Capitolo 2L di Master Lingue e Relazioni Internazionali 1°anno, Fondazione Milano, (D. Fezzardi, A. Mezzasalma, F. Nicita, V. Noseda, K. Ratiu Klos , M. Rossi, S. Viterbi)

M. provò all’improvviso qualcosa, una sensazione stringente,quasi soffocante. Guardò la ragazza dritto negli occhi, poi li abbassò subito, mortificato per ciò che stava per dirle. Il nodo alla gola gli impediva di esprimersi come avrebbe voluto e tutte le sue emozioni si trasferirono nello sguardo.
A quel punto non ci fu neanche bisogno di parlare, alla ragazza bastò leggere nei suoi occhi.
Non era pronto a questa esplosione di vita , aveva paura di provare felicità e forse persino di innamorarsi. Qualsiasi cosa la ragazza avesse detto non l’avrebbe smosso dalla decisione che egli aveva ormai concepito intimamente. La ragazza lo capì, ne fu delusa, amareggiata, ma comprese. E, con la morte nel cuore, lasciò che si allontanasse. M. risalì dunque sul treno, senza dire una parola.
Riuscì a mantenere ancora per qualche istante attraverso il finestrino il suo sguardo fisso negli occhi di lei, e in quel contatto riuscì a dirle tutto ciò che non era riuscito a pronunciare verbalmente. Malinconico, ma forse appena confortato dalla dolcezza della commozione, la guardò per l’ultima volta, poi le voltò le spalle e riprese il suo viaggio.
L’andatura ritmica del treno che aveva cominciato la sua corsa, lo fece sprofondare in una sorta di trance, ed M. cominciò a meditare e ad osservare con lucidità tutti i suoi fallimenti, nei rapporti affettivi, nel lavoro, persino la perdita del suo adorato golden retriever non fece che rendere il quadro della sua esistenza più vuoto ed insopportabile che mai. Complice il ritmo ipnotico del treno, M. si ricordò improvvisamente di quello strano vecchio che aveva incontrato al bar, delle sue parole, che ad un primo impatto gli erano sembrate semplici farneticazioni di un folle. Però… come faceva a conoscerlo così bene? A possedere tutte quelle informazioni che lo riguardavano, e soprattutto, a cogliere e comprendere con tale sensibilità la sua disperazione…? Chissà, forse valeva la pena accettare la sua proposta, magari era solo uno scherzo, un’ennesima beffa del destino, ma in fondo…. cosa aveva da perdere? La sua esistenza in quel momento non si poteva chiamare vita, e pazienza se avrebbe vissuto di meno sognando, anzi, avrebbe avuto l’opportunità di evadere almeno per un po’ dal grigiore e dalla frustrazione che lo angustiavano….
Sulla scia di questi pensieri, abbandonò ogni scetticismo, e accettò pienamente in cuor suo la proposta di quel misterioso signore. M. decise quindi di rilassarsi, di lasciarsi cullare dal dondolio del treno e di arrendersi al sonno che via via si stava impadronendo di lui….
Il senso di benessere diffuso che aveva provato prima di addormentarsi lo accompagnò anche durante la fase onirica. Solitamente dormiva in modo agitato e si svegliava malinconico, ormai da molti anni. Questa volta il sonno era pieno, gonfio, ristoratore. Iniziò a visualizzare un sentiero, in mezzo ad un prato verde, che conduceva ad una radura assolata con una piccola fontana a cui abbeverarsi. Gli sovvennero le lunghe passeggiate con Lapo, e la foga con cui esso si avventava sui rivoli d’acqua incontrati durante il cammino. Capitava che si tuffasse nelle pozzanghere e poi si scrollasse accanto al padrone, grato e divertito per quel tempo passato insieme all’aria aperta. M. non badava ai vestiti sporchi, era divertito anche lui da quei piccoli fuori programma che li rendevano complici nel gioco. Ad un certo punto Lapo prese a correre in avanti, sempre più veloce sempre più lontano, fino a scomparire dalla vista. “Avrà visto uno scoiattolo, qualcosa avrà attratto la sua attenzione…. ” pensò M., ma i minuti, le ore passavano e Lapo ancora non faceva ritorno. Ben presto M. si rese conto che non l’avrebbe più rivisto, in fondo sapeva che era solo un bel sogno, secondo quella strana consapevolezza che ogni tanto capita in fase onirica.
