Capitolo 2E di Carla Parolisi

Ci sono stagioni della vita che sono come gli autunni di Marco, ti sembrano tristi e vuote, a volte sfortunate. Vedi la gente che corre verso qualcosa da fare, verso qualcuno da incontrare e sembra che tu sia rimasto ibernato in una fredda, immobile noia che gela ogni emozione. Ti sembra di non star facendo nulla,  non per gli altri, ma per te.  Trascorri le giornate ma non le vivi, aspetti che faccia sera e torni il mattino e non hai il coraggio di mostrare le tue debolezze a nessuno. Non sei il solo a cui capitino questi periodi, anche se tu, mentre li vivi, puoi convincerti che sia così .

M. anche davanti al Signor D. che sembrava avergli letto l’anima, ha cercato di mostrarsi forte, di essere ironico, ma mai fragile; tuttavia pronto a sognare.

Questi due incontri però, l’hanno destabilizzato: linfa vitale per la sua condizione di spirito, speranza rinnovata di vivere una nuova vita, diversa dalla sua. Solo speranza, ma può bastare.

Sedersi al tavolino del bar. Incontrare il Signor D. Andare a prendere la metro. Guardare le informazioni sulla città. Incontrare R. Non andare a lavoro. Fare quello che aveva voglia di fare.

Fece scorrere cronologicamente nella sua testa questi pochi, semplici e, apparentemente insignificanti, avvenimenti e pensò che il Destino sia fatto di scelte, non quelle che fa lui per te, ma quelle che fai tu in ogni secondo della tua vita. Con quelle scelte che aveva fatto oggi , a M. era capitato dopo anni, che il cuore gli scoppiasse in petto perché stava rompendo gli schemi, perché  stava parlando con una donna mai vista prima e, aveva proprio  voglia di parlare, di tirare fuori quello che aveva dentro, anche di raccontarle del Signor D., sicuro di non essere preso per matto, perché  da quella sconosciuta si sentiva capito più che dai suoi colleghi, perché sentiva che non doveva misurare le parole, ma che poteva usarle  così come le pensava, così come gli si affacciavano alla mente.  Con quelle scelte che aveva fatto oggi gli era capitato dopo anni di sentirsi libero,  solo oggi aveva capito, infatti, che si è liberi solo quando si è pienamente se stessi. E ora no, non voleva farsi sfuggire quel regalo, perché gli aveva dato il coraggio di non andare a lavoro, qualora lo avesse ancora, e di ribellarsi alla trappola in cui era caduto, fatta di disagio, di paura, d’isolamento e di silenzio, ma non quello di chi non ha nulla da dire ma quello di chi non ha nessuno che sappia ascoltare, le parole quanto il silenzio. M. pensa allora che se il Destino sia fatto delle proprie scelte, sceglierà lui stesso questa volta, sceglierà davvero, come non ha fatto fin ora. Non gli interessa di chi lo aspetta dall’altra parte della strada, lui vuole vivere, ricominciare a vivere. Respira un po’ affannato mentre pensa a cosa fare. Si accarezza con una mano la barba ispida di almeno due settimane. È ansia e adrenalina e paura ciò che lo guida. In un lampo prende la mano di R. e le chiede di tornare alla metro, verso un’altra stazione, più lontana se possibile.  R. fa qualche domanda, ma poi capisce che non troverà risposte, non in quel momento almeno, e lo segue, bellissima con i suoi capelli rosso-ramato che si sollevano per un attimo e le ricadono a onde sinuose sulle spalle a ogni gradino per tornare al treno. Non programmano dove scendere, si siedono e vanno. Nessuno dei due ha voglia di imporsi un luogo, un tempo, uno spazio, oggi vogliono vagare come astronauti in assenza di gravità, sospesi ma attaccati alla vita, complici sconosciuti di una fuga dal quotidiano.

Si ritrovano a passeggiare dopo tre ore circa dal loro primo incontro un pò in collina, in un parco timidamente assolato e ancora verde, riempito solo dalle loro voci; mentre mangiano un panino seduti sul prato, in loro compagnia solo una sensazione di pace.

