costretti a guardare un po’ per forza, ma a volte ci si addormenta prima di vedere la fine; tra un pensiero ed un altro, ci troviamo a dormire, proprio come accade davanti a un film che ci annoia perché già conosciamo il finale. Accade così anche a Marco.

Dormono di un sonno così profondo, da non sentire rumori. Quando si svegliano ,sono già le 12. Non sono andati a lavoro, ma la cosa più inquietante è che hanno fatto lo stesso sogno;  lo scoprono appena Marco inizia a raccontare il suo, ma Martina gli chiede di raccontarlo fino alla fine:

<< Stavo passeggiando su una spiaggia. Tutto intorno a  me era sereno. Il mare mi ha sempre messo tranquillità, ed era così anche quella volta. Avrò percorso circa due km, inspirando solitudine e brezza marina. Ad un tratto il sole si fa scuro e vedo il Signor D. venirmi incontro. Allora io inizio a correre nella direzione opposta e lui mi insegue. Non corre come me, ma molto più veloce. Io pensavo fosse distante, ma ad un tratto, sento afferrarmi la maglia. Cerco di divincolarmi, ma riesce a bloccarmi.

<< Caro Marco, hai capito tutto: io non sono che una proiezione della tua testa e di tutti quelli che, come te, vivono una situazione di disagio. Ora sei sereno e mi eliminerai senza accorgertene. Volevo solo presentarmi>>.

Io inizio a sudare, le gambe a tremare come foglie e i miei pensieri mi dicevano che la paura mi avrebbe lasciato morire lì, su quella spiaggia dove stava tornando il sole.  E’ in quel momento, invece, che lui, togliendosi il Borsalino, fa un lungo sospiro ed afferma:  sono il Signor Domani. Ora conosci il mio nome. Cosa dirti di più?  Io sono bravo a mescolare le carte, ma ora gioca bene quelle che hai in mano >>.

Marco fa un lungo respiro, poi conclude:

<< Prima di potergli rispondere qualsiasi cosa, è svanito nel nulla e… qualcosa mi dice che non lo rivedrò più >>.

Il sorriso di Martina, conferma  tutto. Insieme, finalmente, piangono di gioia e liberazione.

 

Pubblicato il lunedì 29 aprile 2013 - 15:13
 
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