Capitolo 6 B di Elena Simonetti

Appena la fitta nebbia incominciò a dissolversi, lentamente, M. si trovò in una stanza in penombra… No, non era quella dell’ufficio di Poletti, decisamente no, i suoi mobili, minimali, freddi ed asettici dell’ufficio di quello che era il suo superiore avevano lasciato il posto ad un ambiente caldo ed accogliente, ad una grande vetrata, seppure le tende, che erano state volutamente accostate, lasciavano gran parte della stanza con ampie zone d’ombra…. Le pareti erano adornate con gusto da piccoli quadri che rappresentavano da una parte  le quattro stagioni….sull’altra parete foto di ragazzini tramutate in tele in bianco e nero mostravano la mano di un artista, probabilmente femminile, che era andata al di là dell’hobby. Pochi pezzi di antiquariato facevano capolino nella camera, che doveva essere un specie di salottino di rappresentanza, facevano da contrasto piccoli pezzi di design ultramoderno, che combinati insieme con grande gusto (anche questo attribuito ad una probabile donna) davano all’insieme un bell’equilibrio tra i due stili. Alla parete proprio di fronte alla porta vi era uno specchio molto grande nel quale M. ci si  specchiava in tutta la sua altezza…. Per un istante si guardó e non si stupì affatto di tutto questo, anzi stava incominciando a capire … aveva riconosciuto quella sensazione di torpore… Era anche sicuro di non essere affatto sveglio, ma di essere in un’altra dimensione, uno di quei viaggi onirici già vissuti… “stavolta starò al gioco” – pensò M.
Il signor D. era accanto alla vetrata, con una mano tratteneva un lembo della tenda, appoggiandovi leggermente il capo che risultava inclinato, fumava con l’altra un sigaro (ecco cos’era quell’odore acre che aveva sentito appena la nebbia si era dissolta) e guardava fuori, dall’intensità del suo sguardo si capiva che era immerso nei suoi impenetrabili pensieri…. Seduta lì di fianco, nell’angolo piú appartato della stanza, sprofondata nella poltrona di pelle, color rosso porpora, una sagoma che M. riconobbe come quella di Poletti… “E così ci si rincontra, caro il mio M.” Il signor D. nel pronunciare quelle parole, si era girato verso l’uscio dove M. era fermo, immobile con lo sguardo fisso, che lasciava intravedere la stanchezza di quella lunga giornata che all’apparenza era appena iniziata, ma che aveva invece lasciato tra le pieghe del tempo già diversi anni della sua vita (facendo un calcolo veloce delle volte in cui si ricordava di essersi appisolato). M. si fece coraggio e schiarendosi la voce, visibilmente provato disse: ” adesso incomincio a capire… lei e Poletti vi conoscete … come ho appreso da Martina, forse anche da tanto tempo…. magari la ragione di tanto astio nei miei confronti da parte sua, Poletti, nasce proprio da questo gioco infernale, da questo accordo non scritto che trama alle mie spalle, facendomi giorno per giorno cadere in un’apatia ed indifferenza per il mio lavoro del quale non vedo futuro… con l’unica inequivocabile intenzione di ostacolare me, per chissà quale motivo recondito che ancora non riesco a comprendere, ma io…. “Si calmi M., non é così….” La voce di Poletti che finora era stato zitto, interruppe la frase di M. “lei sta andando in una direzione sbagliata” … si avvicinò ad M. che, con gli occhi della mente, vide scorrere la goccia di sudore lungo la sua schiena, sudore freddo che, in una umida giornata d’autunno, non aveva nulla da invidiare a quello di una calda giornata d’agosto….
“Il progetto di cui la sua bella collega Martina le parlava, non é quello che lei ci ha scioccamente descritto…. A proposito di Martina, solo un cieco non si accorgerebbe di quanto sia innamorata di Lei… Lo sanno tutti in ufficio solo lei sembra non accorgersene… Ma anche di questo non avevo dubbi, immerso com’é nel suo mondo….
M. ebbe un improvviso scossone… Il cuore incominció a battergli forte nel petto…. Martina? Ma che sciocchezze sta dicendo quest’uomo?? … Io e lei…. Ma la conosco da quando era piccola…. Si sta sicuramente sbagliando….
“Ritornando a noi, si.. é vero, tra di noi ci sono state delle incomprensioni, non ultima quella che ci ha portati al litigio della scorsa settimana… Ho pensato di farla licenziare, glielo confermo senza false reticenze, la scusa l’avrei trovata facilmente, la crisi economica…, la mancanza di grossi progetti in attivo, .. la sua apatia contagiosa….ma poi, l’amico D. mi ha parlato del suo disegno, e la cosa mi ha intrigato tanto da soprassedere l’appuntamento con le mie velleità di capo…. Sono curioso di vedere come lei reagirà M., quale sarà la sua decisione in proposito, saprà approfittarne in maniera adeguata o farà la fine del suo amico Franco?”
Improvvisamente un gelo attraversó la stanza, nella frazione di secondo tra la percezione da parte del cervello di M. nel  recepire il nome del compianto amico e la sua reazione con annesso il segnale visivo di tutto ció che era legato a Franco, la sua storia, la loro amicizia, la sua morte improvvisa, fece scattare una smorfia d’ira mista a dolore che trasformò il viso di M. in una maschera impenetrabile: “Che ne sà lei di Franco?… Allora anche lui é stato succube di questo vostro pazzo gioco legato al tempo? Un accordo che voi avete preteso… spacciandolo per opportunità .. ma per chi? A cosa state mirando? Adesso mi vengono in mente tante situazioni strane che in questi anni mi sono accadute…. La morte dei miei genitori, la malattia della mia dolce nonna Tilde… E Lisa? C’entrate anche nella mia storia con Lisa? Ed il mio compagno di avventure Lapo? Non si sarebbe mai allontanato da me, volutamente…E’ assurdo… é disumano… se fosse così …. Franco, oh Franco…. Avevi cercato di avvisarmi…. ed io non sono stato attento….. Solo adesso capisco che dietro c’era un disegno troppo grande per noi…. Qualcosa di veramente imponente che é caduto sulle nostre deboli spalle….”
Rivolto verso i suoi due interlocutori M. Prende tutto il coraggio che mai immaginava potesse avere e con aria grave disse: “Adesso pretendo di sapere cosa é successo al mio amico… ma lo voglio sapere adesso….” Il volto di M. per la prima volta nella sua vita, non lasciava presagire nulla di buono.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 11:59
 
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