Archivi del mese: marzo 2013

scrittura_collettiva

VIII capitolo di #scritturacollettiva: the winner is…

Buon giorno a tutti,
come già lanciato su twitter, Luca Regis è il vincitore dell’ottavo capitolo di #scrittura collettiva, scelto dalla giuria all’unanimità. Complimenti a Luca che ha partecipato insieme a noi alla stesura del libro e che è sempre riuscito a proporre ottimi risvolti per ogni capitolo passato. Ora siamo al gran finale, manca un capitolo, il capitolo di chiusura e qui abbiamo bisogno di tutti voi perchè il finale è sempre il più atteso! chi di voi saprà stupirci più di quanto non abbia già fatto in questi mesi passati insieme?

Carla Parolisi - 59 like (1 voto E. Simonetti)
Elena Simonetti - 4 like (2 voti L.Barbangelo / L.Regis)
Luca Regis- 7 like ( 1 voto C. Parolisi)
Laura Barbangelo – 3 like (0 voti))

Avete tempo da oggi fino al 22 aprile per scrivere il nono e ultimo capitolo di #scritturacollettiva

Vi aspettiamo!

 

Pubblicato il venerdì 22 marzo 2013 - 17:13
 
Commenti (3) | 22.03.2013
tiqui

Contro il tiqui taca

L’ortodossia è la conformità a un sistema di idee. L’ortodosso accetta integralmente la dottrina, è aderente a dogmi indiscutibili. «Ortodosso» deriva dal greco orthòdoxos, retta opinione. Chi rimane fedele ai principi dell’ortodossia, secondo la dottrina, è sulla strada giusta. L’eterodosso, invece, segue opinioni diverse da quelle comunemente accettate. Mette in discussione l’ortodossia. Galileo e Giordano Bruno erano eterodossi. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 22 marzo 2013 - 15:27
 
Lascia un commento | 22.03.2013
logo_ristorie

Vince Ristorie…

Siamo giunti al termine di questo bellissimo esperimento di scrittura gastronomico-creativa di 24Letture in collaborazione con respOpolis. Il mio grazie a tutti voi che vi siete messi in gioco e siete riusciti ad emozionarci con storie originali, coinvolgenti e ben scritte. Il nostro viaggio non finisce qui e l’augurio è quello di rivedervi fra le nostre pagine, nella prossima puntata.

Si aggiudica la prima edizione di Ristorie, con voto all’unanimità della giuria:

Il litigio piu bello di Francesca Colletti

 

Votazioni:

I 5 finalisti:

1)      Il Briccone
2)      Il litigio piu bello
3)      La donna sul menù
4)      La scatola di latta rossa
5)      La menzogna è un piatto che va servito caldo

 

1 Papa was a rolling stone – 105 voti facebook (0 voti )
2. La scatola di latta rossa – 255 voti facebook (1 voto da R.Amoroso)
3. Asfodelo – 82 voti facebook (2 voti da E.Rigamonti / M.G.Naccarato)
4. La menzogna è un piatto che va servito caldo – 248 voti facebook (1 voto da J.Tamos)
5. Emir e Charlie – 62 voti facebook (0 voti)
6. I mondeghili laureati – 57 voti facebook (1 voto da E.Simonetti)
7. La donna sul menù – 129 voti facebook (1 voto da F.Colletti)
8. Inferno – 6 voti facebook (1 voto da V.Ternullo)
9. Il Briccone – 97 voti facebook (3 voti da M.Tramontano / M.Donna / A.Jommi)
10. Il litigio più bello – 211 voti facebook (1 voto da R.Marchesi)
11. Quella finestra sul Naviglio – 241 voti facebook (0 voti)

 

Pubblicato il venerdì 15 marzo 2013 - 16:24
 
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cover-epub

In Germania l’editoria digitale avanza e le App per i bambini di domani

La vetrina di una libreria può essere un trampolino di lancio per supportare le campagne promozionali digitali http://bit.ly/XZBATR

In Germania, l’editoria digitale supera quella cartacea http://bit.ly/XZKEIr

Le nuove frontiere del romanzo digitale http://bit.ly/XVzgNG

Il social reading è il futuro. Forse no http://bit.ly/XUkruB

Come si progettano le App per i bambini di domani http://bit.ly/XZLXXL

Il primo libro ad essere scritto con la macchina da scrivere è stato “Vita sul Mississippi” di Mark Twain, ma qual è il primo ad essere stato scritto con word processor?  http://bit.ly/Zl2id0

Pubblicato il martedì 12 marzo 2013 - 19:11
 
Lascia un commento | 12.03.2013
5libriin5righe

Le donne ferite a morte, i racconti neri e la rinuncia del Papa

La novità #1 Racconti neri, di Marco Vichi (Guanda)

Nella vita di ogni giorno succede che improvvisamente qualche meccanismo s’inceppa, e tutto diventa assurdità, follia, orrore. In tredici racconti Marco Vichi narra le quotidiane terribili vicende di uomini e donne, come quella del transessuale Maria che racconta la sua tremenda vita a un magistrato o la storia di Anselmo Caputo la cui esistenza viene stravolta dopo uno strano incidente. Oppure la misera storia di un padre che teme l’omosessualità del figlio adolescente. Tredici racconti che faranno rizzare la pelle per la loro inquietante normalità.

