Capitolo 2B di Patrizia Bartoli

M. non si accorse di chi lo stava osservando e camminando leggermente discosto da Rebecca, ma non tanto, prestava attenzione al suo viso, al suo corpo, al modo in cui avanzava sul marciapiede. Voleva sentirla parlare con quella sua pronuncia un po’ così che l’aveva incuriosito e poi letteralmente stregato. Rebecca gli propose di prendere un caffè al primo bar che avrebbero incontrato, dopo aver contato a fior di labbra fino a mille. Non era qualcosa di particolarmente pericoloso o eccitante, come si era immaginato, ma era un modo come un altro di dare inizio a quella giornata che, incredibilmente, da perfetti sconosciuti qual erano, avrebbero trascorso insieme. Cominciarono a contare e infine si ritrovarono di fronte a un vecchio locale dalla porta un po’ malconcia e dai vetri sporchi che M. non ricordava di aver mai visto nel suo girovagare per Milano. L’insegna diceva Bar Moderno. “ Proprio indicato!” disse fra sé, stringendo gli occhi in un gesto che faceva quando c’era qualcosa che non lo convinceva. Guardò Rebecca che con la borsa a tracolla e le gambe leggermente divaricate nei pantaloni di jeans si era fermata e, silenziosa, aspettava. Sembrava quasi che fosse in attesa di un cenno, di un richiamo.  Quando le si avvicinò fino a sfiorarla, lei ebbe un lieve sussulto, come per un piccolo spavento.  “ Scusa!” fece M. che si sentì goffo, peggio di un adolescente.  Rebecca lo fissò negli occhi come se non lo riconoscesse, poi però gli sorrise con dolcezza. “ Entriamo, dai! Abbiamo contato fino a mille e il destino ha voluto che questo fosse il nostro bar! Non sembra granché, ma non possiamo tirarci indietro!” Alla parola destino, pronunciata con la s che risuonò nell’aria a lungo, M. provò un brivido di paura. Gli venne in mente il vecchio con l’abito leggermente fuori moda ma elegante, con il borsalino e il sorriso compiaciuto in volto: il signor D. Si riscosse da quel pensiero e sorrise a sua volta a Rebecca, precedendola verso la porta del bar. Mise la mano sulla maniglia di ottone opaco e con un sospiro la spinse. All’interno il locale era vuoto: sulla sinistra c’era il bancone di legno con la macchina del caffè, rossa e imponente, i ripiani pieni di bottiglie che si riflettevano nello specchio su cui spiccava la scritta Bar Moderno. I tavoli con le sedie intrecciate erano cinque e occupavano tutto lo spazio che rimaneva. Un velo di polvere ricopriva ogni cosa e i loro passi lasciarono nitide impronte sul pavimento. M. si fermò stupito, mentre Rebecca camminò intorno ai tavoli e poi si avvicinò al bancone, sollevando la testa ad ammirare il soffitto di travi. Appoggiò le mani sul ripiano e, sporgendosi oltre il bordo, chiamò chi non c’era. “ C’è nessuno?” ripeté tre volte. Si voltò verso M. con aria dubbiosa, ma proprio in quel momento, dal retrobottega, apparve un uomo vestito con pantaloni e camicia neri e un grembiule rosso scuro come quelli che indossano i camerieri dei bistrot parigini. Rebecca disse buongiorno e ordinò due caffè neri forti, poi fece cenno a M. di sedersi con lei a uno dei tavoli.  M. ubbidì, incapace di rifiutarsi, ma non avrebbe voluto. Quel locale gli metteva i brividi e quell’uomo dietro il bancone non gli ispirava nessuna fiducia. Inoltre dubitava che quella macchina del caffè fosse in grado di funzionare. Ma si sbagliava perché l’uomo comparve al loro fianco, sovrastandoli con la sua altezza, con un vassoio tondo dai bordi rialzati che depose sul tavolo. Poi, se ne tornò dietro il bancone e senza dire una parola prese a strofinare con uno straccio bianco le bottiglie, cominciando da quelle del ripiano più basso. Rebecca bevve il suo caffè senza zucchero, mentre con il dito indice tracciava dei segni sul tavolo pieno di polvere, immersa nei suoi pensieri. M. cercò di distrarsi dai suoi e, strappata la bustina di zucchero, la versò nella tazzina, mescolò e bevve. Il caffè aveva un buon sapore, ma questo non lo tranquillizzò.  Non poteva nascondersi che provava un senso di disagio reso ancora più forte dal fatto che Rebecca, al contrario, appariva tranquilla. Si chiese come fosse possibile che alle dieci del mattino, in una delle strade più vivaci di Milano, un bar fosse completamente vuoto. All’infuori di loro due, che erano capitati lì per caso, non c’era nessun avventore. E poi tutta quella polvere su cui Rebecca disegnava come se fosse una cosa normale! Si mosse sulla sedia, si appoggiò allo schienale e attese che la donna sollevasse il suo sguardo su di lui. Era veramente molto bella e M. pensò che avrebbe voluto conoscerla meglio. Era certo che sotto quella bellezza, ci fosse qualcosa di più, che gli sarebbe piaciuto scoprire a poco a poco, assaporandola lentamente. Però, come avevano deciso quando poco prima si erano conosciuti, a sera si sarebbero lasciati per non rivedersi più. Gli dispiaceva. Forse prima di salutarsi avrebbe potuto chiederle il suo indirizzo o, per non essere troppo invadente, il numero di cellulare. Sì, non c’era un motivo al mondo per non farlo. Non doveva lasciarsi intimorire dall’incontro con il signor D di quella mattina  e non doveva credere a ciò che gli aveva detto.  Non era che un uomo già anziano, stralunato, certamente solo, che cercava di sopravvivere a se stesso, inventandosi storie assurde. Come mai gli aveva dato ascolto? Era da pazzi pensare che per un’ora di sogno, di un qualsiasi sogno che avesse voluto fare, avrebbe perso un anno di vita! Scosse la testa per scacciare via l’immagine del signor D, mentre Rebecca sollevò la sua, fissandolo a lungo. Stava per dirle che era giunta l’ora di andare, quando un’ombra furtiva si mosse alla sua destra. M. si girò di scatto e lo vide, seduto con le gambe accavallate e il borsalino appoggiato sul ginocchio. Il sorriso compiaciuto non lasciava scampo.  M. si sentì morire.

Questo capitolo partecipa alla scrittura collettiva del secondo capitolo del libro di 24Letture. Metti un Like su questo capitolo per votarlo!

Pubblicato il giovedì 3 maggio 2012 - 16:53
 
Commento (1) | 3.05.2012
Commenti
  1. LIVIANA GELSOMINI scrive:

    Racconto che ti irretisce e ti fa desiderare di scoprirne il mistero che poi non scoprirai completamente Mi piace!

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