Capitolo 6 E di Luca Regis

Quando la luce tornò ed i suoi occhi ripresero a vedere nitidamente, M. capì di trovarsi in una enorme stanza finemente arredata. Al centro troneggiava un enorme letto a baldacchino, ricoperto da lenzuola di seta color oro e drappi ricamati di velluto bordeaux. Il pavimento era completamente ricoperto da pregiati tappeti persiani e tutto l’arredamento,  i tendaggi alle finestre, l’imponente scrivania inglese addossata ad una parete, era sfarzoso. Sembrava una camera d’albergo, ma non una di quelle dozzinali stanze di terza categoria alle quali M. era abituato. Piuttosto una sontuosa suite in un lussuoso hotel.

Mentre M. era ancora intento a raccapezzarsi su quell’ennesimo ed inspiegabile salto spaziotemporale, la porta alla sua destra, di fianco alla scrivania, si aprì. Con suo immenso stupore, nonostante ormai fosse preparato a veder sbucare chiunque da dietro a quel battente, M. vide entrare nella stanza la ragazza dai ricci capelli corvini, incontrata al bar dei mattinieri.

Era vestita come quella mattina, quando l’aveva notata per la prima volta: le lunghe e tornite gambe nude sotto alla minigonna, l’abbondante seno avvolto dal giubbotto di pelle, e sul volto un sorriso dolce ed invitante. Non appena la vide, M. non seppe trattenere un’erezione. Sentì il pene inturgidirsi e spingere all’interno dei pantaloni. La ragazza si mosse verso di lui, sinuosa e sensuale. Senza dire una parola gli si parò di fronte e gli prese entrambe le mani tra le sue. Si sedette sul bordo del letto e lo tirò a se.

M., completamente imbambolato, rimase un poco rigido, indeciso, più che altro incredulo; ma il sorriso malizioso di lei era così invitante, la sua stretta così sicura, che pensò di non indugiare troppo e si lasciò andare.

Con mani esperte ma delicate, la ragazza lo spogliò. Poi fece lo stesso anche lei.

Nudi l’uno di fronte all’altra. Lo sguardo risoluto della ragazza che lo desiderava. M. diede sfogo ad ognuna della sue fantasie erotiche più recondite ed inconfessate – od addirittura mai nemmeno pensate.

La misteriosa ragazza lo assecondava in tutto, senza opporre la minima resistenza, anzi godendo appieno di ogni sua iniziativa. Dopo parecchie ore – o minuti, o giorni? Il tempo ormai non contava più nulla – e diversi orgasmi, M. si staccò dalla ragazza e si lasciò scivolare al suo fianco, sull’enorme e soffice letto. Con la fronte imperlata di sudore, rimase a fissare il nulla per qualche minuto – o secondo, o ora? – ansimante, esausto, appagato. Solo in quel momento si rese conto che non avevano detto una sola parola da quando si erano incontrati in quella stanza poche ora prima – o anni, o secoli?

“Chi sei tu?” Angelo divino? Avrebbe voluto dire M., ma come al solito si inceppò a metà della frase e le ultime due parole le pensò solamente. Quindi dopo la prima strozzata banalità, riuscì a proferirne in rapida sequenza altre due: “Dove siamo? Che cosa sta succedendo?”

Dopo aver pronunciato questi tre quesiti fondamentali, M. avrebbe voluto scomparire per la vergogna.

“Noi non ci conosciamo, o forse ora ci conosciamo molto profondamente.” La ragazza ammiccò, provocante. M. arrossì. “Mi hai vista questa mattina in quel bar, ricordi?” M. annuì, sospettoso. La ragazza proseguì: “Dove siamo non lo so, questo luogo è frutto della tua fantasia. E cosa sta succedendo, o meglio, che cosa è successo o cosa potrà succedere…” La ragazza si morse il labbro inferiore, sensuale. M. si gonfiò nuovamente.

Era bellissima, sdraiata al suo fianco. Gli occhi neri le scintillavano, le labbra carnose erano gonfie di piacere. I seni turgidi, i capezzoli tumidi e il suo sesso ancora caldo e madido erano un invito a proseguire a fare l’amore con lei, ma M. seppe tenere a freno la sua voglia, ormai più che appagata per quella notte – o era giorno?

“Si certo, mi ricordo di te…” Balbettò in qualche modo M., stordito ma compiaciuto. “Ed è chiaro che noi…” Sorrise pudico, arrossendo nuovamente. “Quello che voglio dire è, perché tu? Non so nemmeno il tuo nome, non ti ho mai vista prima di questa mattina.”

Così come Rebecca, rifletté M.: perché non è entrata lei in questa stanza?

“L’avermi vista seduta a quel tavolo con quel ragazzo, questa mattina, ti ha fatto venir voglia di fermarti, giusto?” Disse la ragazza.

M. annuì. Subito dimenticò Rebecca ed ebbe uno sciocco moto di gelosia, ripensando a come quel mattino lei amoreggiasse con quel ragazzo al quale lui non aveva pensato fino a quel momento.

“Tutto quello che ne è seguito è stata solo la conseguenza di quella tua decisione.” Aggiunse la ragazza, la voce bassa, quasi un sospiro. “Se non ti fossi fermato a causa mia, la tua giornata si sarebbe svolta in maniera completamente differente. Così il Sig. D. ha deciso di premiarti con questo mio regalo.” Anche lei arrossì e abbassò lo sguardo, fintamente imbarazzato, verso il suo sesso ancora nudo ed eretto.

“Dunque anche tu conosci il Signor D.?” domandò M., ma il suo tono di voce ora era secco, turbato. “Che cosa sei, una puttana?”

Invece di offendersi per quell’illazione, la ragazza fece una risatina arruffando il naso. Il suo viso era così dolce e candido che M. si pentì subito di averla insultata in quel modo.

“Certo che anch’io conosco il Sig. D..” Rispose in tono ancora più flebile, tanto che M. dovette sforzarsi per sentire cose gli stesse dicendo. “Tutti conoscono il Sig. D….”

Quelle ultime parole gli arrivarono alle orecchie come se fossero state filtrate da uno spesso muro di ovatta invisibile. Il resto del discorso che gli stava facendo la ragazza ancora nuda di fronte a lui, M. non riuscì ad udirlo. Vedeva le labbra di lei che si muovevano ammiccanti, sorridenti, ma non percepiva cosa stessero dicendo.

Your lips move, but I can’t hear what you’re saying

M. sorrise tra se, nervoso, teso, canticchiando quel brano di comfortably numb che gli balenò per la testa in quella situazione.

Subito dopo anche la vista tornò ad annebbiarsi, e prima che la stanza sprofondasse nuovamente nell’oscurità, M. fece in tempo a vedere la bellissima ragazza che si baciava i polpastrelli della mano e poi soffiava nella sua direzione.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 12:01
 
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