racconti1964

Tutti i racconti 1964/1981

Le short stories di Philip K. Dick, autore tra gli altri del bellissimo romanzo “ La svastica sul sole” del 1962, sono racconti in cui la fantascienza trova sostanza nell’ esperienza autobiografica. Molti elementi della vicenda esistenziale dello scrittore statunitense entrano a far parte delle storie, modellano i personaggi, danno voce alle sue idee e ossessioni politiche e sociali. Nel volume “ Tutti i racconti 1964/1981” (un anno prima della sua morte avvenuta il 2 marzo 1982 ) sono raccolti trenta titoli da “ La pulce d’acqua”, il primo,             a “ Strani ricordi di morte.”, l’ultimo. Uno dei più significativi è senz’altro “ Oh, essere un Blobel.”
Siamo in un futuro prossimo, o almeno non molto distante, in un’epoca post bellica. Gli abitanti della terra hanno combattuto contro i Blobel del pianeta Titano.
George Munster del marciapiede 4, edificio WEF – 395, San Francisco, condominio costruito nel 1996, ne è un reduce, un veterano che si è ricoperto di onore.
Arruolatosi volontario, si era coraggiosamente infiltrato nelle linee nemiche, accettando consapevolmente una mutazione che lo aveva portato ad assumere la repellente forma di un blobel. Dopo tre anni, alla fine delle ostilità, aveva fatto ritorno a casa, ma la conseguenza della lunga trasformazione gli era rimasta addosso come una condanna: uomo per una parte del giorno, blobel, a volte improvvisamente, per l’altra metà.
Nessuno, neppure al Centro Veterani dell’ONU era stato in grado di restituirlo per sempre alla sua natura originaria.
Nel momento in cui lo conosciamo, la sua esistenza è un inferno, impossibile da vivere secondo le necessità e le consuetudini della quotidianità.
La salvezza, almeno una parvenza di salvezza, gli viene prospettata dal Dottor Jones, l’analista elettronico omeostatico, che gli presenta la signorina Arrasmith, una ragazza straordinariamente bella, che in verità è un Blobel.
Come Munster, solo nell’esercito nemico, Vivian aveva combattuto la guerra tra i due popoli e come Munster era stata trasformata. Catturata e poi liberata non aveva fatto ritorno a Titano, vergognandosi della propria doppia condizione, costretta a vivere da blobel e da umano.
Insieme, forse, possono superare le difficoltà delle loro esistenze condannate alla solitudine, all’emarginazione sociale, all’impossibilità di avere un legame affettivo.
In questo racconto, Philip K. Dick affronta due dei temi a lui cari: quello della guerra che si rivela inutile a dare soluzione ai problemi tra i popoli ( qui è la volontà cieca di colonizzare Marte) e quello del rapporto con gli alieni che sono i protagonisti delle short stories da lui scritte nell’ultimo periodo della sua tormentata e sempre più visionaria vita, che, soprattutto dopo il 1974, entra in una spirale di delusioni e di sofferenze che non hanno risposte
Come si legge nella prefazione di Carlo Pagetti – Voci da un’altra stella – al volume edito da Fanucci, nel 1976 Dick diceva di se stesso e di ciò che narrava.
“Le storie di questa collezione (The best of Philip K. Dick) sono tentativi di captare, di ascoltare, le voci provenienti da un altro luogo, molto lontane, suoni che sono deboli, ma importanti. Arrivano solo la notte tardi, quando il baccano e il chiacchiericcio di fondo del nostro mondo sono svaniti. Quando i quotidiani sono stati letti, gli apparecchi televisivi sono stati spenti, le automobili parcheggiate nei vari garage. Allora, debolmente, odo le voci di un’altra stella.”

recensione di Patrizia Bartoli

Philip K. Dick
Tutti i racconti 1964/1981
Fanucci Editore

 

Pubblicato il martedì 6 marzo 2012 - 18:01
 
Lascia un commento | 6.03.2012

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