Archivi del mese: gennaio 2013

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Era una notte buia e tempestosa”… così decisi di partecipare al Concorso Ristorie

Blogger, aspiranti scrittori, fanatici del diario siete tutti invitati a partecipare alla prima edizione del Concorso Ristorie, esperimento di scrittura gastronomico-creativa di 24Letture in collaborazione con restOpolis.
Incontra un ristoratore di Milano, parlaci, fatti raccontare la storia del suo locale, chi ci è stato a mangiare, gli aneddoti più divertenti e… fai lavorare la tua immaginazione. Quale piatto avrà apprezzato la spia che veniva da Berlino mentre preparava il suo doppiogioco? Erano ostriche o aragoste che i due innamorati disperati hanno condiviso nel loro ultimo incontro? Mettilo per iscritto e mandaci il tuo racconto.

Regolamento

Modalità di partecipazione

  • Autori: scrittori amatoriali, lettori
  • Oggetto: mini-racconti liberamente ispirati al ristorante assegnato. Ad ogni ristorante saranno associati al massimo 2 autori
  • Soggetto: il contesto, le parole del proprietario, l’atmosfera e tutto ciò che sta intorno, vi dovranno dare lo spunto per creare una storia al cui interno dovrà essere citata una ricetta originale contenuta nel menù.
  • Modalità: racconti brevi (da 5 a un massimo di 20 cartelle)
  • Tempi e modalità di consegna: i racconti andranno inviati entro e non oltre il 28 febbraio 2013 via mail a emanuela.bellotti@ilsole24ore.com

 

Votazione:

  • Tempi: dall’1 al 10 marzo
  • Modalità: Il meccanismo di votazione prevederà tre componenti: voti interni (quelli degli autori), voti esterni (quelli provenienti dai like di facebook) e il comitato di valutazione finale a cura di 24 Letture che sceglierà il vincitore tra i 5 finalisti.
  • Cerimonia: alla premiazione finale saranno invitati tutti i partecipanti al concorso e sarà aperta ai lettori. Si terrà il 15 marzo a Milano
  • Pubblicazione: i racconti verranno pubblicati sul blog 24letture con nome e cognome dell’autore e pubblicati in un e-book e/o in formato cartaceo

 

Il presente regolamento potrà essere soggetto a modifiche che saranno comunicate nella sezione news di 24 Letture.

 

Per informazioni contattare

Emanuela Bellotti

Emanuela.bellotti@ilsole24ore.com

 

 

Pubblicato il giovedì 31 gennaio 2013 - 15:15
 
Lascia un commento | 31.01.2013
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Blade runner, il film… e non solo

Devo rendere merito al lavoro di Riccardo Gramantieri che ha riportato in Italia una storia che appassionerà i cultori della fantascienza. Noi tutti conosciamo “Blade Runner”, il film culto di Ridley Scott del 1982. Molti di noi sanno che è tratto da un racconto di Philip K. Dick il cui titolo (“Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”) era molto poco cinematografico. Molti però non sanno (ed io ero tra questi) che Ridley Scott e lo sceneggiatore Hampton Fancher decisero di usare come titolo un’idea di uno scrittore di culto della generazione beat, nientepopodimenoche  William S. Burroghs. Continua a leggere »

Pubblicato il martedì 29 gennaio 2013 - 12:21
 
Commento (1) | 29.01.2013
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I diritti del lettore (anche digitale) e i tablet nelle scuole pubbliche di NY

Vangelizer e le tre epifanie per il social media marketing dei libri http://bit.ly/UzkLAO

Una ricerca del Censis dimostra che i giovani “nativi digitali” preferiscono il libro di carta “da esibire e sfogliare” http://bit.ly/XGznv3

La campagna elettorale a New York si gioca sui tablet nelle scuole pubbliche http://bit.ly/116xMWB

Come possiamo utilizzare i dispositivi digitali per cambiare il nostro modo di raccontare storie? Le considerazioni di Jeff Gomez http://bit.ly/Yziglu

Il 67% delle biblioteche americane offre ebook http://bit.ly/XGEvPW

I diritti del lettore (anche quello digitale) secondo Daniel Pennac http://bit.ly/WAERJy

Dieci guru del web intervistano Bruce Sterling  http://bit.ly/YuyJYd

Pubblicato il martedì 29 gennaio 2013 - 11:00
 
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5libriin5righe

Un amore che dura da 200 anni, il poeta e la lucciola

La novità #1 L’ultima fuggitiva, di Tracy Chevalier (Neri Pozza)

“Un romanzo sull’America e su chi fa la cosa giusta”, così Tracy Chevalier ha definito L’ultima fuggitiva, la sua ultima opera dopo il successo de La ragazza con l’orecchino di perla. La storia di un amore e di una passione inespressa, quella di Grace Bright, partita dal Dorset per gli Stati Uniti, per lo sfrontato e attraente Donovan. Sullo sfondo l’America schiavista della metà del XIX secolo, abilmente descritta in tutte le sue contraddizioni.

 

La novità #2 Del metallo e della carne, di Giuseppe Patroni Griffi (Dalai editore)

La storia violenta, tragica ma commovente di due anime perse, quella di Volpe, intellettuale sgangherato e dello squallido e corrotto poliziotto Strada. Due solitudini che si muovono in un mondo affollato di personaggi che vivono nel chiasso delle loro esistenze, di persone che parlano senza comunicare, di uomini repressi e violenti, di bocche insaziabili. L’ultimo romanzo, il testamento poetico e amaro dello scrittore napoletano Giuseppe Patron Griffi.

 

La chicca Il poeta e la sua lucciola, di Angela Donna (Stampa Alternativa)

Per cinque anni, dal 1914 al 1919, la pianista russa Lydia Natus fu compagna del poeta Clemente Rebora, prima della sua conversione religiosa e dell’ordinazione sacerdotale. Questo delicato libro ripercorre la loro intensa e sofferta storia d’amore vissuta in una Milano, borghese e perbenista, d’inizio secolo, la maternità negata di Lydia e la fine della loro storia d’amore. Il ritratto di una donna moderna, colta, sensibile e sensuale, e per suo tramite la dimensione più intima e segreta di Rebora che le dedicò i versi delicati e luminosi delle dieci Poesie per una lucciola, in appendice al libro.

 

Dallo scaffale Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen (BUR)

“È verità universalmente riconosciuta che uno scapolo fornito di un buon patrimonio debba sentire il bisogno di ammogliarsi”, questo il famoso incipit del classico di Jane Austen che compie oggi 200 anni. Quella tra l’impertinente e brillante Elisabeth Bennet e il ricco e sprezzante Fitzwilliam Darcy è considerata una delle più belle storie d’amore della letteratura da cui hanno tratto diversi film (vi ricordate Colin Firth ne Il diario di Bridget Jones?) e parodie letterarie come Orgasmo e pregiudizio – Il sesso perduto di Jane Austen, di Arielle Eckstut e Orgoglio e pregiudizio zombie, di Seth Grahame-Smith. Da leggere, per decidere se amarlo o detestarlo.

 

Digital Only Il giardino di Gaia, di Massimo Carlotto (Feltrinelli Zoom)

Un racconto inedito del grande Massimo Carlotto scritto per il progetto Autorevole di Fonderia Mercury e adattato per diventare un radiodramma. La storia di Gaia Convento Bruni che, ossessionata dalla perfezione e dall’apparenza, cerca di salvare il suo matrimonio e imporre il suo modo di concepire la vita per salvare le persone che ama. E il sogno di un trullo e un ulivo pugliese in giardino racchiude violenza domestica, indifferenza, gelosia, pettegolezzi di una piccola borghese famiglia di provincia.