 

La novità #2 Ferite a morte, di Serena Dandini (Rizzoli Controtempo)

Si chiamano Maria, uccisa per delitto d’onore, Ofelia, affogata in un fiume, o semplicemente non hanno nome, ma sono donne lapidate, o signore della buona borghesia fatte uccidere da sicari, bambine chiuse in bordelli di Dacca costrette a ingurgitare pillole per mucche, per crescere in fretta e mettere su un po’ di carne. O strangolate con un paio di mutandine di pizzo, oppure una delle tante donne di Juàrez, cittadina di frontiera del Messico dove da vent’anni centinaia di donne vengono rapite, stuprate e uccise. Un libro che è nato come evento teatrale portato in giro per l’Italia per dare voce a chi ha parlato poco e a chi non è mai stata ascoltata, per dare forza a chi è ancora in silenzio.

 

La chicca Opera d’arco, di Tony Saccucci (Edizioni Estemporanee)

Sulla Terra si parlano oltre settemila idiomi, mille di questi, sono sull’orlo dell’oblio, i pochi custodi di queste microlingue continuano a morire, e con essi muoiono vocaboli, modi di dire, identità. Ma Tony Saccucci, con un italiano crudo e arricchito di incisi dialettali, ricostruire la storia di undici ragazzi, che seguono il codice della montagna, alle prese con un fattaccio che cambierà la loro vita. Un romanzo breve che per ricordarsi che, come diceva De Andrè, il dialetto serve a reinventare la lingua nazionale.

 

Dallo scaffale Innamoramenti, di Esther Freud (Voland)

L’educazione sentimentale della diciassettenne inglese Lara in occasione del viaggio estivo nella campagna toscana con il padre Lambert e l’amica di lui, Caroline. Nonostante qualche cliché narrativo (l’assenza del padre, l’inimicizia con Caroline e il rapporto quasi morboso con la madre), quello scritto dalla figlia del noto pittore Lucian e pronipote del padre della psicanalisi, non deve essere definito come un semplice romanzo di formazione, bensì una storia che trasuda sessualità. Da scoprire.

 

Digital Only La rinunciaAA.VV. (La Stampa/40K)

Esce in tre lingue (italiano, francese e spagnolo), l’ebook scritto a più mani dai vaticanisti de La Stampa e del canale specializzato Vatican Insider. Nel giorno in cui inizia il Conclave, un ebook utile per capire il sorprendente passo indietro di Benedetto XVI con uno sguardo internazionale sui motivi che hanno spinto Ratzinger a lasciare la soglia pontificia, le reazioni, le analisi e gli scenari futuri e le sfide del papato.

Pubblicato il martedì 12 marzo 2013 - 19:01
 
Lascia un commento | 12.03.2013
sciascia

Opere di Sciascia

Presentato a Palermo lo scorso novembre nel suggestivo castello Utveggio, il primo volume delle Opere di Leonardo Sciascia, curato da Paolo Squillacioti e pubblicato da Adelphi grazie al prezioso lavoro degli Amici di Leonardo Sciascia, raccoglie tutta la narrativa, il teatro e la poesia dello scrittore di Racalmuto. Chi è appassionato delle pubblicazioni che riuniscono i testi di un singolo autore non rimarrà deluso. Il tomo di oltre 2000 pagine è aperto da una bella presentazione del curatore che racconta uno Sciascia per certi versi inedito, ricostruendone la storia editoriale. Continua a leggere »

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 16:03
 
Lascia un commento | 7.03.2013
scrittura_collettiva

Via alla votazione dell’ottavo capitolo di #scritturacollettiva

Manca veramente poco alla fine della nostra avventura! Siete pronti a votare l’ottavo capitolo in gara? Di seguito i capitoli che hanno partecipato questo mese. Come sapete, il meccanismo di votazione prevederà tre componenti: voti interni (quelli dei concorrenti), voti esterni (quelli provenienti da fb) e la giuria di 24letture.
Come sempre, per votare dovete mettere un like sul capitolo che preferite, potete votarne più di uno, farà fede il numero totale pervenuto entro il 14 marzo 2013.

  1. Capitolo 8 A di Carla Parolisi
  2. Capitolo 8 B di Elena Simonetti
  3. Capitolo 8 C di Luca Regis
  4. Capitolo 8 D di Laura Barbangelo

Invitiamo i partecipanti alla stesura dell’ottavo capitolo, a votare uno dei capitoli in gara dei colleghi, utilizzando il form che trovate qui sotto. La votazione sarà resa pubblica e concorrerà alla scelta del capitolo vincitore insieme ai like di Facebook e al voto della giuria di 24letture.

