Capitolo 6 A di Tony Musicco

D’un tratto, un bagliore, una grande luce si fece spazio tra le tenebre, tanto da accecargli la vista e costringerlo ad alzare le braccia per riparare i suoi occhi da quello sfolgorare. E lo vide. Ancora lui, Franco. Apparve nel pieno di quel bagliore. La luce, dietro di lui, tagliata dalla sua sagoma, gli dava un aspetto quasi divino. Gli tese la mano.
<<M. non aver paura. Sono qui per aiutarti>>. M. abbassò le braccia e lo guardò.
<<Aiutarmi?>>
<<Sei in pericolo, amico mio>> e gli prese la mano. D’un tratto, il bagliore scomparve, lasciando spazio ad un prato verde.
<<Ma dove siamo?>>
<<Guardati attorno>>. M. prese a guardarsi intorno e vide una villetta. La riconobbe: era la villa di campagna di Nonna Tilde, dove lui e la sua anziana parente passavano le vacanze estive. <<La villa della nonna>>
<<Si. Ti ho portato qui perché è uno dei posti che, in cuor tuo, rappresenta pace e serenità. E dove possiamo parlare tranquilli, anche se ancora per poco>>
<<Franco, ma cosa succede? Tu… tu dovresti essere morto>>
<<Lo so>>
<<E cosa c’entri con il Signor D. ?>>
<<Lo conosco perché lui sta facendo a te quello che, a suo tempo, ha fatto a me>>
<<Cosa?>>
<<Ricordi quello che D. ti ha detto riguardo il tempo trascorso nel sogno?>>
<<Che ogni ora trascorsa sognando corrispondeva ad un anno in meno di vita>>
<<Esatto. Ho conosciuto D. tramite Martina, anche se lei ora ha perso ogni frammento mnemonico della sua identità. Lei l’aveva conosciuto tramite Poletti, in ufficio. Poi, una sera, lei mi chiama e mi dice che c’è una persona, questo Signor D., che vuole farmi una proposta di lavoro. Io, allora, avevo appena lasciato il mio posto alla casa editrice e fluttuavo nell’etere alla ricerca di un nuovo impiego. Nel frattempo, avevo cominciato ad abbozzare un mezzo libro. Pensai che la proposta riguardasse quello. Magari, un contratto editoriale. Ma poi, quando lo incontrai, prese a parlarmi di sogni: che mi avrebbe fatto fare un sogno bellissimo e che in cambio, si sarebbe preso il mio tempo. Un’ora di sogno, un anno in meno di vita. Da allora, la mia vita è stata totalmente sconvolta. I momenti ‘reali’ potevo contarli sulle dita di una mano. Per la maggior parte del tempo, sognavo>>
<<Che intendi per ‘sognare’?>>
<<Sognare. Quello che fai quando dormi. Con quella sorta di contratto, D. è capace di controllare il tuo lato onirico, attivandolo in qualsiasi momento egli voglia, anche quando sei perfettamente sveglio. Ecco spiegato il perché tu non ti sia accorto di essere arrivato in ufficio questa mattina. Per tutto il tragitto, sei stato prigioniero del sogno>>. M. si portò una mano alla fronte.
<<Oddio>>
<<E’ questo il tranello: il contratto parla di anni di vita in meno in rapporto al numero di ore passate a sognare. Ma il punto è che lui, manovrando i tuoi sogni, ti fa sognare in continuazione, aumentando così il tempo trascorso nello spazio onirico e levandoti irrimediabilmente ore vitali>>
<<Oddio, tutto questo è pazzesco>>
<<Ed è così che, alla fine, sono morto>>. M. alzò di scatto lo sguardo verso l’amico.
<<Vuoi dirmi che…>>
<<…che ho trascorso così tante ore nello spazio onirico da aver perso tutti gli anni di vita che mi restavano>>
<<Oh no>>
<<E ora sono questo: uno spirito che vaga nello spazio onirico, senza meta, senza scopo. Però, ora uno scopo ce l’ho: salvare te. Non deve assolutamente accaderti quello che è successo a me!>>
<<Ti ringrazio, Franco. Ma come…>> non ebbe tempo di finire la frase, che l’amico gli prese il braccio.
<<Andiamo via di qui>>
<<Cosa? Ma perché?>>
<<Ci hanno trovati>>
<<Chi?>>
<<D. e Poletti>>
<<Poletti? Ma…>>
<<Corri>> e si diressero verso la porta della villa. Ma da un angolo, M. vide riapparire sua nonna.
<<Nonna Tilde>>
<<M., vieni qui. Fatti abbracciare>>. M. le sorrise e, con lo sguardo fisso su di lei, fece per andarle incontro. Ma Franco gli strinse il polso.
<<Fermo!>> gli gridò.