Pubblicato il lunedì 28 gennaio 2013 - 15:36
 
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copertina - la questione dell'analisi laica

La questione dell’analisi laica

La nuova traduzione di La questione dell’analisi laica di Sigmund Freud si presenta come scientifica, etica e collettiva. Scientifica, poiché le scelte linguistiche dei traduttori – Antonello Sciacchitano e Davide Radice – sono guidate da due criteri: coerenza linguistica e fertilità teoretica. Etica, perché tenta di essere «giusta»: con Freud, restituendo l’autenticità del suo pensiero; con il lettore, cercando di condurlo non solo a Freud, ma in Freud. Il lettore deve essere messo in grado – secondo i traduttori – di «pensare il pensiero» di Freud, di muoversi in un Freud libero dall’opacità e dalle incomprensioni delle vecchie traduzioni-tradizioni. Continua a leggere »

Pubblicato il venerdì 25 gennaio 2013 - 11:17
 
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La gatta

Alain e Camilla sono una giovane coppia di sposi. Vivono in un bizzarro appartamento al nono piano di un palazzo da cui ammirano la città di Parigi, ma non è quella la loro casa. Dopo i lavori di ristrutturazione torneranno nella vecchia dimora familiare di Neuilly con il grande odoroso giardino in cui è cresciuto il piccolo Alain. Continua a leggere »

Pubblicato il giovedì 24 gennaio 2013 - 18:28
 
Commento (1) | 24.01.2013
5libriin5righe

Il lenzuolo libro e i piccoli segreti per essere felici

La novità #1 Cicatrici, di Juan José Saer (la Nuova Frontiera)

Definito “il più importante scrittore argentino dopo Borges”, Saer nella sua vita ha scritto dodici romanzi, cinque di racconti, uno di poesia e vari saggi. Cicatrici lo ha scritto in venti notti. Pubblicato nel 1969 e ispirato da un fatto reale, il romanzo è diviso in quattro parti descritte da altrettanti narratori indipendenti l’uno dall’altro. Quattro vite che hanno un unico punto in comune: un delitto. Un’architettura perfetta per un testo cupo, a tratti difficile, ma fondamentale.

 

La novità #2 I rabdomanti, di Margaret Laurence (Nutrimenti)

Morag Gunn, ha avuto un’infanzia difficile, ma granitica convinzione, quella di voler lavorare con le parole. A quarantasette anni ha scritto cinque romanzi ma non riesce a fuggire dal suo passato: i ricordi di una vita, di due amori, la scrittura, la sua sfida alle convenzioni. Una protagonista femminile umana e realistica, un romanzo lucido e possente, un vero e proprio testamento letterario della scrittrice canadese.

 

La chicca Il tuo nome sulla neve, di Clelia Marchi (Il Saggiatore)

Nell’Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (AR) è conservato un lenzuolo speciale. È un lenzuolo da corredo, di quelli che usano per riposare e per amare, su cui Clelia Marchi ha scritto la sua intera vita. Da quando si andava a scuola solo d’inverno, con gli zoccoli e un cappotto rammendato, perché d’estate si doveva lavorare la terra. Quando ci si preparava alla guerra, con le tessere per un pezzo di pane e la paura delle bombe. Quando si aveva quattordici anni e si incontra un ragazzo dagli occhi azzurri che diventerà, per più di cinquanta il compagno di una vita, la cui morte ha dato la spinta a Clelia per scrivere questa delicatissima storia che è anche testimonianza diretta sulla vita popolare di settant’anni fa.

 

Dallo scaffale Il sale della vita, di Francoise Héritier (Rizzoli)

“Prendere una pesca più bella dal cesto di frutta senza vergognarsi. Percepire il momento esatto in cui ci si addormenta. Montarsi la testa con tutto l’impegno del caso. Pendersela a morte per una quisquilia. Sentir passare il male di denti. Non vergognarsi mai di essere se stessi”. La Héritier, antropologa francese, allieva di Lévi-Strauss, elenca in questo delizioso libello, best-seller in Francia, i piccoli segreti della felicità. Perché c’è una grazia tutta speciale nel puro e semplice fatto di vivere.

 

Digital Only Cento piccoli Totti, di Sandro Veronesi (XS Mondadori)

Il breve racconto di un bambino che vuole iscriversi alla scuola calcio della Roma. Durante una partita di allenamento, in campo sono schierati una serie di ragazzini tutti con la maglia numero dieci, quella del capitano Francesco Totti. Il padre che accompagna il ragazzino si accorge però che, durante il gioco, uno dei “piccoli Totti” sta imbrogliando, sotto gli occhi compiacenti dell’allenatore. Una riflessione malinconica e divertente sullo sport, la giustizia e la socialità.

 

Pubblicato il martedì 22 gennaio 2013 - 18:45
 
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scrittura_collettiva

Via alle votazioni per il settimo capitolo di #scritturacollettiva

Siete pronti a votare? siamo quasi alla fine di questa avventura, mancano solo due capitoli e siamo tutti curiosi di sapere come andrà a finire il nostro racconto.
Qui sotto trovate i capitoli in gara di questo mese. Come accennato nell’ultimo post, il meccanismo di votazione e valorizzazione dei voti cambia! anche noi che siamo stati spettatori, parteciperemo come giuria. Il meccanismo di votazione prevederà quindi tre componenti: voti interni (quelli dei concorrenti), voti esterni (quelli provenienti da fb) e la giuria di 24letture.
Come sempre, per votare dovete mettere un like sul capitolo che preferite, potete votarne più di uno, farà fede il numero totale pervenuto entro il 27 gennaio 2013.

  1. Capitolo 7 A di Carla Parolisi
  2. Capitolo 7 B Elena Simonetti
  3. Capitolo 7 C di Giulia Madonna
  4. Capitolo 7 D di Davide Masera
  5. Capitolo 7 E di Tony Musicco
  6. Capitolo 7 F di Laura Barbangelo

Invitiamo i partecipanti alla stesura del settimo capitolo, a votare uno dei capitoli in gara dei colleghi, utilizzando il form che trovate qui sotto. La votazione sarà resa pubblica e concorrerà alla scelta del capitolo vincitore insieme ai like di Facebook e al voto della giuria di 24letture.

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Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 16:55
 
Commento (1) | 16.01.2013

Capitolo 7F di Laura Barbangelo

Marco fremeva di rabbia, appariva come non mai deciso con una incrollabile determinazione: nessuno avrebbe potuto dissuaderlo dal suo proposito di chiarire una volta per tutte le misteriose circostanze della morte del suo amico di sempre Franco. Ne aveva quasi la conferma: quella tragica notte la morte di Franco non poteva essere stata accidentale e l’amico non si trovava lì per caso, come avevano voluto fargli credere. Franco non era impazzito o un esaltato e se era stato attirato in quel luogo insolito a quella strana ora un motivo ben preciso doveva pur esserci. “Voglio sapere tutta la verità e la voglio sapere ora.” Marco pronunciò queste parole con tono fermo, scandendole con molta cura, quasi a volerle lasciare impresse nella stessa aria che respirava. Nessuno però si decise a parlare, finché Poletti, dalle profondità della poltrona rosso porpora, nella quale si era rannicchiato sonnecchioso, ruppe il silenzio: “E’ proprio sicuro di voler conoscere quella che chiama ‘verità’? Perché farebbe i conti con qualcosa molto più grande di lei e, mi creda, non le conviene affatto.” Se ne stava immobile, comodamente seduto in modo quasi regale, gli occhi stretti in una fessura a guardarlo dritto in segno di sfida e con l’angolo sinistro della bocca ad abbozzare un beffardo sorriso. Giovanni Poletti: che tipo sfuggente e subdolo! Responsabile vendite per l’Italia era un’esile e slanciata figura d’uomo, dall’aspetto un po’ malaticcio, con piccoli occhi scuri avidi del mondo e di qualunque cosa ci si potesse impadronire; indossava il suo immancabile completo blu scuro che gli conferiva un’aria da businessman di successo. Giovanni Poletti, aggrappato a quella poltrona come un sovrano che malvolentieri avrebbe ceduto il proprio scranno a potenziali successori, piccolo sovrano del suo assurdo mondo, dove nell’atavica lotta tra l’essere e l’apparire quest’ultimo era inevitabilmente destinato a trionfare. Marco riuscì a stento a trattenere la calma e lo irritava profondamente il modo in cui Poletti lo stava osservando, come, del resto, il significato sibillino di quella frase. “Adesso basta Poletti!” sbottò Marco “Che cosa significa ‘qualcosa di molto più grande di me’?? Che giochetto avete architettato Lei e questo signore? Poletti, capisco di non esserle mai andato a genio e che i nostri rapporti sono stati molto tesi negli ultimi tempi. Ma pretendo di sapere in che rapporti è con questo individuo che si fa chiamare Signor D. Affari?

