Capitolo 8 B di Elena Simonetti

Appena usciti del grande edificio della sua sede lavorativa, il sole volgeva  al tramonto e una leggera brezza muoveva le foglie degli alberi,  M. si fermò e con un gesto liberatorio … respirò a pieni polmoni, quasi come se volesse assaporare aria pulita, cercando di scrollarsi di dosso  e dall’anima quella pesante respirata all’interno dell’ufficio di Poletti. Martina, che cercava di fermare con le mani i capelli che le venivano mossi dalla brezza, senza riuscirvi,…. con lo sguardo stravolto lo guardava: “Cosa si fa? Hai un’idea almeno di come uscire da questa situazione?” M. la guardò con tenerezza, con una luce diversa negli occhi e con un sentimento diverso nel cuore…: “Stai tranquilla, in un modo o nell’altro ne usciremo fuori… per il momento dobbiamo allontanarci, ho la netta impressione che quei viaggi onirici che il Signor D mi fa fare sono possibili perché lui è sempre nelle mie vicinanze…. Dobbiamo andare fuori città…. Vorrei portarti, se sei d’accordo, nella casa di campagna di mia nonna Tilde, ormai da quando lei non c’è più è chiusa e non ci ritorno molto volentieri perché mi provoca un vortice di ricordi e sensazioni molto tristi e allora… ma se ci vado con te è diverso… vuoi???” Martina annuì e si diressero verso la metro. Viaggiarono in silenzio, seduti l’uno vicina all’altro, entrambi immersi nei loro pensieri che riguardavano però lo stesso argomento.. cercare di districarsi in questa avventura che ormai stava prendendo una piega tale da rendere quasi impossibile una via di uscita…. Di fronte a loro due fidanzatini si stavano baciando… Martina li guardò con una punta di invidia, “Perché non capisci M…. – pensò-  perché non mi baci, cosa stai aspettando… ho bisogno di te adesso, come tu hai bisogno di me…” M. quasi come se stesse ascoltando le parole che Martina stava rimuginando nella sua mente, le prese le mani tra le sue, erano fredde ma riuscì a percepire il fremito che percorreva tutto il corpo di Martina, stava tremando, il contatto con il calore delle sue mani l’aveva fatta arrossire, “è vero – pensò M.-  aveva ragione quella canaglia di Poletti, Martina è innamorata di me…”, a quel punto, senza esitare più solo un secondo la baciò. Martina ricambiò con passione quel bacio. Si guardarono, e senza dire nulla la ragazza  si accoccolò nelle sue braccia e M. le accarezzò i capelli come si accarezza un cucciolo da proteggere. La Metro li portò alla Stazione di Milano Centrale, qui M. fece i biglietti per Rovato e arrivati a destinazione presero un autobus per il lago d’Iseo. La casa della nonna era appunto sul lago. Martina non credeva ai suoi occhi… Un casale con un immenso giardino era di fronte a lei…. Era proprio sul  lago… Una fitta nebbiolina avvolgeva tutto intorno le cose, creando un’atmosfera surreale… “e’ bellissimo qui” lei disse.

La mente di M. rapida andò ai giorni lontani, di quando ragazzino aveva giocato li dai nonni,  tornò repentinamente ai giorni più vicini e appena trascorsi e tutto gli sembrò così diverso, così innaturale. Non aveva più pensato a quei luoghi da quando anche nonna Tilde se n’era andata….

Prese dal portafogli la piccola chiave dorata, e avvicinandosi alla porta di legno l’aprì, accese la luce, era tutto rimasto così da quel giorno. Martina si diede subito da fare e andata sul retro prese della legna e incominciò ad attizzare il fuoco nel camino… “ è ottobre e sul lago fa più freddo che in città…. riscalderemo subito l’ambiente…. Intanto tu vedi se ci sono delle scatolette, ci prepariamo qualcosa da mangiare….” M. automaticamente aprì la dispensa, c’erano ancora molte provviste… “Nonna Tilde è sempre stata previdente”- pensò…. “Non si sa mai – diceva – se capiti qui all’improvviso, c’è sempre modo di farti fare uno spuntino…” .