Si spegne un pò la luce sul volto e negli occhi di R. mentre racconta che si è laureata in filosofia, per passione e per  il sogno di insegnare, ma nonostante i concorsi e le lunghe attese, non ci è mai riuscita. Per vivere lavora come segretaria; non che le dispiaccia, ma l’idea di stare sempre al chiuso di un ufficio a volte la opprime, è perciò che cerca sempre mille cose da fare, per dare sfogo ai suoi interessi, per riempire la sua vita dal vuoto lasciato da un sogno non realizzato. M. la può capire bene, lui di sogni non realizzati ne ha tanti, lui che non è riuscito neanche a laurearsi per la smania di farcela da solo, per la smania di andarsene da casa, di non voler aspettare i tempi che la vita impone, di voler affrettare tutto.  R. parla tanto, così che le parole non stanno dietro alle idee, ai pensieri e ai racconti che le vengono in mente, e arriva ad un discorso interrompendone un altro che stava facendo, per poi chiedere: “come sono arrivata a dire questo?” e M. non lo sa, perchè spesso si perde, distratto a pensare a quanto sia bella nella sua semplicità,con la sua pelle ambrata, quel poco trucco su degli occhi quasi neri, nascosti sotto un ventaglio di ciglia lunghe e curve.

È pomeriggio inoltrato e anche il sole sta per scomparire del tutto, ma continuano a parlare come fiumi in piena verso il mare, rapidi e pieni e limpidi, e passeggiano lentamente, ogni tanto fermandosi, senza accorgersene, per guardarsi in faccia bene.

R. però, sembra improvvisamente un po’ in imbarazzo, confusa forse, quasi come si fosse resa conto che in fondo sta trascorrendo la giornata con uno sconosciuto; M. avverte ciò: “ se vuoi tornare a casa, dimmelo pure” , le dice, ma lei coglie in quel sorriso, la rassicurazione che stava cercando e le sembra incredibile che M. le legga nel pensiero: “ no , voglio restare con te, almeno fino a mezzanotte  poi, come mi hai chiesto, ci saluteremo e non ci vedremo mai più. Anche se non ho capito il perché, voglio accontentarti e perciò, voglio sfruttare questa giornata con te fino all’ultimo secondo, perché in ogni caso mi ha visto fare cose che non pensavo di fare. Superare le concezioni che abbiamo di noi stessi è sempre emozionante perché ci conosciamo un po’ di più ”.

M.  fa un lungo sospiro e tace per qualche secondo, poi dà voce ai suoi pensieri: “Sai, mi sono quasi pentito di averti strappato questa promessa, a dire il vero. In queste ore mi hai dato delle sensazioni che avevo dimenticato, ho capito che sono ancora “vivo”, e vorrei rivederti, anzi, devo  rivederti, lo devo fare per me stesso. Questa giornata segna un nuovo cammino per me. Fino a stamattina ero convinto che se la mia vita  è andata così fino ad ora, sarebbe dovuta finire così, ora ho capito che invece tutto può cambiare da un momento all’altro. Stamattina al bar ho incontrato un vecchio pazzo, forse semplicemente un ciarlatano, ma aveva un qualcosa che mi spinge ad aver fiducia in lui…”, ma R. lo interrompe:

“ A volte ci vogliamo fidare delle parole di qualcuno solo perché è quello che abbiamo bisogno di sentirci dire in quel momento, e tu mi sembravi molto triste stamattina, per questo ti sono venuta vicino. O forse anche io avevo bisogno di qualcuno che mi potesse capire, non so. Ad ogni modo, che ti ha detto questo vecchio signore?”

“Beh, mi ha detto che stanotte farò un sogno, ci sarà un uscio e se lo varcherò potrò avere tutto ciò che desidero e che il tempo è relativo nei sogni e che ogni ora che trascorrerò sognando, equivarrà ad un anno. Non mi importa  proprio niente che mi sarà sottratto tempo su questa terra, meglio starci di meno ma fare ciò che desidero”. Senza accorgersene, M. si è caricato di  un entusiasmo  misto a rabbia, perciò, solo quando vede la faccia perplessa di R. cerca di placare la sua fiducia in quel sogno risolutore di chissaché, per non fare la figura dello sprovveduto che si lascia abbindolare dalle parole di un vecchio.