Personali? E come sapete di Lisa, del mio amatissimo cane Lapo, inspiegabilmente fuggito, della morte della mia cara nonna Tilde….. e di Franco?”. “Ma quante domande in rapida successione! Cosa fa Marco? Mi fa il terzo grado?”. La risata di Poletti era a tal punto fragorosa, da risuonare non solo in tutta la stanza ma nella stessa mente di Marco. Poco dopo Poletti si fece serio: “Le conviene assecondare la situazione e questo distinto signore. Altrimenti sarà peggio per lei”. “Sarà peggio per te, Poletti, se non chiudi quella bocca!”. Questa volta fu D. a prendere la parola, minacciando con i suoi occhi grigi ed enigmatici l’eccessiva inopportuna loquacità di Poletti. Il “piccolo sovrano” rimase basito con gli occhi letteralmente incollati come una calamita allo sguardo del Signor D.: un pesante torpore come una spessa cortina di sonno si abbassò piano sulla sua vista e Poletti si abbandonò completamente, con i suoi pensieri già in viaggio verso un’altra dimensione. “Poletti! Poletti si svegli! Che cosa gli hai fatto? Anche lui è vittima del tuo tranello delle ore di sogno per cederti anni di vita, maledetto! Chi sei? Perché sei qui e cosa vuoi da me? E perché ti fai chiamare Signor D.??”. Marco era una furia, un fiume di lava incandescente di rabbia sgorgava dal suo animo, così dirompente che neanche l’argine più rinforzato avrebbe potuto arrestare. “Si capisce che eravate amici, tu e quel Franco il poliziotto. Mi stai sottoponendo ad un vero e proprio interrogatorio! Comunque, non ti preoccupare per Poletti, ora sta bene, l’ho spedito in un’altra dimensione, sai in una specie di vita parallela, dove ora è felice e appagato….Guardalo come dorme beato, sembra quasi che sorrida!” esclamò D. in modo bonario e paterno.

“Regalandogli nel sogno la vita che vuole, ho risolto tutti i suoi problemi legati allo stress per il lavoro e alla sua insoddisfazione personale. Sai, anche tu dovresti pensarci, sei così stanco Marco, dovresti riposare di più…..e sognare di più. Una bella dormita è un vero toccasana…”. D. avanzò verso Marco, scrutandolo con i suoi occhi magnetici e Marco sotto l’effetto di quello sguardo ebbe la sensazione di ripiombare in un buio fitto, con le palpebre che come un sipario stavano per calare sulla scena che aveva davanti. Ma un filo di luce rischiarò quel buio intorno a lui e una voce lontana lo strappò al torpore: “Svegliati Marco, svegliati! Sono qui con te!”. Franco! Era Franco che mai lo aveva abbandonato. Marco lentamente aprì gli occhi e riuscì a sfuggire alla dimensione onirica in cui stava entrando. “Non guardarlo troppo dritto negli occhi. Sono la sede del suo potere. Fissa un punto lontano nella tua mente e concentrati. Quella è la tua energia Marco e su quella non avrà alcun potere….la troverai.”. E la voce svanì. “Maledizione!” imprecò D. che aveva fallito nel suo intento. “Vuoi proprio rimanere con i piedi per terra, eppure è così bello sognare!”. “Dimmi chi sei e perché sei qui” la voce di Marco non aveva alcuna esitazione. “Se proprio insisti….” D. si voltò e si diresse verso la finestra dell’ufficio ad ammirare il cielo che si stava coprendo di nubi. “Mi faccio chiamare D., una lettera, una parola a cui puoi dare il significato che preferisci. D. come dannazione, dannato, dolore, come il destino avverso che stai combattendo e non vuoi accettare, come depressione, come ‘devil’ o come ‘dream’ (in inglese) o come ‘dunkel’ (oscuro, in tedesco). O come la tua domanda che non avrà mai una risposta definitiva e ti rimarrà sempre il dubbio di chi io possa realmente essere. Lo sai, potrei essere per assurdo persino te, una proiezione del tuo subconscio!”. Si girò di scatto D., divertito nel vedere la confusa espressione di Marco dipinta sul volto. “Non fare gli indovinelli con me, non è proprio il caso. Se non riesci a spiegarmi bene chi sei, vediamo se riesci a dirmi cosa vuoi da me…”. “Quanta determinazione” disse pacatamente D., di nuovo avanzando con piccoli passi verso di lui. “Ti propongo un accordo. Dimmi quello che sai sull’antica leggenda dell’imperatore vietnamita e dove il tuo amico poliziotto ha nascosto l’altra metà del sigillo e io ti restituirò tutti gli anni di vita persi durante il tuo peregrinare nel sogno. Penso che il tuo amico ti abbia parlato dell’antica leggenda”. D. prese a muoversi intorno alla stanza guardando con circospezione l’effetto che la sua proposta aveva su Marco. L’antica leggenda? Il sigillo? A Marco non parve di ricordare nulla di tutto questo, finché non gli tornò in mente il racconto di Franco a proposito di un viaggio, che molti anni prima l’amico aveva fatto in Vietnam per conoscere a praticare le discipline marziali e studiarne la filosofia. L’amico gli aveva accennato ad una leggenda che parlava di tempi antichi e di un antico regno ma Marco non riusciva in quel momento nella sua memoria a ricostruirne i particolari. “Allora?!” lo incalzò il Signor D. “Accetti la mia offerta? Se mi dici ciò che sai e dove posso trovare quello che cerco, sparirò per sempre dalla tua vita e tornerò da dove sono venuto. Farò di più: la tua vita ricomincerà da quella mattina al bar e avrà un nuovo corso e io e te non ci siamo mai incontrati”. “Non accettare! E’ una trappola! Non fidarti di lui…”di nuovo quella voce a risuonare nelle sue orecchie e a risplendere dentrò di sé come una luce di serenità interiore. “Si tratta della leggenda di cui ti avevo parlato prima di morire ma non ho fatto in tempo a finire il racconto. L’altro frammento del sacro sigillo è un prezioso ritrovamento che ho custodito con cura per tutti questi anni. Lui possiede una metà, se anche l’altra, che si trova in un posto sicuro, dovesse finire nella sue mani, sarebbe la fine…”. E la voce si interruppe di nuovo. “Franco! Franco, parlami ancora!” gridò Marco implorante. “Di nuovo questo Franco, ancora lui! Pensavo di averlo definitivamente spedito nella dimensione del non ritorno!”sbottò D., visibilmente stizzito. “Allora, accetti o no?”. “Mi dispiace, la mia risposta è no. Non ti dirò proprio niente!” fece Marco con i pugni serrati. “Molto bene, se questa è la tua decisione non mi lasci altra scelta. Dormi Marco. E per sempre!”. D. si avventò su Marco e i due caddero sul pavimento affrontandosi. Con un’abile mossa di arti marziali, insegnatagli dall’amico, Marco si liberò dalla presa di D., che non era da meno in questo genere di specialità. “Ma guarda: un altro piccolo samurai. Ma non credere che riuscirai a salvarti. Guardami bene negli occhi”. Marco sapeva che non doveva fissarlo, perché era proprio nello sguardo il suo potere onirico, per questa ragione cercò di combattere fissando un punto lontano e concentrandosi il più possibile sulla propria energia interiore, proprio come gli aveva suggerito la voce del compianto Franco. Allarmata dai rumori della concitata lotta provenienti dall’ufficio di Poletti, Martina spalancò la porta terrorizzata e, quando si frappose tra i due per separarli, al Signor D. si presentò l’occasione di prenderla in ostaggio per fare pressioni su Marco. “Lasciala andare, maledetto! Lei non c’entra niente!” intimò Marco. Nonostante Martina tentasse di divincolarsi, D. la teneva saldamente per i polsi e, fissando i suoi grigi occhi in quelli della ragazza, la fece sprofondare in un tranquillo e riposante sonno/sogno.