<<Aspetta, è mia nonna. Vorrei…>>
<<No. E’ una trappola per farti rimanere qui e buttar via altro tempo>>
<<Ma…>>
<<Niente ‘ma’! Se vuoi che ti aiuti, devi fare esattamente quello che ti dico, è chiaro?>>
<<Allora, M?>> lo richiamò la nonna.
<<Guarda verso di me. Ignorala>>. Allora M, con sguardo sconsolato, levo gli occhi dall’immagine dell’amata nonna, e li posò sull’amico, il quale allungò la mano sulla maniglia della porta principale della villa, aprendola. Una nuova nube si creò attorno ai due.
<<Tieniti stretto a me. Non dobbiamo perderci>>. Si ritrovarono nella libreria. Erano davanti allo scaffale dei libri di fantascienza. <<Ascolta bene, abbiamo poco tempo>>
<<Cosa c’entra Poletti con tutto questo?>>
<<Poletti trova le potenziali vittime per D.>>
<<Potenziali vittime?>>
<<Si. E’ stato lui a indicare te a D.>>
<<Figlio di…>>
<<E lo stesso ha fatto con me>>
<<Ma cosa se ne fa il Signor D. delle ore di vita che sottrae a noi?>>
<<Le usa per sé. Per allungare la sua di vita>>
<<Cosa? Le usa per essere una sorta di immortale?>>
<<Esatto. Quindi, ha dato vita a quello che lui chiama “Il Progetto” per attirare più persone possibile tramite Poletti, e avere quindi delle vere e proprie scorte di anni vitali a disposizione >>
<<Ripeto, che figlio di…>>
<<Già>>
<<Ma come la risolviamo questa cosa?>>
<<Semplice: devi ucciderlo>>
<<Cosa?>>
<<Hai capito>>
<<No, no>>
<<Cosa?>>
<<Non posso farlo>>
<<Come sarebbe?>>
<<Non ho mai fatto niente del genere e di certo non comincerò ora>>
<<Non hai scelta. Lui ormai ti ha in pugno. Se non lo ammazzi, lui ammazzerà te>>. M. continuava a guardarsi attorno. D’un tratto, posò lo sguardo verso la cassa. <<No, cazzo. Non guardare lì>> e l’amico lo tirò giù, facendolo abbassare.
<<Perché non devo guardare?>>
<<La tua mente. Ora attiverà i ricordi e…>>
<<…la cassiera dai capelli rossi>>
<<Ecco. Era proprio questo che volevo che non ricordassi>>
<<Ma perché?>>
<<Perché siamo nello spazio onirico. Con quel ricordo, farai materializzare la tipa e farai capire a D. che ci siamo nascosti in questo piano dello spazio>>
<<Cazzo>>. I due si alzarono pian piano. Alla cassa c’era la ragazza dai capelli rossi. <<Oh merda, eccola>>
<<Dobbiamo andar via da qui>>. I due cominciarono a correre verso il bagno.
<<Ma dove andiamo di qui?>>
<<Basta una porta qualsiasi per approdare in un altro piano dello spazio onirico. La porta di quel bagno andrà benissimo>>. Si avvicinarono. Franco l’aprì. D’improvviso, la libreria fu avvolta da una sorta di nube grigiastra.
<<Ma perché ogni volta succede questo?>>
<<Ogni volta che si passa da una piano all’altro, quello precedente su cui si è stati si dissolve. In questi istanti, lo spazio onirico perde energie e se uno è abbastanza forte, può svegliarsi. Ma questo non è il momento giusto per farlo. Devo ancora dirti delle cose su questa faccenda e non posso farlo nel mondo reale, visto che lì non esisto più>>. Mentre ancora parlava, Franco si vide afferrato da una mano proveniente dal turbinio di fumo e tenebre che si era venuto a creare. Una voce oscura si sentì tuonare.
<<Ora non intralcerai più i miei piani>> e la mano tirò via Franco e le tenebre lo avvolsero.
<<Franco!>> urlò M.
<<Ricordati: devi ucciderlo! E ora, svegliati>> si sentì riecheggiare la sua voce, come provenisse da un posto lontano. E poi s’ammutolì.
<<Oddio>>. Il turbinio di tenebre si mosse verso di lui. <<Oddio, cosa faccio? Devo svegliarmi. Ma come faccio? Come faccio?>>. Cercò di strizzare gli occhi, senza risultato. <<Maledizione! Devo riuscirci. Devo essere forte>>. Le tenebre lo avvolsero. <<Forte!>> urlò. Buio. Aprì gli occhi. Davanti a sé c’era la porta dell’ufficio di Poletti. <<Ce l’ho fatta>> disse fra sé. <<E’ arrivato il momento di mettere fine a questa storia>> e aprì la porta con violenza.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del sesto capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il lunedì 3 dicembre 2012 - 11:58
 
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