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Casinò Royale

James Bond compie Cinquant’anni ma in realtà ne avrebbe quasi Sessanta. Non possiamo dimenticare come la sua nascita sia databile di una decina di anni antecedenti alla prima cinematografica e sia dovuta ad un giornalista, ex banchiere ed ex spia britannica. Sto parlando di Ian Fleming che seppe adeguare la sua scrittura elegante alle torbide trame hard boiled in voga nella prima metà del secolo scorso.

Erano altri anni: L’autore scozzese aveva messo mano a Casino Royale “per distrarsi da altre faccende”, tipo la noia e la depressione che lo avevano assalito dopo il recente matrimonio con la contessa Rothermere di Charteris (lontana parente di Leslie Charteris, inventore di un altro personaggio letterario diventato famoso sugli schermi televisivi: Simon Templar detto il Santo). Era stato così partorito un romanzo veloce, cupo, ricco di colpi di scena ed atroci torture. Un piatto che non poteva dare spazio alla noia. Sia chiaro: non aveva inventato nulla. Però aveva saputo usare un modo di scrivere veloce e diretto a dei plot che erano molto in voga in quegli anni. Come se Hemingway si fosse messo a proporre gialli pieni di dark lady compiacenti e pericolosi pazzi criminali, Ian Fleming era capace di scrivere in poche righe azioni per cui altri autori impiegavano interi capitoli. Questo lo rendeva immediato e diretto.

Dimenticate lo 007 che avete imparato a conoscere al cinema. Il James Bond dei libri è un killer martoriato dai dubbi. Odia il suo lavoro sporco e pericoloso ma sa che lo deve fare. È misogino e razzista. Il suo primo amore è tacciato con sprezzo e sdegno nell’ultima frase del libro che non vi riporto per non rovinarvi la sorpresa; e poi i Bulgari che sono tutti assassini e gli italiani, ovviamente, mafiosi: il razzismo tipico di uno snob scozzese che sa scrivere, ha una fantasia sconfinata per gli intrecci delle storie e non ha tempo da perdere in troppe spiegazioni.

La sua prima avventura, in Italia, ha conosciuto molte edizioni: dal “La benda nera”, uscita come supplemento al Corriere della Sera nel 1958, a “Casinò Royal” edita nella collana R65 di Garzanti nel 1965 fino alla recente “Casino Royale”, che riprende il titolo originale dopo il successo del film con Daniel Craig. Adelphi ha infatti deciso di scommettere sull’autore scozzese, riproponendo le sue avventure bondiane. La prima uscita, “Casino Royale” appunto, ripropone nella grafica della copertina la storica prima edizione Jonathan Cape del 1953 con i cuori insanguinati. Questa copertina “vintage” appassionerà i seguaci della saga anche se potrebbe avere difficoltà ad attrarre nuovi adepti, dato che il richiamo al marchio di fabbrica è molto nascosto. Perché diciamocelo: per attrarre nuovi adepti è necessario richiamare il bailamme del marketing cinematografico. Attrarre nuove persone che poi si accorgeranno di quanto il vero 007 sia meno “piacione” e più complesso: in un aggettivo molto di moda in questi anni in cui il cinema ripropone continuamente eroi letterari e del fumetto: dark.

Questa edizione Adelphi è arricchita da un’interessante postfazione ricca di foto e aneddoti dalla vita di Ian Fleming. Ancora una volta, buon compleanno 007.

Scheda del libro: http://www.adelphi.it/libro/9788845927010

Marco Donna (www.marcodonna.it)

 

 

Pubblicato il lunedì 16 luglio 2012 - 14:36
 
Commento (1) | 16.07.2012

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