Marco potè solo udire solo il suo nome debolmente pronunciato da Martina, prima che si addormentasse in balia dell’incantesimo di D. “Mi dispiace Marco, sei stato tu a costringermi. Vediamo se così sono più convincente…Se per te la bella e dolce Martina è così importante, come immagino che sia, allora ripensa alla mia offerta. Nel frattempo vedi la faccio sognare e la porto via con me, visto che tu non ti eri nemmeno accorto dei suoi sentimenti per te. Forse perché troppo preso a pensare alla rottura della tua storia con Lisa? Lisa…. Martina….due donne molto diverse tra loro, con un fascino e una personalità che le contraddistingue. E tu quale sceglieresti? Pensaci.
A presto Marco”. D. prese con sé Martina e quasi scomparve nel nulla. Dei due non c’era più alcuna traccia. Marco provò ad inseguirlo, varcando però l’uscio, vide calare davanti a sé una fitta nebbia e, maledicendo D., cadde al suolo privo di sensi.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 16:00
 
Commenti (3) | 16.01.2013

Capitolo 7E di Tony Musicco

Poletti e il signor D. si guardarono, scambiandosi un sorriso complice.

<<Caro il mio M>> intervenne Poletti <<cominci con lo stare calmo. E sappi che qui siamo noi a comandare. Quindi, si levi subito quell’aria spavalda da “adesso vi faccio vedere io”>>

<<No. Sono stufo di questa storia. Non mi farò sottomettere da voi due un solo secondo di più>>

<<E come crede di poter prendere in mano la situazione?>>

<<Adesso ti faccio vedere io, brutto figlio di…>> e si avventò contro Poletti. Il signor D., allora, si pose davanti a M., fermandolo.

<<Adesso basta. E basta anche tu, Poletti. Non siamo qui per questo. Siamo signori. E come tali dobbiamo comportarci>>. Poletti non rispose. Si alzò dalla poltrona e prese un sigaro da una scatola posta sulla scrivania. Se l’accese e tornò a sedersi.

<<Signori D, vuole spiegarmi lei cosa sta succedendo?>> chiese M.

<<M, la sua vita è stata macchiata da varie tragedie. Una fra tutte, la perdita del suo amico fraterno, Franco. Lui è stato avvicinato da me, tempo fa, per essere coinvolto nello stesso progetto nel quale è stato coinvolto lei>>

<<Lui si è ritrovato nella mia stessa situazione?>>

<<Esatto. Lo so che il suo amico, apparentemente, era forte, felice della sua vita. Ma di fronte al mondo dei sogni, chiunque si ritrova a desiderare di vedere e vivere qualcosa che gli manca. Il suo amico ha abusato enormemente del potere da me conferitogli. E’ arrivato al punto di preferire la vita dei sogni a quella reale, fino al momento in cui ha esaurito totalmente il suo tempo terreno per poter vivere quei sogni. A quel punto, è sopraggiunta la morte>>

<<No, non è possibile>>

<<Oh si, invece. Prima di morire, però, ha pronunciato un nome. Il suo, M>>

<<Il mio nome?>>

<<Si. Io ero lì. Quando l’ho sentito, mi sono incuriosito. Chi sarà mai questo M, così importante per Franco, da venirgli in mente nel momento del suo ultimo respiro? Così, mi sono interessato a lei e ho indagato sulla sua vita privata e professionale, grazie anche all’aiuto dell’amico Poletti. Una volta scoperto il suo grado di passività e frustrazione sociale, entrambi abbiamo capito che lei sarebbe stato ideale per il nostro progetto. Uno come lei si sarebbe consumato ancor più velocemente del suo amico>>

<<E invece, vi ho rovinato i piani, perché adesso io mi tiro fuori da questo gioco infernale. Sarò anche disperato, ma di certo non preferirò un mondo fasullo e mortale ad uno reale, seppur vuoto per me>>

<<Non dica stupidaggini, M. Non sta parlando sul serio>> intervenne Poletti. <<Vuol davvero rinunciare all’unica occasione che ha di rendere la sua vita straordinaria, semplicemente perché, alla fine, lei soccomberà? Lei morirà comunque, come tutti, nella vita reale. A questo punto, perché non andarsene, sapendo di aver vissuto l’ultima parte di vita come desiderava?>>

<<Come perché? Perché sarebbe finzione>>

<<Ma che differenza farebbe? Grazie a noi, questa finzione lei può viverla come realtà. La sua scelta non ha senso>>. M non seppe cosa ribattere. Per un momento, la sua mente si fermò a pensare a tutto quello che aveva visto e vissuto quel giorno sino a quel momento. E lo confrontò con la sua vita, fino ad allora. Solitaria, insoddisfacente. Forse Poletti aveva ragione. Seppur finto, quel regno di sogni era tangibile e avrebbe potuto renderlo felice. Ma fu solo per un momento. Come avrebbe potuto vivere così? Una gran voglia di riscattarsi nella vita reale, lo pervase e lo caricò. Allora, guardò Poletti con occhi carichi di rabbia.

<<Ha senso, invece. Perché io renderò la mia vita migliore. La mia vita, quella vera>>. Poletti scoppiò in una risata squillante. Il signor D. si limitò a sorridere. <<Cosa ridete?>>

<<Non ci prendai in giro. E soprattutto, non prenda in giro se stesso. Lei è un uomo finito. Noi le stiamo offrendo la possibilità di rendere d’oro i suoi ultimi giorni>>

<<No. Vi dimostrerò quello che ho detto. Cambierò la mia vita, senza la vostra illusione>>. Così, si girò, e si diresse verso la porta.

<<Dove va, M?>> gli chiese il signor D.

<<Vado via. Ho deciso che voglio svegliarmi. E mi sveglierò una volta per tutte da questo maledetto sogno>>

<<Ne è sicuro?>>

<<Si>>. Poletti si girò verso il signor D.

<<Fa qualcosa! Così, lo perderemo per davvero>> gli bisbigliò.

<<Lascia fare a me>> lo tranquillizzò l’altro. M stava ormai per girare la maniglia della porta, quando sentì aprirsi un’altra porta alla sua destra, di cui non si era assolutamente accorto una volta entrato nella stanza.

<<Aspetta, M. Pensaci bene>>. M. si girò e non poté credere ai suoi occhi: Lisa. Era lì, davanti a lui, che lo guardava con aria serena. <<Stai per fare l’errore più grande della tua vita>>.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 15:43
 
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Capitolo 7D di Davide Masera

“Vuoi sapere cosa è successo? Ti accontento!”

La stanza intorno a loro iniziò a sfocarsi e a perdere solidità. M. sentì una folata di vento sul viso e l’aria viziata dell’ufficio venne sostituita da un piacevole profumo di fiori.

Una nuova luce si fece strada nel fumoso ambiente, rivelando poco a poco un paesaggio fantastico: si trovavano in una specie di conca e in cima, oltre i bordi, si potevano vedere alte montagne, mentre tutto intorno a loro c’erano prati costellati di fiori.

