CAPITOLO 2H di Erika M.

Emozioni contrastanti invadevano M. mentre ripensava ancora incredulo a quella folle giornata, probabilmente la più bella della sua vita e sicuramente la più assurda. Aveva trascorso ore indimenticabili insieme alla donna più bella e incredibile che avesse mai incontrato, una sconosciuta. “Chissà chi è davvero Rebecca e chissà se la rivedrò più” si chiedeva M. con lo stomaco ancora in subbuglio. Si era sentito come in un temporale estivo, come fosse tornato indietro al primo innamoramento, come quando una canzone sconvolge l’umore regalando una carica inaspettata. Adrenalina. Non si era mai sentito così vivo, ma non aveva mai avuto così paura. “La vita è imprevedibile e illogica, soprattutto la mia” pensò.

Tante le cose fatte insieme a R., incoraggiati da un sole che a tratti scaldava l’aria pungente. Corse a perdifiato, giochi, avevano finto di essere una coppia e di non conoscersi, simulato una lite furiosa, erano entrati nei negozi per provare gli articoli più eccentrici. Una giornata vissuta senza freni e senza fermarsi, come se fossero stati in una dimensione senza tempo.

“E il suo sorriso..ah quel sorriso!”, negli ultimi tempi era raro che M. ridesse così tanto, quelle risate che partono dallo stomaco.

“Ho anch’io un patto da proporre” gli aveva detto R. appena riemersi in superficie “non parliamo più delle nostre vite reali, oggi saremo chi vorremmo essere”.

“Perché?” chiese M.

“Voglio vivere un sogno” rispose lei voltandosi di scatto per sfoggiare un’espressione provocatoria “e poi così sarà più facile rispettare le tue condizioni”.

Le parole di R. avevano riportato il pensiero di M. all’offerta del Signor D. rendendolo nuovamente inquieto. Il ragazzo accettò, anche se non era sicuro di avere mai avuto grandi sogni.

Così proseguirono la giornata da estranei, senza provare a conoscersi davvero ma con la sensazione di conoscersi da sempre. M. non aveva mai trovato tanta complicità in uno sguardo. Ogni volta che R. lo sfiorava percepiva un legame inspiegabile con quella donna.

Scoprirono posti nuovi, scorci romantici e luoghi misteriosi per le vie di Milano. Trovarono un vecchio negozio di giocattoli, di quelli che conservano ancora il sapore di una volta, dove è tutto ammassato in un piccolo spazio e si può tornare un po’ bambini. Non esitarono a entrare e furono immediatamente assaliti da ricordi felici, che come sempre portarono anche un pizzico di malinconia.

A fine giornata davanti agli occhi di M. l’immagine di Rebecca mentre mangia il gelato, non avrebbe mai creduto che un gesto così banale potesse essere anche incantevole, dolce e sensuale allo stesso tempo. Era delicata e decisa in ogni suo movimento. M. si convinse di aver perso la testa.

Quel giorno R. rinunciò al tatuaggio ancora una volta, quasi pentita di averne accennato “preferisco non conservare prove di questa giornata, sarà come non fosse mai successo e vivrà solo nei nostri ricordi” disse ad un certo punto “e forse ci saranno momenti in cui metteremo in dubbio che sia stato reale”. Per questo motivo la ragazza preferì passare il tempo evitando tutto ciò che potesse essere familiare, lontano dai luoghi abituali. In alcuni momenti M. aveva avuto quasi l’impressione che lei sfuggisse gli sguardi di chiunque incrociassero, nei bar e nei negozi sembrava nascondersi attraverso la postura o giocando con le mani e i suoi lunghi capelli. M. pensò di essere stato l’unico in grado di vedere il viso di R. quel giorno. Non capiva il motivo di tutto questo mistero ma non indagò per non rovinare i patti, o forse aveva paura di conoscere la verità, del resto era un gioco. Per una volta decise di cogliere l’attimo e godersi semplicemente le emozioni che quella donna bellissima gli stava regalando.

