Incipit scrittura collettiva 2012

L’autunno non è il periodo fortunato di Marco: la morte della nonna, la fuga di Lapo, il golden retriever che non era mai tornato a casa, dalla minima decisione sbagliata fino alla rinuncia ai sogni che aveva osato fare da ragazzino, tutto di solito succedeva in autunno. Quest’anno non faceva differenza. In strada al mattino presto, cercava di riordinare le idee, dare un senso logico a quello che gli era successo negli ultimi giorni.

L’autunno si ripresenta anno dopo anno, metodicamente. Ma ogni città lo vive a modo suo. Milano lo accoglie con un misto di sollievo e rifiuto: passato il caldo è più facile rinchiudersi negli uffici eppure, nelle notti di ottobre in cui non si può ancora accendere il riscaldamento, l’umidità arriva alle ossa, senti un sapore amaro di presagi che non si avverano. Milano gratta via il colore e fascino dalle foglie che cadono, marrone-ramato, il profumo dall’erba è coperto dallo smog e dalla timida indifferenza della gente che corre da un marciapiede all’altro, da una metro all’altra.

M. (da qui in poi per comodità lo chiameremo solo con l’iniziale) camminava rigido fra le vie del quartiere finché una giovane coppia, seduta nei tavolini all’aperto del bar dei mattinieri, attirò la sua attenzione. Decise che qualcosa di caldo gli avrebbe fatto bene.

M. si lasciò cadere sulla sedia del bar: una folata di vento autunnale disperse lo scricchiolio del legno. Un euro e 90 in tasca: solo caffè e brioche, chissà se il cinese sarebbe uscito a prendere l’ordinazione, forse, con questo freddo, il servizio non era previsto. Così aveva più tempo per riflettere. Un cappuccino lo avrebbe preferito, dandogli, per qualche secondo, la sensazione di essere accudito, ma allora niente brioche. Massì, si sarebbe accontentato di riempire lo stomaco con il latte. D’altronde sul conto aveva meno di venti euro: il bancomat non glieli avrebbe fatti tirare fuori. Sospirò, alzo lo sguardo dal finto marmo del tavolino e lo spostò svogliatamente intorno a sé. La coppietta che aveva attirato la sua attenzione, anzi, la ragazza con una gran massa di ricci corvini e seducenti adesso sorrideva, guardando il suo lui negli occhi. Erano mano nella mano e sembravano ricavare ogni stilla di romanticismo dall’umidità che li circondava.

“Buongiorno, posso?” – un signore distinto, con un abito elegante e leggermente fuori moda era comparso al fianco di M. e accennava a scostare una sedia dal tavolino per sedersi. Il sorriso, compiaciuto della sua stessa falsità, gli occhi scuri che scintillavano fra sopracciglia cespugliose e il borsalino portato con malcelato orgoglio, tutto faceva pensare che non fosse proprio un venditore, ma M. ci provò lo stesso.

“Non compro nulla” – disse, senza convinzione.

“Al contrario mio caro, lei ha l’espressione di uno che ha disperatamente bisogno di un cappuccino e di una brioche, mi permetta di offrirglieli.”

“Si sbaglia: sono uno da caffè. Si accomodi…” – indicando gli altri tavolini liberi.

“Non sia scortese, chissà che questo autunno non le vada meglio degli altri.”

“Prego?”

“Oh, non vorrebbe qualcosa che le cambia la vita?”

“Le ho già detto che non compro nulla, grazie” – non potrei neanche volendo.

“Guardi… sarà lei a dirmi grazie… sul serio! Le offro un’opportunità che capita raramente.”

“E perché dovrebbe interessarmi? Lei non mi conosce.” – e io vorrei non aver conosciuto lei.

“Rughe precoci per i suoi 35 anni, orgoglioso di aver lasciato presto la casa dei genitori per arrangiarsi da solo, un po’ meno quando non è riuscito a concludere l’università perché lavorare per pagare affitto, videogiochi e tasse universitarie le ha fatto dimenticare lo studio. ” – e intanto si è seduto, ma come ci sono cascato?

“Chiacchiere da baraccone” – ma ci hai visto giusto, vecchiaccio malefico.

“Si è trascinato da un lavoretto all’altro e, quando si è deciso di vendere l’anima lavorando in un ufficio ad un progetto che non le interessa, ecco che ti sbattono fuori.”

“Non è ancora detto. Ho litigato con Poletti, ma domani vado dal capo” – ma come fa a saperlo?

“Non ci speri e, comunque, non ci guadagnava abbastanza con quel lavoro, è per questo che Lisa ti ha lasciato, no?”