“Dove siamo ora? Un altro ‘sogno’?” c’era disprezzo e un odio nella voce di M., cosa di cui lui stesso si stupì.

“Una specie” rispose Mister D., enigmatico come sempre.

“È carino qui, ma pensavo che i tuoi sogni dovessero donarmi piaceri molto più grandi” la sua rabbia stava crescendo “e poi sto aspettando delle risposte!”

“E le avrai” concluse senza scomporsi Mister D.

In quel momento M. percepì con la coda dell’occhio dei movimenti e si guardò intorno: molte sagome, sbucate chissà da dove, si stavano dirigendo verso di loro.

Ma chi diavolo… M. non fece in tempo a completare il pensiero, perché riconobbe subito una sagoma più piccola e veloce delle altre.

“Lapo!”

Il cane gli saltò addosso, mentre le altre sagome erano ormai quasi intorno a lui.

“Nonna Tilde, Lisa, Franco…” M. continuava a riconoscere le persone che gli erano più care, fino a quando non vide un volto che lo fece bloccare: Rebecca, la ragazza della metro, del libro. Guardando meglio vide anche la commessa dai capelli rossi e molte persone che erano presenti durante i suoi sogni.

“Ok, ora basta!” sbottò M. mentre si girava verso Mister D. con uno scatto secco e l’espressione di chi è meglio non contraddire “Cosa diavolo sta succedendo qui?”

A un cenno della testa di Mister D., Rebecca, la commessa e molte altre persone si spostarono dietro di lui.

M. e Mister D. erano lì, uno di fronte all’altro, circondati ognuno da un gruppo di persone, come due generali alla testa del proprio esercito, in attesa di una prima mossa, di un cenno o anche solo di una parola.

“Queste sono le tue possibilità” disse alla fine Mister D. “puoi tornare a vivere la triste vita, o non-vita, in cui ti sei trascinato finora, fatta di storie vuote, ricordi e rimpianti” dicendo questo indicò le persone dietro M. “oppure puoi arrenderti, smettere di lottare e abbandonarti ai sogni e alle fantasie che solo io posso offrirti” indicò le persone alle proprie spalle “come hanno fatto gli altri.”

M. osservò con attenzione i due gruppi e si rese conto che effettivamente le persone dietro di sé appartenevano ai suoi ricordi, mentre le altre le aveva viste solo negli ultimi sogni.

Un flash improvviso lo fece bloccare, a causa di una cosa che aveva appena sentito e a cui subito non aveva prestato attenzione.

“Gli altri chi?!?” sbottò con rabbia “Chi altro hai coinvolto in questo gioco mortale?”

“Io non ‘coinvolgo’ nessuno, io offro un prodotto, che come è giusto ha un suo prezzo. Ognuno è libero di rifiutarsi, ma deve volerlo veramente. Gli apatici come te non hanno mai abbastanza forza di volontà.” abbozzò un sorriso inquietante “In effetti siete degli ottimi clienti.”

“E cosa succede quando… quando si arriva…” M. aveva perso parte della sua rabbia, mentre la paura, subdola, iniziava a scavare dentro di lui.

“Quando si arriva alla fine del proprio tempo? Quello che succede quando ogni persona conclude il tempo a sua disposizione: muore.” non c’era nessuna sfumatura nelle parole di Mister D., sembrava che stesse parlando di banalità “Ma se vuoi puoi chiedere a loro com’è stato.”

Mentre Mister D. indicava le persone alle sue spalle, M. sbiancò.

“Loro? Vuoi dire che loro erano…”

“Miei clienti.” completò Mister D. “Ora sono ombre, o meglio sogni, i sogni di qualcun altro. Arrivati alla fine del contratto, io offro questa possibilità: sopravvivere come sogni e tornare a vivere di tanto in tanto alcuni momenti di felicità, anche se solo nel sogno di altre persone.”

M. era senza parole e tutta la rabbia, la spavalderia di poco prima se n’era ufficialmente andata.

Tutte quelle persone…sono veramente persone, o meglio lo sono state! Era sconvolto.

Per quanto Mister D. la presentasse come una cosa piacevole, M. era certo che si trattasse di una specie di schiavitù, un eterno tormento che probabilmente loro non immaginavano quando avevano accettato; erano dei burattini nelle mani di quell’essere, qualunque cosa fosse.

“Hanno scelto liberamente” disse Mister D. quasi in risposta a tutti i pensieri di M. “per quelli che non credono in una vita dopo la morte, anche quello che offro io può sembrare un’ottima alternativa al nulla. Tutti i miei clienti, a parte uno, finora hanno fatto questa scelta.”

“A parte uno? Chi?”

Un movimento alle sue spalle lo fece voltare, mentre Franco si staccava dal gruppo e andava a posizionarsi in mezzo ai due.

“Franco cosa fai?” chiese M. spaventato, poi realizzò cosa significava questo suo movimento “Tu? Sei tu quello di cui sta parlando?”

Franco fece cenno di sì con la testa.

“Oh Franco, ma perché ti sei lasciato coinvolgere in questa cosa?” disse M. con le lacrime agli occhi.

“Per eliminarlo” rispose con voce triste indicando Mister D. “Quell’essere è come un virus, ma molto più subdolo, perché sa sfruttare le debolezze della gente. Quando fece la sua proposta a me io accettai, ma solo per cercare di sconfiggerlo e farlo sparire per sempre. Purtroppo la lotta ha richiesto più tempo di quello che avevo a disposizione su questa terra e quindi…”

La conca sparì e tutti si ritrovarono lungo una strada, di notte; Franco ora aveva addosso la sua divisa da poliziotto e una paletta in mano. Un sudore freddo iniziò a scorrere lungo la schiena di M.

L’incidente…

Si trovavano nel punto esatto in cui Franco era morto, travolto da una Mercedes; mentre realizzava questo, sentì in lontananza il rombo di un motore potente e capì cosa stava per succedere.

Come una scheggia, apparve all’improvviso una Mercedes che si dirigeva a tutta velocità verso Franco.

“No! Fermati!” urlò M. con tutto il fiato che aveva in gola.

In barba a tutte le leggi della fisica, la macchina si arrestò nel punto esatto in cui di trovava e M. la guardò scioccato.

Ma come è possibile? E se fosse…

“Sparisci!” provò a dire M. e rimase a guardare stupito il vuoto dove fino ad un istante prima c’era la Mercedes.

Allora posso controllare questo sogno!

Si girò verso Mister D., che per la prima volta manifestava un leggero disagio, e gli disse: “Questo è il mio sogno, quindi qui comando io, giusto?” l’uomo non rispondeva “Perciò, se io volessi un po’ di sole, basterebbe pensarlo.”

In quell’attimo il sole illuminò la strada.

“Molto bene” sorrise M., che stava riacquistando la sicurezza di prima “adesso attaccate ed eliminate quel bastardo!”

Tutte le persone alle sue spalle si lanciarono verso Mister D., il quale tentò di fuggire, ma venne sommerso dalla folla, mentre i sogni intorno a lui svanivano uno ad uno. Dopo alcuni secondi restava solo il suo vestito per terra.

“Ok, amici, grazie!” disse M. “E tu Franco, vieni qua, fatti abbracciare!”

M. strinse a sé l’amico, mentre sentiva nascere dentro di sé un nuovo ottimismo.

Sulla cima di una montagna in lontananza, Mister D. osservava la scena, impassibile come sempre, pensando: Bravo M., continua così.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 15:39
 
Commenti (2) | 16.01.2013

Capitolo 7C di Giulia Madonna

M. era fuori di sé.
Con rabbia e forte disprezzo si rivolse a D e Poletti, guardandoli dritto negli occhi:
“Cos’ è accaduto a Franco? Esigo che mi raccontiate tutta la verità, subito!”

