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Finchè morte non ci riunirà

Esistono romanzi che sebbene siano stati creati da scrittori diversi, a tratti sembrano uguali perché figli dello stesso “filone”, ovvero cloni del genere o del romanzo cha va di moda in quel periodo. A volte invece, ci si trova davanti a un testo che si differenzia nettamente dalle altre produzioni: è il caso di “Finché morte non ci riunirà”, romanzo storico medievale/inizio rinascimentale che parla del Grande Assedio di Malta del 1565.

Nell’Italia meridionale del XVI° secolo, tra la popolazione impaurita dalle innumerevoli scorribande dei corsari turchi che attaccano e saccheggiano a ripetizione villaggi, città e porti,  un mercante siciliano è diretto verso casa dopo un lungo viaggio di lavoro. Appena vede la sua casa in lontananza in fiamme e uno sferragliare di catene in lontananza, capisce immediatamente che la sua amata moglie Eleonora è stata rapita dai corsari turchi. Disperato e senza trovare alcuna più ragione di vita, convinto di poter riabbracciare sua moglie solamente in paradiso, decide di lottare per far sì che l’urlo di paura “mamma li turchi”, che riecheggia sulle coste italiane durante i frequenti attacchi dei corsari, non si senta più. Decide perciò di partire per l’isola di Malta, dove il Sacro Ordine dei Cavalieri Ospitalieri che conta solo qualche centinaia di membri, si sta organizzando per difendersi dall’assalto dell’esercito turco del sultano Solimano che conta quarantamila soldati.

La descrizione fedele degli eventi realmente accaduti scorre velocemente fondendosi con alcune vicende di fantasia, facendo sì che il lettore non distingua più il confine tra realtà e immaginazione se non si conosce l’argomento storico trattato. Inoltre, i personaggi realmente esistiti, assieme a quelli di fantasia, interagiscono e vivono gli eventi frenetici e angoscianti dell’assedio in maniera garbata e mai forzata, testimoniando che l’autore sa ben calarsi nel contesto storico descritto.

La scrittura di Matteo Freddi che non si adegua ai canoni del genere, per trasportare il lettore nella Malta nel 1565, non si abbandona ai soliti canoni del genere e non usa termini ormai in disuso e a dialoghi con il linguaggio dell’epoca che potrebbe risultare “pesante” soprattutto per i non amanti del genere. Abbandonando un linguaggio aulico e usando brevi scambi di battute d’effetto durante le fasi più concitate delle battaglie, tra le quali si segnala l’ultima che descrivendo ogni gesto dei protagonisti ti lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo, Il testo punta tutta sul coinvolgimento riuscendoci appieno. Alla fine delle lettura di “Finché morte non ci riunirà”, nella mente lettore rimarranno alcune vivide scene dell’assedio, e probabilmente, in alcuni momenti gli sembrerà di essere stato quasi al fianco dei protagonisti.

recensione a cura di Elisa Santini

 

Pubblicato il martedì 12 febbraio 2013 - 11:46
 
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