catilina

La congiura di Catilina

Giacomo Leopardi scriveva che «del modo di ben tradurre ne parla più a lungo chi traduce men bene». Forse per questo Domenico Lovascio, nella prima edizione italiana di Catiline His Conspirancy di Ben Jonson da lui stesso curata, tradotta e annotata, di traduzione parla ben poco, lasciando al testo e noi recensori l’ardua sentenza sul suo operato.
E questo nonostante la sua coraggiosa, e motivata, scelta di tradurre in prosa una tragedia scritta in versi.

Si legge nella breve Nota alla traduzione che alla base della sua scelta «sta principalmente il fatto che, essendo Catiline un testo ricchissimo di lunghi monologhi e
orazioni in cui gli slanci lirici sono piuttosto rari, è parso più adeguato ricorrere alla prosa che a un verso libero o eventualmente all’endecasillabo sciolto, malgrado il passaggio dai versi alla prosa generi inevitabilmente una diluizione del testo, ulteriormente aggravata dall’elliticità e dalla concisione caratteristiche della drammaturgia giacomiana» (lxxix).

Cosa non è il lavoro del traduttore se non un susseguirsi continuo di scelte, alla ricerca dell’irraggiungibile traduzione perfetta? Seppur a colpo d’occhio la scelta di tradurre in prosa i versi jonsoniani sia l’aspetto che colpisce più immediatamente il lettore, riteniamo che la forza di questa prima edizione italiana della Congiura di Catilina, risieda nel così
detto apparato al testo, frutto di un intenso lavoro di ricerca da parte di Lovascio.
Nell’introduzione, l’anglista genovese porta avanti un ampio studio della tragedia, toccando ogni punto che possa essere di interesse per il lettore italiano. Dalla fortuna del testo a un’analisi dei personaggi, passando per le implicazioni politiche della tragedia nell’Inghilterra giacomiana.

Molto ben documentato, Lovascio utilizza bene le fonti e motiva ogni suo commento critico destreggiandosi con competenza nell’ampia bibliografia su Ben Jonson e la Congiura. La scelta di inserire il testo originale a fronte costringe Lovascio ad anteporre una Nota al testo nella quale informa il lettore delle edizioni passate e presenti della tragedia in lingua inglese. Oltre al lavoro di traduttore, l’anglista genovese ha dovuto svolgere anche quello di filologo scegliendo l’edizione secondo lui più accurata e avvalendosi della collaborazione di Ian Donaldson, general editor insieme a David Bevington e Martin Butler della Cambridge Edition of the Works of Ben Jonson, attesa per il 31 luglio 2012.

In questo modo Lovascio ha potuto usufruire delle ricerche più aggiornate sul testo, dando alla sua edizione grande attualità, oltre che rigore critico e filologico. Questo fa sì che l’edizione italiana della Congiura di Catilina sia anche un eccellente strumento per tutti coloro che decidessero di avvicinarsi alla tragedia jonsoniana e all’Inghilterra giacomiana in genere. Notevole il lavoro di annotazione, posto in coda al testo della tragedia, suddiviso in due parti: note critiche e le note a ciascun atto. Qui troviamo sia commenti di natura critica, volti a sciogliere i nodi di un testo di non facile comprensione per i continui rimandi alle fonti storiche latine e a personaggi della vita politica inglese del XVII secolo; sia la motivazione di alcune scelte di traduzione, soprattutto nei casi in cui il traduttore adotta la così detta tecnica di “compensazione” o “spostamento”.

Infine, da notare il fatto che la tragedia jonsoniana è stata tradotta solo in francese e mai dopo la metà del XIX secolo. L’edizione italiana acquista, quindi, un valore aggiunto e diventa punto di riferimento imprescindibile per tutti coloro che, in Italia come all’estero, desiderino cimentarsi in un’impresa simile a quella di Lovascio.

recensione a cura di Alessio Piras

Ben Jonson, La congiura di Catilina. Introduzione, traduzione e note di Domenico Lovascio

Pubblicato il martedì 3 luglio 2012 - 12:26
 
Commento (1) | 3.07.2012

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