Poletti e D si guardarono vicendevolmente, con il fare sospetto di chi ha commesso qualcosa di inenarrabile e vuole a tutti i costi spacciarsi per estraneo ai fatti, solo per togliersi d’impiccio.
Così D, con la dialettica persuasiva che gli era consueta, cercò di rispondere a M. sviando il più possibile la domanda:

“M., è di lei che stiamo parlando, della sua vita inutile e senza sostanza. Ora non vada a riprendere il suo passato, né si affanni dietro tutti coloro che lo hanno riempito. Stiamo parando con lei e di lei, finiamo di girarci intorno..”
Mentre D continuava a portare il suo discorso dritto verso la direzione che voleva raggiungere, pensando che niente e nessuno avrebbe osato cambiare, M. lo interruppe alzando la voce:“No! Ora si fa a modo mio. Voglio conoscere la verità su Franco! Finisca lei di girarci intorno!”

Poletti con il solito sguardo odioso e il suo sorrisetto beffardo si intromise:“Vuole conoscere tutta la verità? E’ sicuro di reggere all’urto? E’ meglio se si siede, perché la verità è dura da affrontare, mi creda…”

“Io rimango in piedi. Dopo tutto quello che mi è capitato da questa mattina credo di poter affrontare anche la vostra terribile verità…sono tutto orecchie…”

Poletti e D si guardarono di nuovo a vicenda interrogandosi su chi dei due avrebbe dovuto narrare la storia. Un pesante silenzio avvolse la stanza che improvvisamente si scurì, quasi che tutto d’un tratto il sole, fuori, fosse venuto a mancare; un avvertimento inequivocabile dell’orribile presagio che portava con sé quella rivelazione.

I due complici continuavano a guardarsi con fare sospetto, cercando la strategia migliore.

Poi fu Poletti a prendere la parola: “Franco, sì, che era un uomo! Lo abbiamo accerchiato in tutti i modi possibili, con tutte le strategie in nostro possesso, ma lui era troppo forte, troppo pulito e fiero della sua vita.

Ci era piaciuto proprio per la sua forza. Il nostro progetto su di lui era davvero ambizioso: riuscire a trascinare nella nostra trappola emotiva una persona forte e sicura di sé, pienamente felice della sua vita. Ma con lui non ce l’abbiamo fatta.

Aveva troppo da perdere: la sua vita era positiva e non desiderava niente di più di ciò che aveva. Poi, seguendo e studiando Franco negli anni, abbiamo scoperto lei, M.

Un uomo problematico, sempre in balìa delle sue paure, sconfitto e arreso alla vita: un soggetto quasi perfetto per il nostro piano.

Lei, sì, che avrebbe ceduto alle nostre lusinghe, ne aveva bisogno per riconciliarsi con la vita.

Così, dopo averla studiata per un po’, ci siamo diretti verso di lei, perché più interessante.

A quel punto Franco era di troppo, sapeva troppe cose e sarebbe stato d’intralcio al nostro piano su di lei. E’ stato un vero peccato spegnere una così giovane vita e strapparla al mondo a cui avrebbe regalato tanto…Ma i nostri piani esulano dalla pietà o dalla bontà…”

Poletti si fermò e con lo sguardo tagliente e il suo solito ghigno fissò M. in attesa della sua reazione.

M. si mise le mani tra i capelli. Il cuore gli scoppiava di dolore e tra le lacrime fitte cercò di trovare le parole: “Lo avete ucciso! Lo avete fatto fuori perché non si è piegato ai vostri piani!

Certo, io sono un bersaglio più facile, una preda eccellente…Ma se con lui non ce l’avete fatta vuol dire che anche voi fallite! C’è la maniera per ostacolare le vostre manovre e spiazzare tutti i vostri diabolici piani…”

M. fu colto da una forza improvvisa che gli asciugò in fretta le lacrime e gli regalò la spinta per cercare di uscire da quell’incubo. Con tutta la forza che gli rimaneva addosso di scatto si diresse verso la porta.

Intanto Poletti continuava a parlare per cercare di fermarlo: “ Ma dove va adesso? Si fermi, ragioniamo! Conviene anche a lei starci a sentire…”

Ma M. era già fuori e come una furia era in cerca di Martina.
Martina era di fronte a lui, proprio dietro la porta. Era corsa in suo aiuto appena si era accorta, da fuori, che la discussione tra i tre si stava facendo sempre più animata. Lo strinse forte a sé, cercando di fargli arrivare tutto il suo calore, provando a placare la sua rabbia.

M. tremava come una foglia, però, cercò di non perdere neppure un istante: “Martina, siamo in pericolo! Andiamo via di qui, cerchiamo un rifugio da questo incubo…”

“Sì, M., siamo in pericolo! Dopo aver ascoltato lo strano racconto che mi hai confessato poco fa mi è tornato immediatamente in mente l’incubo di questa notte…Ho sognato Franco. Era in lacrime, singhiozzava… Poi, con un filo di voce flebile, quasi impercettibile, mi ha detto che tu eri in pericolo e che dovevo aiutarti. Mi sono svegliata con un’angoscia che non riuscivo a sciogliere e non ne comprendevo la ragione: ora conosciamo il perché!”

“Martina, prendiamo le nostre giacche e andiamo via, facciamo presto…”

Così, mano nella mano, stringendosi forte per farsi coraggio, cercarono di allontanare la paura, sparirono in fretta da quell’ufficio, che troppo spesso aveva regalato loro tanti problemi, ma ora era fonte di una paura talmente grande, che mai avrebbero osato immaginare.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 15:38
 
Commenti (57) | 16.01.2013

Capitolo 7 B Elena Simonetti

Il primo a rompere quel silenzio che era diventato pesante come un macigno, in quella stanza semibuia, fu Poletti: “M. non credo lei sia nella posizione giusta per dare degli out out, le conviene abbassare i toni ed ascoltare noi, per il suo bene, poiché da qui in poi dovrà prendere una decisione, o dentro o fuori, e l’avverto, qualsiasi cosa deciderà sarà definitiva, non potrà più fare marcia indietro. Le confesso che rispetto al mio amico qui presente, il lato che più mi interessa del progetto è proprio vedere se ho ragione sull’opinione che mi sono fatta di lei, se lei avrà o no “le palle” di cambiare il suo destino semplicemente abbandonandosi nelle braccia di Morfeo, se lei rinuncerà alla sua insignificante vita per intraprenderne un’altra fatta di sogni ma sicuramente più entusiasmante di questa grigia che si sta trascinando dietro ormai da un po’ “.

Mister D. intanto, giocherellando con il sigaro tra le mani, con aria di sfida continuò: “Vuole sapere tutto su Franco? Le risparmio i particolari della sua morte, sull’Aurelia, che lei conosce già… quello che non sa e che Franco sapeva che sarebbe morto, in quel giorno, in quel preciso istante… non poteva sapere come … ma sapeva che era giunta la sua ora… A dire il vero, mi ha sorpreso molto vederlo arrendersi ed abbandonare la sua vita su questa terra, senza batter

ciglio, lui che era una persona così forte ed altruista, mi sarei aspettato un attaccamento maggiore … ma invece si è lasciato andare… però quando ci siamo visti, pochi istanti prima, mi aveva detto di star lontano dai suoi cari. Io, naturalmente sono stato invece invogliato a farlo, solo ero incerto se continuare con la sorella Martina o invece rivolgere tutta la mia attenzione sul suo migliore amico, a lei M., sull’orlo di gettare la spugna, privo di interessi, apatico… Si, la sua situazione calzava proprio bene per il mio nuovo progetto e quindi le mie considerazioni mi hanno spinto a lasciar perdere Martina … per il momento”.