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Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:22
 
Commenti (11) | 7.03.2013

Capitolo 8 D di Laura Barbangelo

Quando furono in strada, la tensione che li aveva colti poco prima si era pian piano allentata, ma negli istanti che seguirono accadde qualcosa di veramente inspiegabile: Martina con gli occhi sbarrati con un misto di commozione e stupore disse a Marco di vedere davanti a sé l’immagine dell’adorato fratello, nell’atto di protendersi verso di lei per accoglierla nel suo rassicurante abbraccio. Quanto tempo era trascorso dall’ultima volta che lo aveva visto con il suo immancabile buonumore e adesso era lì, era tornato per lei! “Franco, fratello caro! Finalmente sei qui e posso riabbracciarti dopo tanto tempo!” fece Martina con una luce raggiante negli occhi, muovendo piccoli esitanti passi, quasi ipnotizzata da quella visione. Marco non era del tutto convinto. Anche a lui era apparso Franco che aveva cercato di metterlo in guardia dalle pericolose intenzioni di quell’essere misterioso. Eppure c’era qualcosa di veramente strano nell’atteggiamento di Martina e nel suo sguardo, che appariva assente, sotto l’effetto ipnotico di un non so che di prodigioso, impossibile a spiegarsi a parole. La chiamò più volte, ma Martina sembrava non accorgersi più di lui, invocando con tono delirante il suo caro fratello. Marco capì subito che la ragazza era succube di un inganno ordito da D. e, senza esitazione, la raggiunse, afferrandola per un braccio e facendola voltare verso di sé. “Martina svegliati! Quello non è Franco! E’ l’ennesimo tranello di quell’essere diabolico. Svegliati ti prego!” Marco era trepidante d’ansia, al solo pensiero che D. avesse potuto coinvolgere anche la sua dolce amica in questo assurdo gioco di sogni scambiati per realtà. “Martina…” le parole gli morirono in gola, nell’istante stesso in cui la ragazza, tentando di ridestarsi e tornare in sé, si abbandonò tra la sue braccia, che la sostennero saldamente, come ad impedirle di finire nel precipizio di una nuova illusione. Il tempo…quello che avevano stupidamente pensato di barattare con D. in cambio di sogni sembrava essersi fermato, tenendo le loro vite sospese a galleggiare nell’aria come un battito d’ali, che si perdeva nell’infinito azzurro del cielo, al di là dell’orizzonte dei loro sentimenti.

Marco guardò rapito la delicata rosea bocca di Martina, esplorandone i contorni perfetti e ben disegnati. Con il pollice le accarezzò piano, dolcemente, il labbro inferiore e a quella sensazione così intensa, che si trasmise al suo corpo fino alle porte del cuore, pensò quanto avrebbe voluto posare un leggero, lungo bacio su quel labbro di rosea seta e di candida sensualità. Soltanto adesso capiva tutto. Soltanto adesso vedeva lei, solo lei, sotto la nuova luce delle emozioni. Come un principe che con un bacio risveglia la bella addormentata dall’incantesimo, Marco avvicinò teneramente il proprio viso a quello di lei, respirando il profumo dei suoi morbidi capelli, ma il dolce sapore di quel momento svanì presto. Non appena ebbe dischiuso le sue labbra per incontrare quelle di Martina, improvvisamente si aprì un bagliore sopra di loro, inghiottendo nel suo manto di luce la ragazza. Di Martina non c’era più traccia. Ebbe appena il tempo di riprendersi dalla scioccante sparizione di Martina, che di nuovo il cono di luce tornò e lo investì prepotentemente, trascinandolo via con forza inaudita in un abisso senza tempo. Marco sentì il flebile suono della voce di Martina che gli chiedeva aiuto e lottò con tutte le sue forze, prima di farsi scivolare nell’abbraccio di quel vortice infinito. Sentì il suo corpo galleggiare nell’aria, come tenuto in sospeso da tanti invisibili fili e, con il nome di Martina sulle labbra, vide nuovamente sfilare nella mente le immagini sbiadite dei suoi momenti spensierati insieme a Franco e dei tanti trascorsi nella casa al mare di sua nonna Tilde durante le vacanze estive. Poi tutto improvvisamente tacque intorno a lui. Il silenzio era padrone di ogni attimo o sensazione, anche la più insignificante. Persino lo stesso battito del suo cuore sembrava quasi timoroso di turbare quel muro di silenzio. Forse era davvero la fine, forse D. era riuscito nel suo intento e i suoi ultimi anni di vita si erano sbriciolati. Forse non restava altro che abbandonarsi al silenzio e a quella sensazione di vuoto intorno, dove i rumori ora tacevano e non si sentiva più alcun dolore. Ma non era ancora finita. Quando Marco tornò in sé, si accorse di non essere più sospeso in aria: era disteso a terra e con i muscoli che gli dolevano cercò lentamente di mettersi seduto per poi tentare di rialzarsi.  “Ma… dove mi trovo?” si chiese incredulo, non riconoscendo il luogo in cui si trovava. A fatica riusciva ad aprire gli occhi, segnati da un’infinita stanchezza che chissà da quale angolo remoto della sua esistenza proveniva. Quando li ebbe riaperti, indicibile fu lo stupore provato di fronte a ciò che si offriva alla sua vista: era all’aperto, in un prato ammantato di un sottile strato di neve, attorno a lui una leggera nebbia era un velo trasparente posato sugli alberi e su una siepe di fiori d’ortensia, al di là della quale poteva solo immaginare di vedere cosa fosse celato, visto che per la sua altezza impediva agli occhi di spingere oltre la loro curiosità.