Quando il sole calò del tutto e il freddo iniziò a farsi sentire decisero di sedersi in un bar, scelsero un posto piccolino e non troppo frequentato. M. pensò ai pochi spiccioli che gli erano rimasti in tasca ma fu travolto da un bacio improvviso di R., un bacio pieno di passione, e si lasciò trasportare dall’emozione e dal piacere che si stavano impossessando di lui. Non gli sembrava vero, anche perché a pensarci bene non era mai stato baciato da una donna, aveva sempre fatto lui il primo passo e il più delle volte si era sentito impacciato. Invece in quel momento si sentì bene, forte, come se per un attimo niente gli sarebbe potuto succedere.

Ma tutta quella felicità rischiava di essere effimera.

“Oggi tutto è andato come doveva andare” lo sorprese R. senza dargli modo di parlare “Grazie”.

“Non è ancora finita” aveva ribattuto M. tornando con i piedi per terra.

Al tavolino del bar continuarono a parlare per ore, osservando dalla penombra gli altri clienti, perlopiù gente di passaggio che prendeva qualcosa velocemente per poi uscire e proseguire la serata. Chissà se qualcuno aveva mai avuto un’incontro come il loro, si chiesero.

M. rimaneva sempre più affascinato da R., così quando lei si alzò per andare in bagno lui decise di rovistare velocemente nella sua borsa a caccia di un indizio su chi fosse veramente. “Non dovresti farlo” ripeteva tra sé, ma la tentazione era troppo forte. “Voglio rivederla, devo rivederla” si disse, pensando che quello fosse l’unico modo per avere informazioni e riuscire a rintracciarla, magari facendo poi sembrare la cosa casuale. Ma niente, dentro la borsa non trovò nulla, neanche un documento o un biglietto da visita. Tirò fuori un foglietto accartocciato su cui c’era scritto un indirizzo: via Pavia 23, ma pensò che non potesse avere a che fare con l’abitazione di R. Rimase molto deluso “come può essere possibile?” continuava a chiedersi. Prese tra le dita un elastico per capelli e decise di tenerlo, una magra consolazione, ma lui un ricordo tangibile di quella giornata lo voleva, aveva bisogno di dimostrare a se stesso che era stato reale. L’incontro inverosimile con il Signor D. quella mattina l’aveva molto turbato, tanto che più volte durante la giornata gli capitò che l’entusiasmo venisse momentaneamente soffocato dalla sensazione di essere osservato, ma ogni volta si convinse che non poteva essere vero.

Quando Rebecca tornò al tavolo era quasi mezzanotte “i patti sono patti” gli disse, e avvicinandosi gli sussurrò dolcemente all’orecchio “è stato un sogno, ora bisogna svegliarsi e tornare alla realtà. Chiudi gli occhi così non vedrai che direzione prenderò”. A malincuore M. fece come gli aveva detto, dopotutto l’idea era stata sua e non sapeva ancora come avrebbe affrontato quella notte.

Ma quello che successe poi non se lo sarebbe mai aspettato. Una volta sentita la porta chiudersi aspettò un po’ prima di aprire gli occhi, immediatamente si accorse di una scritta sullo scontrino : “una splendida illusione, D.”

Si alzò di scatto urlando al cameriere di dirgli chi aveva lasciato quel biglietto, ma era entrata qualche persona nel frattempo e il ragazzo gli rispose che non si era accorto di nulla. M. corse in strada disperato, ma non c’era nessuno. Sconvolto si diresse verso casa a piedi per schiarirsi un po’ le idee, aveva bisogno di prendere aria, sentiva mancare il fiato.

La confusione non lo lasciava in pace. Per questo sul suo divano aveva ripercorso tutta la giornata con la mente, un po’ per capire e un po’ per rivivere quelle emozioni. Il suono delle “s” marcate di R. riecheggiava nella sua testa, accompagnandolo al sonno come una ninna nanna. Ma proprio in quel momento sentì bussare alla porta. M. sbarrò gli occhi di soprassalto, un brivido lungo la schiena, con la coda dell’occhio controllò che il coltello in cucina fosse a portata di mano. Alzandosi a fatica rimase a fissare la sua immagine nello specchio prima di aprire.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del secondo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il giovedì 3 maggio 2012 - 17:01
 
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