M. era come in trance, allora è tutto vero, Franco me l’hanno portato via loro, vigliacchi: ” Cosa gli avete fatto, perchè è morto, non posso credere che aveva accettato una cosa così assurda. Era felice aveva un lavoro che amava, perchè avrebbe voluto affacciarsi in una vita che non era la sua, pur migliore, o più agiata?… Il poliziotto per lui era una missione, … infatti aveva solo vent’anni quando ha deciso che quella era la cosa che voleva fare per tutta la vita. E’ sempre stato felice di come era andata la sua vita, forse l’unico rammarico era quello di passare poco tempo con Martina, che adorava. Da buon amico, mi ha affidato tacitamente il compito di vegliare su di lei…. ed io anche se con tutti i miei casini penso di averlo fatto… almeno fino ad ora…”.

Mister D. fece un ghigno…. M. percepì il sapore della soddisfazione dell’uomo dal borsalino: “Franco … povero illuso era contentissimo dei suoi sogni, erano diventati una droga poiché entrava in un mondo dove, violenza, sopraffazione, delinquenza ed ingiustizia non esistevano, stanco di quello che il mondo vero gli faceva assistere ogni giorno, si rifugiava nei suoi sogni fatti di un mondo modello, utopistico dove tutti erano felici e non c’erano guerre, dove i poliziotti  avevano poco da fare… I politici non erano così attaccati alle loro poltrone, in quel mondo lavoravano per il bene dei cittadini…L’ho avvisato, troppi sogni, pochi anni di vita…. non è riuscito a fermarsi”…

M. si sentì venir meno… Come d’incanto si ritrovò fuori della porta di Poletti, Martina gli sorrideva dalla sua scrivania… “Allora come è andata? Hai capito se i due si conoscevano da tempo?” Accorgendosi dal suo viso che qualcosa di grave era successo in quella stanza Martina  alzando di un tono la sua voce gli gridò: “M. sei di nuovo fuori dal mondo, ma cos’hai? Mi stai spaventando”. M. guardò la giovane collega, con lo sguardo di chi aveva percorso in pochi minuti una grossa salita, ansimando implorò: “Martina, ho bisogno d’aiuto… Devi aiutarmi, solo tu puoi farlo!”

M. portò Martina in una stanza dell’ufficio più tranquilla, più appartata, e sedendosi di fronte a lei, le prese le mani tra le sue, erano fredde ma riuscì a percepire il fremito che percorreva tutto il corpo di Martina, stava tremando, il contatto con il calore delle sue mani l’aveva fatta arrossire, è vero pensò M., è innamorata di me: “Martina, ora devi ascoltarmi attentamente, non interrompermi anche se la storia ti sembrerà assurda, alla fine capirai perchè ti sto raccontando tutto. Ti avevo già detto qualcosa su Mister D, anche tu hai avuto una sensazione strana solo nel parlare pochi secondi con lui… Ma non sai invece che…”

M. spiegò a Martina tutto quanto era successo, senza tralasciare nulla, quando arrivò alla parte della storia che riguardava Franco, Martina fece il gesto di correre via, lontano, da quelle parole che le facevano così male, ma M. la trattenne, accarezzandole il viso rigato dalle lacrime: “ora sai tutto, l’unico modo per uscire da questo incubo, è capire come dire no, del resto io non ho mai accettato, Mister D. mi ha fatto intendere che questi erano piccoli assaggi di ciò che avrei avuto, pur togliendo alla mia vita già degli anni, non ha però ancora avuto il mio pieno consenso…ed ho paura che se riuscirà ad estorcermelo, dopo passerà a te.

Martina con gli occhi gonfi di lacrime e lo sguardo smarrito, lo stava implorando: “Dimmi come posso aiutarti”, le sue mani ora si erano intrecciate alle sue, con un ritmo frenetico continuava ad andare su e giù sulla seggiola, sussurrando “Dio mio, Dio mio, aiutaci”, non riusciva più a controllare quel fremito che l’aveva soggiogata… era scossa da spasmi e singhiozzi strozzati, a quel punto M. la baciò.

Il bacio, inaspettato, per entrambi, provocò ad M. una sensazione di straordinario benessere, sembrava quasi che stesse fluttuando, – Wow…. è la donna della mia vita, pensò, ma quando aprì gli occhi, Martina era scomparsa, con suo grande dolore si accorse che aveva di  fronte un altro uscio che si contrapponeva tra lui e la vita  reale….

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 15:34
 
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Capitolo 7 A di Carla Parolisi

Deve essere stata la tensione, ma Marco si sente cadere e di nuovo la stanza diventa buia. Si guarda i piedi; non poggiano sul pavimento, come se un terremoto avesse fatto crollare d’improvviso il solaio facendolo precipitare velocemente in basso; salvo forse, perché riparato da qualcosa, ma pur sempre sepolto sotto le macerie. Non sa che fare, mentre sente,sempre  più nitido, un rumore d’acqua che cavalca dolcemente per raggiungerlo. Si guarda i piedi. Ha i calzoni arrotolati più in su delle caviglie e i piedi nudi baciano la sabbia fredda e umida. Si gira. Di fronte a lui lo spettacolo del mare. Sulla riva, con le spalle rivolte a lui, nonna Tilde raccoglie conchiglie.

<< Erano anni che non venivo al mare in autunno>> urlò, con un sorriso luminoso, correndo verso la nonna che, in quel momento, si voltò verso di lui: <<Vieni ad aiutarmi o cadranno tutte>>
<< E’ quello che facevamo sempre quando ero piccolo. Avevo dimenticato quanto fosse bello il mare in questo periodo>>
<<Hai dimenticato molte cose, caro nipote, ma Lui si ricorda di te…>>
<<Cosa vuoi dire?>>
<<Devo andare caro…sei grande ormai, saprai cavartela da solo>>

Marco la vede immergersi nel mare immenso che la inghiottì in un vortice.
Si lascia cadere su quella riva; seduto, lancia sassi in acqua. Ha il sole dritto negli occhi e non riesce a vedere chi gli si avvicina. Poi un’ombra e un tocco sulle spalle: <<Franco,amico mio! Che ci fai anche tu qui? Perché sei ricomparso nella mia vita? Cosa vogliono da me quei due?>>

<<Sono venuto a fare una chiacchierata come ai vecchi tempi…Mi sembri cambiato,Marco, hai un atteggiamento che non sembra il tuo>>
<<”Sembra” hai detto bene. Il fatto è che il tempo passa e, per il tempo che ho dormito, per me è passato ancora più in fretta…>>
<<Che vuoi dire? Il sonno ti ha tolto tempo?>>
<<Non il sonno vero; ma in senso figurato. È come se per anni fossi sprofondato in un lungo sonno, mentre la vita continuava a scorrermi addosso senza bagnarmi. Quando mi sono svegliato, e ancora non l’ho fatto del tutto, ero un pezzo di vita avanti>>.

<<Cosa ricordi della tua vita durante il sonno,allora?>>

<<Ho accettato molte cose. Ho accettato i miei fallimenti; la morte dei miei genitori;  sono fuggito da vigliacco davanti ai problemi; ho accettato quello che gli altri pensavano di me senza far nulla per cambiarlo, perché in fondo, non mi importava di cambiarlo; ho sempre assecondato le persone quando mi raccontavano di aver bevuto tanto e vantarsi di questo per qualche motivo; ho avuto concezioni tutte mie dell’amicizia e dell’amore; ho spesso fatto finta di non capire quando qualcuno mi chiedeva un appuntamento per poi non presentarsi mai; ho sempre risposto quando qualcuno mi ha fatto delle domande perché voleva indagare su qualcos’ altro; ho fatto finta che solo gli altri avessero problemi e solo gli altri non avessero tempo; non tutti si interrogano sulla tua vita, però devi sempre interrogarti sulla loro; no, non è vittimismo…è che mi sono svegliato e addormentato e, mi sono svegliato capendo che la mia vita vale più di ogni altra cosa, il valore che mi danno gli altri o che mi hanno dato in passato, non m’ importa; nessuno può darmi un prezzo, come se fossi appoggiato su uno scaffale di un supermercato, valutando secondo criteri meramente discrezionali la mia personalità. Spesso sei la seconda scelta perché sei più paziente; beh, questa pazienza non l’ho più! Ho perso Lisa e ora capisco il perché. Non potrei elencarti tutte le cose che pensavo prima, ci vorrebbe una vita e io già ne ho sprecato molto di tempo. A lavoro, però, ho faticato come un mulo e Poletti non può trattarmi come gli pare!>>.