“Ah, solo un sogno”, commenta R., “si sa, nei sogni possiamo far accadere ciò che vogliamo, ma poi ci si sveglia e tutto è uguale”

“ Già”, risponde disilluso M., pensando che forse ha fatto male a dirle quelle cose. In fondo, non si spiega perché vuole provare questo esperimento, forse è solo la sua disperazione a volerlo condurre in una dimensione  parallela, dove potrà avere ciò che gli serve per sentirsi realizzato nella sua umanità.

Decide allora di rifarsi buttandola maliziosamente sullo scherzo: “ Io ti ho detto che non ci rivedremo mai più, ma se tu fossi  la condizione che renderà felice la mia vita, magari nel sogno, oltre quella soglia che vedrò, ci sarai tu…”

Scoppia a ridere  R., mentre M. pensa incessantemente a quante sensazioni gli siano mancate durante tutto quel pezzo di vita fino ad oggi.

“Direi allora di tornare a casa , mi sa che qualche orario dobbiamo rispettarlo, altrimenti non potrai vedere cosa o chi c’è oltre quella soglia” suggerisce R.

In modo naturale, lui la prende per mano e attraversano in direzione della metro che li riporterà indietro. Stanchi ma felici, seduti uno di fronte all’altra, durante il viaggio di ritorno parlano poco. Ognuno in cuor suo ha, però, migliaia di pensieri che gli attraversano la testa.

Quando esce dalla stazione della metro, dopo aver salutato R., M. si avvia a piedi verso casa e nota pochi metri davanti a sé, camminare la ragazza riccia col fidanzato seduti quella mattina al bar. “Strana coincidenza” – pensa- anche perché di lì a poco passano tutti e tre davanti al bar, ora chiuso, dove aveva incontrato quella mattina il signor D., quasi come se stesse facendo il percorso inverso. Inizia allora a pensare che il sogno annunciatigli non lo avrebbe fatto, perché forse aveva sognato senza dormire. Era forse quella giornata rivoluzionaria della propria anima il suo sogno? Tuttavia, cancella questi pensieri, infila le chiavi  per aprire la porta di casa, sperando di lasciare fuori la confusione che sentiva vivere in sé, ma proprio abbassando gli occhi sull’uscio per sistemare col piede lo zerbino, ripensa alle parole del Signor D.: “Stanotte lei farà un sogno. In questo sogno vedrà un uscio” , “una soglia per essere più esatti. Se deciderà di accettare questo nostro accordo, varcherà quella soglia”.

Scuote la testa, sorride incredulo al fatto che uno come lui, che ha fatto dello scetticismo il suo vestito quotidiano,  stia pensando ancora a quel pazzo; tuttavia entra sicuro e fiducioso che nel sonno, il sogno arriverà. Nella penombra creata da una lampada da tavolo, prende una birra dal frigo e si lascia cadere sul divano, una mano penzola dal bracciolo stringendo la bottiglia di vetro fredda, l’altra regge il telecomando della tv che attira la sua curiosità con un film, ”non esiste il destino. Ci sono solo scelte da fare. Alcune scelte sono facili, altre no. E sono quelle che contano davvero, quelle che fanno di noi delle persone” sta dicendo il protagonista; M. mastica qualche secondo quelle parole, e pensa sia la sintesi di  tutto quello che aveva capito lui oggi, poi cerca tra le informazioni il titolo e lo trova, è un film statunitense : “Number 23”. Non lo ricorda bene, ma deve averlo già visto in passato.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del secondo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il giovedì 3 maggio 2012 - 16:57
 
Commento (1) | 3.05.2012
Commenti
  1. CarlaP scrive:

    Per tutti quelli che leggeranno e per chi me l’ha chiesto: scusate per i nomi puntati.
    M. = Marco.
    R.= Rebecca.
    Signor D.= Signor D. (ancora un mistero)

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