Soffiava un vento gelido e Marco fu scosso dai brividi, che non sapeva se dovuti a quel rigido clima o alla paura che come un freddo metallo teneva prigioniero il suo cuore. “Un altro trucchetto di quell’essere infame, accidenti!” ringhiò Marco con una rabbia indomita, che ebbe quasi il potere di attenuare quella sensazione di freddo intensa, divenuta insopportabile. Nel frattempo si era mosso e procedeva lentamente, attraversando con cautela il prato incanutito e guardandosi di tanto in tanto intorno, pensando di scorgere qualcuno. O lui. Doveva essere il freddo che mordeva il corpo come l’animo, oppure la stanchezza degli anni persi con il sogno, che Marco sentì nuovamente gli occhi appesantirsi e non potè fare in tempo a maledire D., artefice di quel perenne inganno: pur con gli occhi chiusi, sentiva le sue gambe continuare il loro cammino lento, costante, regolare sotto il controllo di un’altra mente, che non era la sua. Il fragore di un tuono gli esplose in petto e Marco aprì di scatto gli occhi: ora era fermo e si trovava in una stanza vuota, avvolta da un sipario d’ombra nella quella riuscì ad intravedere un uscio davanti a sé. Forse il ponte tra ciò che stava sognando e la vita vera che non stava più vivendo? “Puoi varcare quella porta se vuoi” riconobbe la voce alle sue spalle. Era quella del Signor D., come sempre pacata e misurata da risultare alle sue orecchie fastidiosamente irritante “Sappi che la tua decisione avrà necessariamente delle conseguenze sulla vita di alcune persone a te più care. Se scegli di oltrepassare la porta che hai di fronte, abbandonerai per sempre questo progetto e sarai libero di riprenderti la tua insignificante vita di sempre. Ma a qualcun altro toccherà una sorte peggiore e sai benissimo a chi mi riferisco: proprio alla tua  amica  Martina. Rimarrà per sempre intrappolata qui, in questa non-dimensione, a vagare tra stanze, corridoi e a oltrepassare infinite porte. A meno che tu non decida di rimanere e di continuare a regalarmi il tuo tempo”. Marco aveva di fronte a sé la decisione più difficile della sua vita: non si trattava solo di decidere se salvare se stesso o Martina, che chissà in quale angolo del sogno era nascosta, su questo non aveva alcun dubbio, ma di escogitare qualcosa  e in fretta per ritrovare la ragazza e per interrompere definitivamente quella spirale di incubo e paura in cui troppe persone erano misteriosamente finite.

 

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:13
 
Lascia un commento | 7.03.2013

Capitolo 8 C di Luca Regis

M. e Martina lasciarono l’ufficio mano nella mano. Si diressero a rotta di collo giù per le scale ed uscirono in strada di gran carriera, incuranti degli sguardi dei colleghi e degli altri presenti nell’edificio che li stavano già giudicando come due ladri in fuga.

La nebbia si stava nuovamente addensando, preparandosi ad avvolgere la città per la sera. La fioca luce naturale del sole stava scemando rapidamente, per lasciare il posto alle tenebre.

I due ragazzi corsero a perdifiato per qualche isolato, prima di fermarsi a rifiatare e soprattutto a ragionare.

E adesso che facciamo? Dove andiamo? Erano le domande che perversavano nella testa di entrambi, ma nessuno dei due osava pronunciarle. Si limitarono a guardarsi fissi negli occhi, ansimando per la corsa e per la paura, ma provando una strana energia, una sorta di forza l’uno nello sguardo dell’altra.

Fu M. a rompere per primo quel silenzio: “Adesso so cos’è successo a Franco…” Disse, ma Martina gli appoggiò delicatamente un dito sulle labbra, ad impedirgli di continuare quella frase.

“Lo so, lo so.” Gli disse con sguardo compassionevole. “Ho sentito tutto quello che vi siete detti in quella stanza.”

Tutto? Pensò M., richiamando alla memoria il maggiori numero di dettagli possibili di quella conversazione. “Ma allora…” incominciò a dire, ma come al solito non dovette finire la frase per lasciar intendere al suo interlocutore a cosa stava per riferirsi.

Martina sorrise timidamente, arrossendo. “Si M., è proprio vero, sono innamorata di te, e ora che lo sai…” Abbassò lo sguardo, senza proseguire la frase.

M. la afferrò con decisione alle spalle e la tirò verso di sé. Poi l’abbracciò forte. Sentì la testa di Martina appoggiarsi alla sua spalla, mentre ricambiava l’abbraccio. Restarono immobili per qualche secondo, stretti l’una nelle braccia dell’altro, e in quei pochi attimi entrambi sentirono addosso una forte energia, carica di passione, carica di amore, che diede loro speranza.

Martina si staccò leggermente dal corpo di M. e lo guardò fisso negli occhi; quegli occhi scuri e profondi, tristi e smarriti.