<<Ma Poletti ti sta aiutando…>>

<< Franco, cosa ti ha fatto il signor D.? Ti prego di dirmelo, se vuoi davvero salvarmi…>>

<<Marco, cosa credi, che sia morto per colpa del Signor D.? Io, è vero, l’ho incontrato, e mi ha fatto il regalo che gli avevo chiesto:” vivere di passione” , e io sono morto per la mia passione . Credimi,  sono stato l’uomo più felice della terra… perciò, quando mi ha chiesto, chi volessi  aiutare, gli ho indicato te…”

<<Ah, quindi sei stato tu?>>

<<Non solo…ma non posso dirti altro…ora devo andare>>

Marco allunga il braccio per fermarlo, ma vede sparire anche Franco nel vortice in cui poco prima era sparita la nonna>>.

D’improvviso è di nuovo nella stanza. Si accende una luce, una lampada da tavolo, quelle classiche su una scrivania, ma Marco continua a non vedere nessuno. Che fine hanno fatto il Signor D e Poletti? Cerca di non muoversi, ma sa anche che, se anche lo volesse,non potrebbe farlo. In quegli istanti pensa che non fa tanto paura il buio che cela tutte le cose, quanto la penombra  che può generare ombre spaventose.

Dopo qualche secondo inizia a sentire delle voci in quella stanza. Si sentono appena, ma Marco si gira di scatto per vedere chi ci fosse lì con lui. Fa due,tre giri su se stesso e le voci si iniziano a sentire un po’ meglio, man mano più forti e sempre più numerose: ora sono quattro,cinque voci e continuano ad aumentare; urlano tutte il suo nome, da ogni angolo della stanza e Marco continua a girare, come se fosse anche lui in un vortice, inseguendo le voci per cercare di capire di chi siano, fino a quando, con le mani si copre le orecchie, sente girargli la testa e, assordato, cade proprio al centro della stanza. Forse perde conoscenza per qualche secondo, poi apre gli occhi e il signor D. è davanti a lui con la mano tesa per aiutarlo ad alzarsi.

<<Senti, ho capito tutto. Era tutta una metafora quella del sonno! Mi fai dimenticare pezzi della mia vita e io ho la sensazione di  essere un pezzo di vita avanti, ma ora basta!>>

<<Ma bravo! Ma se anche fosse così, resta il patto…>>

<< Il patto?! Ma quanto dovrà durare?>>

<< Caro Marco, ti sto facendo solo un regalo…durerà fino a quando, col sorriso più vero, mi dirai tu basta. Ora però corri a casa, che tua moglie ha bisogno di te…>>

<<Mia moglie?! Mi sono sposato?! Ma quando?! E perché ha bisogno di me?>>

Marco lo lascia lì e esce finalmente da quella stanza varcando di nuovo l’uscio.  Una folle corse in macchina lo porta alla sua casa di sempre, ma non trova nessuno all’interno, solo un biglietto scritto a mano, non saprebbe dire da chi, che dice : “ Martina sta per partorire. Il tuo telefono era spento, corri in ospedale…”.

Marco sta davvero impazzendo. Arriva senza fiato in ospedale, chiede la stanza, corre per i corridoi e quando entra, trova Martina che allatta il loro piccolo. Si avvicina lentamente al letto, Martina gli dà subito tra le braccia il bambino. E’ l’emozione più forte che abbia mai provato. Lo guarda a lungo, piccolo ed indifeso, poi con gli occhi pieni di lacrime alza la testa e vede appoggiato alla finestra il Signor D. che gli sorride. Guarda di nuovo il bambino, poi alza la testa per dire al Signor D. quel famoso “basta” che avrebbe messo fine al patto, ma lui  è sparito nel nulla.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del settimo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il mercoledì 16 gennaio 2013 - 15:32
 
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5libriin5righe

Gli hacker più temuti e i maghi e sensali dei libri

La novità #1 Noi siamo Anonymous, di Parmy Olson (Piemme)

Parmy Olson, la caporedattrice di Forbes Londra firma un libro inchiesta su Anonymous, il collettivo hacker balzato agli onori della cronaca nel 2008 quando oscurò prima il sito di Scientology e negli anni seguenti quello della Sony e la Fox, dei sistemi informatici di Mastercard e Paypall, fino al governo tunisino e la Cia. Un libro che non solo ricostruisce l’intricata storia di Anonymous e delle sue ramificazioni, tra America, Inghilterra e Irlanda, ma che consente ai lettori di decifrare codici linguistici cibernetici sconosciuti ai più. Una rivelazione.

 

La novità #2 La bella di Buenos Aires, di Manuel Vàzquez Montalbán (Feltrinelli)

“La muchacha que pudo ser Emmanuelle”, pubblicato a puntate sul quotidiano El PaÍs nell’agosto del 1997, arriva in Italia, dieci anni dopo la scomparsa del celebre scrittore spagnolo. Ne “La bella di Buenos Aires”, Pepe Carvalho, “Ex rosso. Ex agente internazionale. Amante di una puttana più selettiva che seletta”, insieme al fidato Biscuter, dovrà chiarire inquietanti misteri che coinvolgono il giudice Garzón, l’ispettore-semiologo Lifante, e tutta una serie di emarginati e un nucleo di alleanze segrete tra diversi stati, dopo la fuga in Spagna di una bellissima bonaerense destinata a diventare l’Emmanuelle argentina. Tango, buona cucina e il barrio Chino, tutti gli ingredienti che fanno di questo racconto inedito una vera e propria prelibatezza da leggere.

 

La chicca Favole, di Victoria Francés (Rizzoli Lizard)

“Un sogno iniziatico in chiave fantasy che è nato fra le ombre con un unico scopo: far luce in mezzo a tutta quell’oscurità”. Così definisce le sue “Favole”, la giovane valenciana Victoria Francés, ora disponibili in un’edizione integrale, edita dai tipi di Rizzoli Lizard, che include la trilogia originale arricchita di contenuti inediti e un quaderno di schizzi e disegni che sono serviti nel processo di creazione di “Favole”. Deliziose e intriganti illustrazioni in stile preraffaellita e gotico, fanno da cornice a storie che vanno dal romantico al magico, dall’onirico all’ancestrale. Da collezione.

 

Dallo scaffale Mendel dei libri, di Stefan Zweig (Adelphi)

“Lui leggeva come altri pregano, come i giocatori giocano e gli ubriachi tengono lo sguardo fisso nel vuoto, storditi, il suo rapimento quando leggeva era così commovente che, da allora, il modo in cui gli altri leggono mi è parso profano”. La drammatica storia di Jakob Mendel, mago e sensale dei libri, signore del Caffè Gluck nella Vienna di inizio secolo, dietro la cui “fronte calcinata, sudicia” si celavano ogni nome e ogni titolo che mai fossero stati stampati sul frontespizio di un libro. Commovente.

 

Digital Only Ricette medievali, di Sergio innocenti (Delirium Editions)

Con questo curioso “Prontuario del cuciniere”, naturale approfondimento de “Il trattato sulla cucina medievale”, Sergio Innocenti coniuga la sua passione per la cucina e per la storia del secolo buio. Grazie a questa raccolta di ricette e a una serie di ingredienti proibiti, elencati in una sezione del libro, si potranno sperimentare nuovi accostamenti di sapori e profumi, e scoprire nuovi aspetti della vita quotidiana nel medioevo. Per bizzarri gourmand.

Pubblicato il lunedì 14 gennaio 2013 - 18:41
 
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