CAPITOLO 1X di Massimiliano Schirinzi – Scrittura Collettiva

“Basta! Sono stufo!” – disse il ragazzo, frugando nello zaino alla ricerca spasmodica di chissà cosa.
“Giulio, dai! Non è la fine del mondo!” – fece la ragazza, cercando di prendergli la mano.
M. parve incuriosito dai due, e iniziò ad osservarli con attenzione. Entrambi sui sedici anni, lui biondo, magro, occhi verdi, lei capelli rosso Ferrari, unghie laccate di nero, vari piercing ad entrambi i lobi. A giudicare dall’aspetto, dovevano essere due studenti dell’Accademia, due voluminose cartelle erano poggiate allo schienale del giovane.
“La fine del mondo? E’ peggio! E’ come scendere all’inferno ogni giorno, ogni settimana, ormai da anni!” – disse lui, stringendo in mano un pacchetto di Lucky Stryke. Ne tirò fuori due sigarette, una la passò alla ragazza, l’altra la strinse tra i denti e l’accese.
M. iniziò a mescolare lentamente il suo caffè, fissando la tazzina e ripiegando la bustina vuota dello zucchero.
“Solo perchè quegli scemi di Davide e Carlo ti hanno preso in giro quando hai mostrato il tuo compito? Lo sai bene che tipi sono, come se non li conoscessi!.
“Bea, tu non vuoi capire! Io non ce la faccio più! E’ sempre la stessa storia!” – aggiunse, tirando su col naso. “Ogni giorno è uguale all’altro per me, sin dalla prima elementare. Non vorrei mai alzarmi dal letto, mi piacerebbe svegliarmi e scoprire che è stato solo un brutto sogno. E invece, non è così, mi tocca andare a scuola sapendo già che cosa succederà!”.
M. bevve un sorso d’acqua, e decise di restare seduto un altro pò, la conversazione tra i due lo colpì parecchio. In fin dei conti, le cose non sono poi cambiate, pensò tra sè. M. sapeva bene cosa Giulio stesse provando. Anche lui aveva vissuto quello di cui il ragazzo parlava.
Ad M. venne in mente quella mattina di molti anni prima, quando in seconda elementare, il primo giorno di scuola la suora aveva chiesto ai bambini se quell’estate fosse capitato qualcosa di bello.
Qualcuno rispose che era stato in vacanza all’estero, altri che avevano trascorso l’estate a casa dei nonni, alcuni che erano rimasti in città perchè era arrivato loro un fratellino. Quando fu il suo turno, M. rispose che anche lui non era partito per le vacanze, perchè la cicogna gli aveva regalato una sorellina ma che sfortunatamente l’animale doveva averla fatta cadere, dato che alla piccolina avevano dovuto ingessare un braccio.
“Una cicogna? Bambini, avete sentito M.? Una cicogna!” esclamò suor Lucia, il cui nome da allora era rimasto scolpito a grandi lettere nella sua memoria. Fu allora che l’intera classe, inclusa la suora, scoppiò a ridere.
M. ricordava ancora bene le loro facce gonfie dalle risate, che lo fecero sentire ancora più piccolo dei suoi sette anni. Quella fu l’ultima volta che M. parlò apertamente in classe, almeno fino agli esami di maturità.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:44
 
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