M. le fece lentamente scivolare le mani dalla schiena alle spalle, poi al collo e poi delicatamente si chinò per baciarla sulla bocca. Martina ricambiò quel bacio, che desiderava da parecchi anni.

Tutto attorno a loro tornò ad essere immobile. Le ultime foglie ingiallite, ancora attaccate agli alberi del viale in cui si trovavano, che lentamente si staccavano per raggiungere la terra e morire, si fermarono a mezz’aria, ad ammirare quel bacio di passione e compassione scambiato da due nuovi amanti, consapevoli che i loro sentimenti, per troppo tempo rimasti celati, erano finalmente usciti allo scoperto. Nessun rumore disturbava quel loro attimo di intimità; la città e il suo caos erano lontani, seppur tutto intorno a loro.

Passarono i minuti, o forse le ore, prima che le loro bocche si staccassero e i loro sguardi tornassero ad incrociarsi. Dapprima entrambi provarono un poco di imbarazzo, ma lo spazzarono subito via regalandosi vicendevolmente un dolce sorriso, che racchiudeva in sé tutto quando avrebbero voluto dirsi ma non sarebbero riusciti a fare.

Le foglie ripresero la loro inesorabile caduta verso il cupo e triste asfalto. I clacson e il rumore dei motori delle auto che affollavano tutte le strade in quell’ora di punta a fine giornata, tornarono a farsi udire dalle loro orecchie. E la domanda iniziale che entrambi avevano in mente, si materializzò sotto forma di frase pronunciata per mezzo della bocca di M.: “E adesso che facciamo?”

Martina non lasciò in sospeso quella domanda, e la risposta le uscì di getto quasi se la fosse già precedentemente preparata. “Partiamo! Andiamocene da qui, da questa città, da questa gente!”

L’Amore…quell’Amore che guida i popoli, che fa cessare le guerre, che spinge milioni di persone a prendersi cura di altri meno fortunati. Quell’Amore che è in grado di farti prendere decisioni su due piedi, senza rifletterci su troppo, perché sai che se è l’Amore che ti guida allora la decisione non può che essere quella corretta.

L’Amor che move il sole e l’altre stelle, lo definì il Sommo Poeta.

Ma la mente razionale di M. non riesce a tralasciare le piccole inezie della vita quotidiana, e di fronte alla grande avventura che gli si sta presentando, frappone i piccoli dettagli materiali. “Non posso partire con te Martina, mi dispiace…” M. abbassò lo sguardo a terra, a fissare lo stesso punto che aveva già incontrato lo sguardo di Martina poco prima, quando gli aveva confessato il suo Amore. “Purtroppo non ho un soldo e non ho neppure niente da vendermi per racimolare un poco di denaro. In questo momento non ho nemmeno i soldi per pagarmi un caffè al bar, figurati pensare di partire.”

Lo sguardo sconsolato di M. lasciò il grigio marciapiede e ritornò sul viso di Martina, ma contrariamente a quanto si aspettava la vide sorridere. “Non devi preoccuparti per questo. I soldi ce li ho io e…”

M. non la lasciò nemmeno terminare la frase, cercando di dirle che non avrebbe potuto accettare che lei, che come lui viveva del solo stipendio da impiegata precaria, si sobbarcasse una simile spesa, ma Martina proseguì decisa. “Io ho un piccolo patrimonio da parte M.. Non sarà sufficiente per vivere di rendita fino alla vecchiaia, ma ci può permettere di andarcene da qui agevolmente e ricominciare una nuova vita da qualche altra parte.” Prima che M. potesse obiettare nuovamente, Martina aggiunse. “Questi soldi sono un regalo di Franco, chiamiamolo così. Qualche mese prima di morire, stipulò un’assicurazione sulla vita, rendendomi unica beneficiaria del premio. Io all’ora non capivo perché volesse fare una cosa del genere, e perché avesse così tanta fretta di sottoscrivere quella polizza. Soprattutto perché lo trovai abbastanza prematuro data la sua giovane età e la sua salute di ferro, ma ora mi è tutto chiaro. Fatto sta che poco dopo la sua morte ricevetti quei soldi, ma non li ho mai toccati, anche perché mi rifiutavo di farlo per via dell’affetto che mi legava a mio fratello. Ma ora è giunto il momento di riscuotere: sono certa che è quello che anche Franco vorrebbe.”

A quelle parole e a quella risolutezza M. non seppe replicare, se non con un secondo problema. “D’accordo allora, partiamo pure: ma dove andiamo? Anche se scappassimo fino in Nuova Zelanda, presto o tardi il Sig. D. o Poletti o qualcun altro dei suoi accoliti ci troveranno per perseguire il loro perverso piano, e allora saremo nuovamente da punto a capo. Non c’è via di scampo in questa dimensione, in questo mondo che noi conosciamo e che loro conoscono meglio di noi.”

Un sorriso sardonico si dipinse sulle rosse labbra carnose di Martina, e strizzandogli l’occhio rispose a M.. “Allora non ci resta molto da fare se non eliminarli prima noi.”