Triste, sconsolato, con la voglia di strappare tutte le piante che incontrava e di urlare agli alberi e al creato la sua amarezza, ecco che gli comparve improvvisamente lungo il sentiero una piccola cascina abbandonata, forse un deposito del fieno o un stalla in disuso.
Nonostante lo stato di abbandono la cascina si presentava accogliente: tralci di vite e di fiori rampicanti pendevano dal tetto in legno massiccio e incorniciavano l’uscio, anch’esso di legno, da cui sporgeva una grossa maniglia in ferro battuto un po’ arrugginito. Ma l’uscio era dischiuso, non era necessario forzare l’ingresso, e l’aspetto generalmente invitante del luogo sembrava proprio indurre ad entrare. La curiosità sollevò per un attimo M. dal suo stato d’animo così negativo, cosicché senza indugio decise di varcare la soglia.
Non fece in tempo a lasciarsi l’uscio alle spalle che una cosa molle, umida e calda gli si appiccicò al volto e lo lavò completamente…. era la lingua di Lapo che quasi per magia era riapparso nel presente di M. e gli dimostrava così l’immensa felicità di aver ritrovato il suo padrone. Con le lacrime agli occhi M. abbracciò il suo cucciolo e iniziò a giocare con lui, certo che questa volta l’avrebbe tenuto per sempre con sé. Chissà perché era scappato, chissà se lo avevano rapito… ma l’importante era averlo ritrovato, e questa volta M. era risoluto: non avrebbe mai lasciato che accadesse di nuovo.
Felice, ottimista perché forse la sua vita ricominciava a volergli bene, M. si avviò col suo Lapo verso il sentiero di ritorno, impaziente di tornare a casa per dedicarsi al suo animale.
Il percorso di rientro sembrava protrarsi più a lungo del previsto, e M. cominciava ad accusare segni di stanchezza. Dopo un’altra ora di cammino decise di riposarsi un attimo, le sue gambe proprio non reggevano più e persino Lapo pareva affaticato. Si accoccolarono insieme ai piedi di un albero, e si adagiarono su un cumulo di erba secca per recuperare un po’ di forze prima di riprendere il cammino.
La stanchezza, l’aria tiepida ma ventilata e i suoni gentili della foresta furono alleati nel far scivolare M. e il suo cucciolo in un sonno profondo.
Purtroppo un suono meno gentile interruppe bruscamente questo idillio. E’ lunedì’, la sveglia segna le sette ma in realtà sono già le otto perché M. aveva dimenticato di regolare l’ora legale… Ad ogni modo non sarebbe comunque arrivato in ritardo, pensò, ricordandosi infatti che era appena stato licenziato.
Ma aveva avuto il suo sogno, il momento di pura felicità, che gli restò appiccicato addosso perché sentiva che era più di un sogno, un’esperienza incredibilmente reale, e ogni qualvolta avrebbe incontrato quell’uscio lo avrebbe aperto, perché la felicità provata durante quell’esperienza onirica era incommensurabile, e lo ripagava abbondantemente della sua misera vita ‘terrena’. D’ora in poi avrebbe cercato quell’uscio ogni notte, incurante degli anni che corrispondevano ai sogni. Forse aveva trovato la strada per dimenticarsi di malinconia e frustrazioni, e di abbracciare la vera felicità.
Restava solo da inventarsi qualcosa per riuscire a mantenersi, e sopravvivere, durante la veglia ma era certo che qualcosa si sarebbe inventato. Per il momento indugiò ancora a lungo sulle meravigliose sensazioni provate durante il sogno, rimandando ancora per un po’ qualsiasi decisione. Si sentiva appagato, e grato a quel vecchio che incredibilmente, si era imbattuto nel suo cammino.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del secondo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il giovedì 3 maggio 2012 - 17:03
 
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