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Un giorno questo dolore ti sarà utile

“Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia col mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto.” James ha diciotto anni e qualche problema con la vita di relazione. Ama la solitudine, ama stare con i suoi pensieri, ama essere dimenticato.

Naturalmente non gli è possibile: vive a Manhattan con la madre, che è appena tornata stravolta dalla sua terza luna di miele, e con la sorella Gillian, più grande di tre anni, che difficilmente perde l’occasione di impicciarsi. Deve sottostare al supplizio settimanale delle sedute dalla dottoressa Adler, la psicoanalista che lo tempesta di assurde domande. Il padre (“Comunque mio padre mi è simpatico, anche se è sbadato e irritante”), con cui pranza ogni venerdì nella sala grande dello studio legale di cui è socio, è preoccupato dalla sua condotta. Un giorno gli chiede a bruciapelo: << Sei gay?>>. James si rifiuta di rispondere, essere gay o etero non gli sembra così significativo. I suoi problemi ora sono altri: non vuole frequentare la Brown Univerity  a cui si è già iscritto, o qualsiasi altra università. Si sente mancare al pensiero di trascorrere giorni, mesi e anni accanto a ragazzi e ragazze della sua età con cui non ha niente da condividere. L’esperienza della scuola superiore appena conclusa è stata terribile.

Vuole persuadere i suoi genitori, divorziati ma pur sempre genitori che si sentono confusamente responsabili, a lasciarlo libero di decidere. E’ convinto che gli studi universitari siano inutili per lui che non ha ambizioni concrete, bisogni legati ai modi  comuni di vita. James ha in fondo un unico vero desiderio: ritirarsi in un’antica dimora del Midwest – Kansas, Indiana o altro – e immergersi nella lettura solitaria di Shakespeare e Trollope.

Al padre che gli domanda come pensa di guadagnarsi da vivere, risponde, tra sogno e realtà, che non gli dispiacerebbe fare il cameriere. Non chiede di più che un lavoro umile e una perfetta emarginazione con i suoi amati libri. La calda estate del 2003 è lunga e difficile. Solo con Mirò, il cane di casa, “che si crede umano e osserva con bonaria condiscendenza le semplici maniere animali degli altri cani” James sembra trovarsi bene. Con Mirò e con Nanette, la nonna materna che abita ad Hartsdale in una deliziosa villetta in stile Tudor. Nanette è la sola persona a cui James si sente vicino. Prende il treno dalla Grand Station e va a trovarla, anche inaspettatamente. A lei rivela qualcosa di sé, con fatica si scioglie. Nanette lo ascolta, non s’impone, non gli dice che cosa deve fare, ma ricorda, parla di quando era giovane; racconta un mondo diverso, né più bello né più brutto, semplicemente diverso.

James cerca in lei uno spiraglio di luce. La scelta che farà alla fine dell’estate potrà essere giusta o sbagliata, ma sarà qualcosa, un’azione finalmente intrapresa.

Questo sembra essere la cosa importante.

“ Un giorno questo dolore ti sarà utile” è un bel romanzo di Peter Cameron, lieve nella forma accattivante dei dialoghi, intelligente nei temi affrontati e narrati attraverso la voce del giovane protagonista che cerca la sua personalissima strada per iniziare a vivere.

recensione a cura di Patrizia Bartoli

 

 

Pubblicato il venerdì 20 aprile 2012 - 18:32
 
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