 

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:12
 
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Capitolo 8 B di Elena Simonetti

Appena usciti del grande edificio della sua sede lavorativa, il sole volgeva  al tramonto e una leggera brezza muoveva le foglie degli alberi,  M. si fermò e con un gesto liberatorio … respirò a pieni polmoni, quasi come se volesse assaporare aria pulita, cercando di scrollarsi di dosso  e dall’anima quella pesante respirata all’interno dell’ufficio di Poletti. Martina, che cercava di fermare con le mani i capelli che le venivano mossi dalla brezza, senza riuscirvi,…. con lo sguardo stravolto lo guardava: “Cosa si fa? Hai un’idea almeno di come uscire da questa situazione?” M. la guardò con tenerezza, con una luce diversa negli occhi e con un sentimento diverso nel cuore…: “Stai tranquilla, in un modo o nell’altro ne usciremo fuori… per il momento dobbiamo allontanarci, ho la netta impressione che quei viaggi onirici che il Signor D mi fa fare sono possibili perché lui è sempre nelle mie vicinanze…. Dobbiamo andare fuori città…. Vorrei portarti, se sei d’accordo, nella casa di campagna di mia nonna Tilde, ormai da quando lei non c’è più è chiusa e non ci ritorno molto volentieri perché mi provoca un vortice di ricordi e sensazioni molto tristi e allora… ma se ci vado con te è diverso… vuoi???” Martina annuì e si diressero verso la metro. Viaggiarono in silenzio, seduti l’uno vicina all’altro, entrambi immersi nei loro pensieri che riguardavano però lo stesso argomento.. cercare di districarsi in questa avventura che ormai stava prendendo una piega tale da rendere quasi impossibile una via di uscita…. Di fronte a loro due fidanzatini si stavano baciando… Martina li guardò con una punta di invidia, “Perché non capisci M…. – pensò-  perché non mi baci, cosa stai aspettando… ho bisogno di te adesso, come tu hai bisogno di me…” M. quasi come se stesse ascoltando le parole che Martina stava rimuginando nella sua mente, le prese le mani tra le sue, erano fredde ma riuscì a percepire il fremito che percorreva tutto il corpo di Martina, stava tremando, il contatto con il calore delle sue mani l’aveva fatta arrossire, “è vero – pensò M.-  aveva ragione quella canaglia di Poletti, Martina è innamorata di me…”, a quel punto, senza esitare più solo un secondo la baciò. Martina ricambiò con passione quel bacio. Si guardarono, e senza dire nulla la ragazza  si accoccolò nelle sue braccia e M. le accarezzò i capelli come si accarezza un cucciolo da proteggere. La Metro li portò alla Stazione di Milano Centrale, qui M. fece i biglietti per Rovato e arrivati a destinazione presero un autobus per il lago d’Iseo. La casa della nonna era appunto sul lago. Martina non credeva ai suoi occhi… Un casale con un immenso giardino era di fronte a lei…. Era proprio sul  lago… Una fitta nebbiolina avvolgeva tutto intorno le cose, creando un’atmosfera surreale… “e’ bellissimo qui” lei disse.

La mente di M. rapida andò ai giorni lontani, di quando ragazzino aveva giocato li dai nonni,  tornò repentinamente ai giorni più vicini e appena trascorsi e tutto gli sembrò così diverso, così innaturale. Non aveva più pensato a quei luoghi da quando anche nonna Tilde se n’era andata….

Prese dal portafogli la piccola chiave dorata, e avvicinandosi alla porta di legno l’aprì, accese la luce, era tutto rimasto così da quel giorno. Martina si diede subito da fare e andata sul retro prese della legna e incominciò ad attizzare il fuoco nel camino… “ è ottobre e sul lago fa più freddo che in città…. riscalderemo subito l’ambiente…. Intanto tu vedi se ci sono delle scatolette, ci prepariamo qualcosa da mangiare….” M. automaticamente aprì la dispensa, c’erano ancora molte provviste… “Nonna Tilde è sempre stata previdente”- pensò…. “Non si sa mai – diceva – se capiti qui all’improvviso, c’è sempre modo di farti fare uno spuntino…” .

Si sedettero sulle panche di legno, Martina aveva preparato la tavola accendendo anche delle candele, dietro le fiammelle danzanti M. guardava Martina con gli occhi lucidi: “Tu mi conosci da tempo ormai, sai che sono un misantropo, un solitario, odio le folla, le chiacchiere… Adesso con questa storia inverosimile di Poletti e “company” sono l’ultimo uomo al mondo che dovresti vedere … quindi capirò se vuoi tirarti indietro, …quel bacio l’ho voluto e desiderato… ma se..” Stai zitto” Martina con la mano gli tappò la bocca delicatamente e abbassandosi su di lui lo baciò nuovamente…. “Io lo volevo da tantissimo tempo quel bacio, sarò al tuo fianco, l’ho promesso a Franco nel mio sogno ricordi? Non mi sono mai tirata indietro nelle difficoltà e tu sai che entrambi ne abbiamo attraversate,,,, adesso dobbiamo fare un piano, e subito”.

