CAPITOLO 1Z di Relazioni Internazionali Fondazione Milano (Bonacina, Bonalumi, Coppola, Mezzasalma, Nicita, Noseda, Viterbi) – Scrittura Collettiva

M. rientrò in casa alle 19.00 come ogni sera. Si diresse verso la cucina per scaldare al microonde il suo consueto pasto, una porzione singola di minestra. Mentre aspettava che la cena fosse pronta, M. accese la televisione e aprì una bottiglia di vino – in offerta a 90 centesimi – che aveva comprato al supermercato sotto casa.
Guardò il solito varietà della sera, senza provare particolare interesse per le domande del conduttore o per il vestito provocante della soubrette che danzava sullo schermo. Il microonde avvisò che la minestra era pronta. Quello era il suo unico pasto della giornata, il colloquio con il signor D. sostenuto al bar la mattina, infatti, gli aveva proprio tolto l’appetito. Complice la bottiglia di vino che aveva bevuto insieme alle misere cucchiaiate di minestra insipida, iniziò a sentir la testa leggera e non poté fare a meno di sprofondare nel sonno.
Come ogni notte, il suo sonno fu pesante, spento e senza sogni. All’improvviso però, una luce lontana illuminò quell’oscurità che lo circondava e si ricordò della conversazione con il signor D. Si avvicinò all’uscio e, appena i suoi occhi si abituarono alla luce, vide di fronte a sé una stanza bianca con dieci porte. Avvicinatosi alla prima, scorse una targhetta appesa alla maniglia su cui vide scritto “la fuga di Lapo”. Indietreggiò incredulo e si precipitò a leggere la seconda targhetta, poi di seguito la terza, la quarta, e così via fino alla decima. Quest’ultima riportava una scritta che lo fece sussultare: “l’abbandono di Maria”. Maria..? Non ricordava quasi più quel nome. Da quanto tempo non pensava alle bellissime passeggiate in riva al mare e alla scoperta dell’amore con quella ragazza giovane e piena di vita. Era stata l’unica donna che lo aveva reso felice in tutta la sua vita. Improvvisamente M. si incupì, un’ombra apparve sul suo viso. Il ricordo di Maria lo riportò a quel giorno in cui decise di sparire senza lasciar traccia, non dicendole dove fosse diretto. Ma dove l’avevano condotto quei sogni che tanto voleva inseguire? Cosa gli aveva offerto la vita dopo l’abbandono di quella creatura dolce e meravigliosa?
Decise che quella era la soglia da varcare. Aprì la porta e si trovò davanti ad un’enorme villa nel quartiere residenziale di Milano, sul campanello c’era scritto il suo cognome. La porta di casa si spalancò e due marmocchi sorridenti e vivaci gli corsero incontro chiamandolo “papà”. Lui, d’istinto, li prese in braccio ed entrò. Già dall’ingresso sentì un profumo inebriante che lo condusse verso la cucina. Sulla soglia lo accolse una donna sui 35 anni, bellissima e provocante. Gli diede un bacio appassionato e solo allora M. si rese conto che quella donna era proprio Maria.
M. ebbe la chiara impressione di conoscere ogni dettaglio di quella vita come se fosse stata reale. Sapeva dov’era la sua camera da letto, dov’erano i vestiti e qual era il suo posto a tavola. Durante la cena chiaccherarono della giornata dei bambini e quando Maria gli chiese com’era andata al lavoro, lui le rispose con scioltezza: “Benissimo, ho concluso un grosso affare. Ho pranzato con tuo padre e lui mi ha detto che è fiero di me”. Come? Con suo padre? M. rispondeva alle domande e sapeva esattamente ciò di cui parlava come se avesse vissuto realmente quel che stava raccontando. Questo perché incredibilmente il Marco del sogno aveva terminato gli studi grazie al sostegno del suocero e una volta laureato aveva iniziato a lavorare per lui in modo da ripagarlo del sacrificio e della fiducia. Ottenuto il lavoro, M. finalmente aveva sposato Maria, dalla quale aveva avuto i due bellissimi bambini che stavano cenando con lui in quel momento.
Dopo la cena, giocò con i bambini: era venerdì quindi l’indomani non avrebbero dovuto andare a scuola. Giocarono fino a quando, tutti e tre, non crollarono esausti sul tappeto. Sabato mattina M. e Maria portarono i bambini allo zoo e poi a prendere un gelato: finalmente M. si sentiva completo, felice e appagato da tutto quello che aveva. Non poteva desiderare altro. Era così bello trascorrere ore intere con una vera famiglia! Il tempo passò in fretta e la domenica sera giunse in un batter d’occhio. Dopo aver passato una giornata stancante al parco, mise a letto i bambini e si coricò accanto a sua moglie. Finalmente potevano passare un po’ di tempo da soli.
Iniziò ad accarezzare il viso della donna quando lei cominciò a sussurrargli qualcosa all’orecchio. Lui non riusciva a sentire Maria perché un fastidiosissimo suono assordante gli impediva di comunicare con lei. Era come un allarme continuo che gli perforava i timpani.
Si svegliò di soprassalto nel suo letto freddo e vuoto. Era venerdì e le lancette dell’orologio segnavano le 7 del mattino.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:50
 
Lascia un commento | 26.03.2012

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*



*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>