“Va bene, va bene, basta così. Ma lei chi è?” – vuoi vedere che è un poliziotto, o peggio.

“Può riferirsi a me come ‘Signor D’.”

“Aha, ok, starò al gioco, signor D: cosa vuole?” – sarò stato abbastanza ironico?

“Una cosuccia da nulla: il suo tempo.”

“…Come tutti insomma, e cosa vuole che faccia in questo suo tempo?” – un lavoro? Forse vuole offrirmi un lavoro! Noo, non posso essere così fortunato, non in autunno, almeno.

“Stanotte lei farà un sogno. In questo sogno vedrà un uscio”

“Un uscio? Una porta vuol dire” – adesso mi alzo e me ne vado…

“Un soglia per essere più esatti. Se deciderà di accettare questo nostro accordo, varcherà quella soglia”.

“Si, e cosa ci sarà dall’altra parte?” – pazzo furioso che non sei altro.

“Tutto quello che lei desidera: per ognuno è diverso. C’è chi vuole essere una rock star e ci trova una folla di fan in adorazione. C’è chi non sopporta più di prendersi cura di 4 marmocchi urlanti e una moglie scansafatiche e ci trova una spiaggia assolata e deserta. Ma devo avvertirla, qualunque cosa trovi le piacerà così tanto da desiderare di rimanerci più a lungo possibile. Altri miei… collaboratori, a cui ho fatto la stessa proposta che sto facendo a lei, hanno riferito di provare come una sensazione di… assuefazione. Ma non si preoccupi, potrà oltrepassare quella soglia notte dopo notte.”

“Lei è un cialtrone. Perchè insiste così? Cosa ci guadagna?” – e vedi di non rifilarmi una cazzata.

“Come le ho detto, voglio solo il suo tempo.”

“Niente trucco eh?”

“Oh bèh, nessun trucco… perché non è un trucco se si capisce subito, no? Ogni ora che lei passerà sognando corrisponderà ad un anno.”

“Così domani mi sveglierò nell’ottobre del prossimo anno?” – Che strano questo pazzo.

“Non esattamente: per ogni ora passata nel sogno lei perderà un anno di vita, le verrà sottratta dal tempo a sua disposizione su questa terra. Ma non abbia timore: in un’ora di sogno si possono fare moltissime cose: il tempo, in quel mondo, è relativo”.

M. si alzò quasi di scatto per fermare la conversazione, nel mentre distolse lo sguardo dall’uomo per consolarsi con un’occhiata alle lunghe gambe della ricciolina al tavolino appartato. Quando poi cercò il volto del vecchio distinto, il signor D era ovviamente svanito.

Un sole impotente fece capolino fra i tavolini eppure il freddo si fece più intenso. M. senza più aspettare il cameriere si diresse deciso verso la metro. Avrebbe raccontato volentieri ai colleghi dell’ufficio del pazzo più strano mai incontrato fino a quel giorno, si stava quasi dimenticando che nel suo ufficio a nessuno importava delle piccole avventure altrui.

Questo è l’incipit del’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore.

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 13:25
 
Commenti (4) | 26.03.2012
Commenti
  1. marty scrive:

    ma che libro è un libro che scrive:

    “[...] M. (da qui in poi per comodità lo chiameremo solo con l’iniziale) [...]”

    anche se è digitale (e forse a maggior ragione), scrivere quattro lettere in più non deve essere un fastidio! :)

  2. Andrea scrive:

    Si può ancora partecipare? Se sì, entro quando e come si può mandare il proprio “capitolo 1″? Perché sopra leggo solo che c’è la possibilità di votare i capitoli arrivati finora ;-)

    • Emanuela Bellotti scrive:

      buon giorno Andrea, c’era la possibilità di votare perchè avevamo già chiuso il capitolo 1. Oggi parte il secondo capitolo…! se vuole partecipare mi mandi una mail! a presto

  3. Camilla Neri scrive:

    Secondo capoverso, quarta riga, forse è meglio togliere un articolo alla frase o aggiungerne uno: Milano gratta via colore e fascino dalle foglie che cadono … oppure Milano gratta via il colore e il fascino dalle foglie che cadono … oppure Milano gratta via il colore e spegne il fascino delle foglie che cadono …
    Anche secondo me, meglio scrivere Marco che M. a meno che non si sia ancora incerti sul nome definitivo.
    Una domanda: i capitoli, a questo punto, possono ancora subire modifiche, come si trattasse di una bozza sempre pronta a piegarsi all’evolversi della storia o all’affacciarsi di nuove idee, o si tratta di una stesura definitiva?

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