La notte arrivò e li trovò insieme, nel letto con le lenzuola di pizzo della nonna… Si erano amati con passione, si erano voluti con tutti i loro sensi e poi, la stanchezza,  aveva preso il sopravvento e Martina si era addormentata mentre il sonno ad M. tardava ad arrivare… “ho dormito tanto senza volerlo veramente trascinato nelle braccia di Morfeo da quel losco figuro del Signor D che adesso non riesco più a farlo…. Ad un tratto la sua attenzione fu attirata da dei rumori appena sotto la finestra…. Qualcuno si stava aggirando attorno al casale…. M. prese l’attizzatoio del camino e si avvicinò alla porta…. Aprì il chiavistello e spalancò la porta…. Un forza improvvisa lo fece cadere all’indietro… e subito si sentì il viso umido, un cane era sopra di lui e lo stava leccando… “Lapooooooooo”… Era Lapo, il suo cane, il golden retriever che era scappato da Milano….”Non ci posso credere, sei vivo, sei qui, sei tornato… Oh Lapo, come mi sei mancato”…… Martina si era svegliata ed era corsa in cucina a vedere quella scena commovente… Lapo era smagrito, ma non aveva perso la sua verve …. Aveva fatto chilometri, si era ricordato di quando, nei fine settimana, M. lo portava al lago a trovare la nonna….Martina gli diede subito una tazza d’acqua fresca ed  quel po’ di cena avanzata…. Lo spazzolarono, lo ripulirono alla meglio e ritornarono a letto, ai loro piedi Lapo,  era sprofondato in un sonno ristoratore, felice finalmente di aver ritrovato il suo padrone.

Era l’alba M. si svegliò con la brutta sensazione che qualcuno lo stesse osservando, “Ah sei tu birbante…. Andiamo fuori usciamo…..Lasciamo dormire ancora un po’ Martina… Appena aprì l’uscio M. si ritrovò d’avanti una scena  straordinaria… l’alba sul lago d’Iseo….  Stormi di  uccelli cantavano festosi sugli alberi salutando il sole che saliva piano, sugli steli di canna più alti la cannaiola lanciava il suo inconfondibile canto, e sullo specchio d’acqua antistante al Casale un germano reale e uno svasso maggiore, portavano a spasso la loro prole, indisturbati data l’ora…. M. lanciò un bastoncino a Lapo che contento glielo riportava pronto a rifarlo ancora, M. era felice.. per un momento aveva dimenticato tutto… poi come una scintilla ci accese in lui il brivido del ricordo, il brivido di quel fattaccio che aveva sconvolto la sua vita…. “Devo uscire subito da questa situazione…” Ad un tratto, guardando Lapo riportare il bastoncino, M.  ebbe un’illuminazione… “Adesso so’ cosa devo fare per mettere definitivamente la parola fine a questa storia”…

 

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:11
 
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Capitolo 8 A di Carla Parolisi

Poletti e il Signor D., scuri in volto e con in bocca un fallimento dal sapore amaro, guardarono da una  finestra del piano superiore, i due giovani allontanarsi mano nella mano.

Marco non sapeva affatto dove andare né come proteggere Martina, ma seguì l’istinto.

Camminarono a lungo in silenzio, fino a ritrovarsi in stazione; seduti  su una panchina si confondevano tra viaggiatori e valigie meno pesanti dei macigni che avevano nel cuore:

<<Quando si ha paura, l’ istinto ci spinge a scappare, in qualsiasi modo, reale o figurato, ma tutto si complica se sono le paure ad inseguirti, nel senso che le vedi, si materializzano, ti parlano, ti chiedono di raggiungerle in una stanza. Dove scappi in questi casi? Verranno con te sempre e non sarai mai libero.

Sì, perché le paure ci tengono in possesso, siamo di loro proprietà; siamo burattini mossi con fili sottili, che potrebbero anche spezzarsi e lasciarti lì, steso su un palchetto, neanche in un grande teatro, ma in quei teatrini per bambini, che mi hanno sempre messo tristezza da grande, dove se cadi steso, lo sapranno quei pochi che stavano a guardarti e nessuno più…>>, diceva Marco, che sentiva il bisogno di far vomitare pensieri alla sua testa; Martina, invece, non rompeva la bolla di silenzio in cui si era chiusa, ma il suo punto fermo era che non voleva perdere anche lui.

Marco decise di allontanarsi per bere un caffè, ne prese uno anche per Martina, ma quando arrivò alla panchina, la trovò vuota, solo un biglietto, scritto con una mano tremante e frettolosa:

<<Perdonami se scappo, ma ho una paura che copre come un’ombra gigante la mia vita, non voglio esserci, non ce la faccio…>>.

Marco lanciò il caffè per aria, stizzito e disperato allo stesso tempo, provò a cercarla in ogni angolo della stazione. Gli occhi si fecero lucidi. Si portò le mani alla testa e restò qualche secondo a fissare i binari. Vide una donna di spalle correre verso un treno, la scambiò per Martina, la rincorse pensando che stesse scappando da lui, la chiamò con un ultimo urlo prima di vederla salire sul treno e accorgersi che correva solo per non perderlo. Si rassegnò. Restò coi suoi pensieri, ma non aveva la forza di andare a casa né quella di prendere un treno qualsiasi e andare in un posto lontano.

