copertina brambilla e la squaw

Brambilla e la squaw

La mente dello scrittore, secondo Gianni Brera, è un condominio abitato da molti inquilini. «Lo scrittore è uno schizoide che invece di spaccare la propria personalità banalmente in due, la frantuma in una folla di vite parallele. E per rinsavire deve trovare il modo di ordinarle in una narrazione con un capo e una coda. Il risultato può essere bello o no, ma almeno non si resta pazzi schiodati»: questa è la formulazione della breriana teoria degli inquilini data da Franco Brera, figlio di Gianni.

Chi abitava il condominio Brera? Quali esistenze ha cercato di coordinare attraverso questo romanzo abbozzato? Ogni costellazione è contaminata dalla parzialità. I cieli interiori sono cangianti. Cosa si muoveva, tuttavia, nello skyline breriano? San Zenone al Po, Milano, Pavia, Monterosso al Mare, i sioux, le storie su Buffalo Bill, i romanzi del dentista Zane Grey, film western, Steve McQueen, i poemi epici e le sterminate praterie. Ogni scrittore vive in almeno due luoghi, tra loro mescolati: la realtà e l’onirico, la vita esteriore e le distese interiori. Camilleri ha Vigata, Salgari aveva la Malesia, per Brera c’erano la bassa padana – in primis – e la prateria americana, perché «mèj de la val Padana ghe n’è minga». Considerato l’immaginario di Brera, Brambilla e la squaw è non tanto e non solo romanzo di evasione, ma anche esorcismo della giovinezza, dell’adolescenza di chi ha sognato il far west, sia esso wild od old.

Carlo Brambilla – Charles Barembellah, per gli amici inglesi e americani – è uno degli inquilini di Brera: medico nell’Italia di Mazzini, si muove dalla Padania all’Inghilterra fino al Missouri. È un emigrante padano, inseguito per motivi politici dalla polizia, alla ricerca di lavoro e fortuna. I pellerossa – nella solita idealizzazione negativa che si fa dello straniero e dell’altro da sé – gli vengono presentati come temibili e selvaggi: le loro donne appesterebbero il west con le malattie veneree. I pregiudizi di Brambilla – da intendere solo come pre-conoscenza, cioè orizzonte di nozioni non esperite – cadranno uno ad uno in seguito all’incontro di Altero Bisonte, Quaglia Silvestre, Orso Nero, Shoshoanna e la loro tribù. Sposerà la bellissima Shoshoanna, troverà l’oro e tornerà ricco in Padania. Allontanare i pregiudizi porta fortuna: utilizzarli per comprendere la realtà significa non accedere ad essa, sono troppo angusti per far entrare il mondo nella nostra vita. Romanzo di evasione? Sì, dal carcere dei pregiudizi.

Alla domanda «Brera, cosa significa questo romanzo?», lui risponderebbe ironicamente: «Niente, significa».

 

Recensione a cura di Idolo Hoxhvogli

Gianni Brera, Brambilla e la squaw, Frassinelli 2012

Pubblicato il venerdì 30 novembre 2012 - 15:06
 
Lascia un commento | 30.11.2012

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*



*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>