Si sedettero sulle panche di legno, Martina aveva preparato la tavola accendendo anche delle candele, dietro le fiammelle danzanti M. guardava Martina con gli occhi lucidi: “Tu mi conosci da tempo ormai, sai che sono un misantropo, un solitario, odio le folla, le chiacchiere… Adesso con questa storia inverosimile di Poletti e “company” sono l’ultimo uomo al mondo che dovresti vedere … quindi capirò se vuoi tirarti indietro, …quel bacio l’ho voluto e desiderato… ma se..” Stai zitto” Martina con la mano gli tappò la bocca delicatamente e abbassandosi su di lui lo baciò nuovamente…. “Io lo volevo da tantissimo tempo quel bacio, sarò al tuo fianco, l’ho promesso a Franco nel mio sogno ricordi? Non mi sono mai tirata indietro nelle difficoltà e tu sai che entrambi ne abbiamo attraversate,,,, adesso dobbiamo fare un piano, e subito”.

La notte arrivò e li trovò insieme, nel letto con le lenzuola di pizzo della nonna… Si erano amati con passione, si erano voluti con tutti i loro sensi e poi, la stanchezza,  aveva preso il sopravvento e Martina si era addormentata mentre il sonno ad M. tardava ad arrivare… “ho dormito tanto senza volerlo veramente trascinato nelle braccia di Morfeo da quel losco figuro del Signor D che adesso non riesco più a farlo…. Ad un tratto la sua attenzione fu attirata da dei rumori appena sotto la finestra…. Qualcuno si stava aggirando attorno al casale…. M. prese l’attizzatoio del camino e si avvicinò alla porta…. Aprì il chiavistello e spalancò la porta…. Un forza improvvisa lo fece cadere all’indietro… e subito si sentì il viso umido, un cane era sopra di lui e lo stava leccando… “Lapooooooooo”… Era Lapo, il suo cane, il golden retriever che era scappato da Milano….”Non ci posso credere, sei vivo, sei qui, sei tornato… Oh Lapo, come mi sei mancato”…… Martina si era svegliata ed era corsa in cucina a vedere quella scena commovente… Lapo era smagrito, ma non aveva perso la sua verve …. Aveva fatto chilometri, si era ricordato di quando, nei fine settimana, M. lo portava al lago a trovare la nonna….Martina gli diede subito una tazza d’acqua fresca ed  quel po’ di cena avanzata…. Lo spazzolarono, lo ripulirono alla meglio e ritornarono a letto, ai loro piedi Lapo,  era sprofondato in un sonno ristoratore, felice finalmente di aver ritrovato il suo padrone.

Era l’alba M. si svegliò con la brutta sensazione che qualcuno lo stesse osservando, “Ah sei tu birbante…. Andiamo fuori usciamo…..Lasciamo dormire ancora un po’ Martina… Appena aprì l’uscio M. si ritrovò d’avanti una scena  straordinaria… l’alba sul lago d’Iseo….  Stormi di  uccelli cantavano festosi sugli alberi salutando il sole che saliva piano, sugli steli di canna più alti la cannaiola lanciava il suo inconfondibile canto, e sullo specchio d’acqua antistante al Casale un germano reale e uno svasso maggiore, portavano a spasso la loro prole, indisturbati data l’ora…. M. lanciò un bastoncino a Lapo che contento glielo riportava pronto a rifarlo ancora, M. era felice.. per un momento aveva dimenticato tutto… poi come una scintilla ci accese in lui il brivido del ricordo, il brivido di quel fattaccio che aveva sconvolto la sua vita…. “Devo uscire subito da questa situazione…” Ad un tratto, guardando Lapo riportare il bastoncino, M.  ebbe un’illuminazione… “Adesso so’ cosa devo fare per mettere definitivamente la parola fine a questa storia”…

 

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:11
 
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