Passeggiò per la stazione, osservando la gente, raccogliendo storie. Ad un tratto gli successe qualcosa di particolare, eppure sarebbe stato privo di significato in qualsiasi altro momento della sua vita. Alzò gli occhi e si accorse di una scritta con spray rosso sulla parete che incorniciava l’ultimo binario:

<< Comincia tutto, dove tutto inizia>>.

Ebbe come un’illuminazione. Capì cosa doveva fare. Ripeté tra sé e sé quelle parole e poi pensò:

<< Devo tornare dove tutto è iniziato, devo fare il percorso inverso e dire un “no” deciso”>>.

Sue elucubrazioni, forse, ma Marco si avviò al tavolino del bar, dove era avvenuto l’incontro col Signor D., sicuro di rivederlo lì.

Pensò che, in fondo, aveva cercato per tutto il tempo di sfuggire a D., ma in realtà aveva tacitamente accettato il patto o, forse, per la sua incapacità di dire “no”, avesse deciso D. per lui.

Aveva sognato e quei sogni dovevano per forza contenere messaggi.

Marco arrivò al bar, si sedette ed aspettò. Puntuale come non mai, ecco presentarsi D.:

<< Allora, sei tornato qui, Marco?>>

<<Sono tornato per darti la risposta che dovevo darti quella mattina: io il patto non lo accetto!>>.

D. scoppiò in una grassa risata che fece irritare non poco Marco che, si alzò quasi come volesse picchiarlo, ma poi si risedette per dirgli un’ultima cosa:

<< Caro Signor D.  non pensi che sia ora di presentarti? Che diamine significa quella “D” con cui ti fai chiamare?>>

<< Abbi pazienza Marco, questo te lo dirò al nostro prossimo incontro. La prossima volta ti dirò chi sono. Per ora, ti basterà sapere che quella vita che ti tolgo coi sogni, ti sarà restituita>>.

Marco batté un pugno sul tavolino e se ne andò lasciandolo lì.

Tuttavia, era deciso a perseguire il suo piano: fare tutto quello che era accaduto nei suoi sogni. Decise dunque di dirigersi verso la metro, ma le cose non andarono come lui sperava. Aveva fretta di arrivare ai treni, ma qualcuno voleva, invece, fermare la sua corsa e riscrivere la storia. Al ventitreesimo scalino inciampò e rotolò giù per le scale battendo la testa. Si rialzò in fretta, facendosi spazio tra le teste, chinate su di lui, di generosi ed incuriositi soccorritori, tranquillizzando tutti perché non era successo niente di grave. Si andò a risedere sulla panchina dove Martina lo aveva abbandonato alla sua sorte.

Stette lì molte ore, era quasi notte ormai,  ma il tempo passò così in fretta che non se ne rese conto. Decise di fare due passi, si diresse verso la grande mappa della città vicino al binario, ma non sapeva affatto dove si trovasse. Una donna di nome Rebecca lo vide in difficoltà e gli si avvicinò. Marco non sapeva dire neanche quale fosse il suo nome. L’incidente sulle scale gli aveva procurato un’amnesia. La donna corse a chiamare i soccorsi, mentre dall’altro capo della stazione, appoggiato al muro, sorrideva beffardo D.:

<< Comincia tutto, dove tutto inizia. Ora non sai più neanche chi sei, comincia da capo la tua vita, se vuoi…>>, e si  abbassò il Borsalino sugli occhi.

 

Pubblicato il giovedì 7 marzo 2013 - 15:09
 
Commenti (3) | 7.03.2013
lapesa

Trattoria La Pesa

Trattoria LaPesa, locale storico (trattoria milanese dal 1902), offre un menu basato sui piatti tradizionali della cucina milanese (Il Riso al salto come la Costoletta alla Milanese ed il Risotto con l’Ossobuco non mancano mai nel menu), arricchito con altri emiliani e piemontesi. Continua a leggere »

Pubblicato il mercoledì 6 marzo 2013 - 12:55
 
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conconi

Trattoria Conconi

La cucina tradizionale della Famiglia Conconi si è allargata nel recente Febbraio 2012, inaugurando un nuovo ristorantino nella zona di Viale Padova. Il Locale è piccolo ma su due piani, all’interno di un edificio di recente costruzione. Continua a leggere »

Pubblicato il mercoledì 6 marzo 2013 - 12:55
 
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tano

Tano Passami l’Olio

Noto ristorante milanese in zona Navigli nato ne gli anni novanta. Tano passami l’olio prende il nome dal suggerimento di un amico, ed è dovuto all’adorazione che Tano nutre verso l’ ingrediente principe delle tavole italiane; l’olio d’oliva. Con una carta di 58 olii, è solito consigliare il giusto abbinamento ai piatti proposti. Continua a leggere »

Pubblicato il mercoledì 6 marzo 2013 - 12:53
 
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conteq

Conte Camillo

Respira atmosfere internazionali, ma vanta un’accoglienza tutta italiana. Il Ristorante Conte Camillo si trova nel pieno centro storico di Milano, non molto lontano dalla rinomata Montenapoleone. Continua a leggere »

Pubblicato il mercoledì 6 marzo 2013 - 12:52
 
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