CAPITOLO 1V di Alessandra Fornia – Scrittura Collettiva

“Ma che cavolo, ma chi é questo? Con tutti i problemi che ho devo dare retta anche ai matti…..dai Marco, datti una mossa sei in ritardo” e via di corsa verso la metro, i gradini a due alla volta per prendere il treno che era in partenza….noooo!
“L’ho perso, sarà meglio avvisare in ufficio che arrivo in ritardo, sempre ritardo è ma cerchiamo di salvare almeno le apparenze con il capo….”
Marco cercò il cellulare, si tastò le tasche della giacca, dei pantaloni, niente.
“Dove diavolo l’ho cacciato? Ma certo! L’avevo appoggiato sul tavolino del bar e li l’ho dimenticato, stupido che sono”.
Il cellulare era il suo unico mezzo di collegamento con gli affetti più cari lontani centinaia di km, con quegli amici e famigliari che mai, fosse solo con una telefonata, gli avevano fatto mancare il loro sostegno e la loro presenza anche se non avevano condiviso la sua scelta di mollare la sicurezza del posto fisso in un ente statale e partire per la grande e lontana Milano per studiare medicina e specializzarsi poi in psichiatria.
E poi nella rubrica c’erano i contatti per quel nuovo lavoro che forse….doveva assolutamente tornare in possesso del cellulare e non c’era scelta, doveva tornare in quel bar.
Di corsa fece la strada a ritroso, sperando che nessuno avesse rubato l’apparecchio, sperando che quel vecchio fosse andato da altre parti a fare danni, ammesso che quel vecchio fosse mai esistito.
Voltò l’angolo, il bar era deserto tranne…..tranne il Signor D e la ragazza dai capelli ricci, impegnati in una conversazione nella quale toni sommessi si confondevano con l’agitarsi nervoso della ragazza.
Marco si fermò e dimentico della fretta che aveva rimase ad osservarli inquieto. Quei due poche ore prima si erano comportati da perfetti estranei e ora non c’era dubbio che si conoscessero e il loro infervorarsi nella discussione presupponeva una conoscenza intima e non recente.
Era indeciso sul da farsi, se avvicinarsi al bar o girare i tacchi, ma che diavolo il Nokia gli serviva!
Proseguì verso il locale cercando di farsi notare il meno possibile e nascondendosi dietro le macchine raggiunse la porta, entrò e si rivolse al cameriere chiedendogli se avessere trovato un cellulare.
“Ehi giovane, vita! Oggi è la tua giornata fortunata!! Il tuo cellulare l’ha trovato quella bella ragazza là fuori la vedi, quella con i capelli ricci e quelle gambe….mamma mia, che schianto!! Dai vai da lei, ha detto che ti aveva già visto all’università e sapeva come rintracciarti…vai giovane, è la tua giornata fortunata!! Vorrei perdere anch’io qualcosa pur di poter attaccare bottone con una così!”
“La mia giornata fortunata?? Punti di vista” pensò Marco che ormai non faceva più alcun conto sulla fortuna. Certo in altre circostanze, se la ragazza fosse stata sola, se non ci fosse stata la presenza di quell’uomo, se a lui non fosse venuto quel sospetto di essere parte di un gioco dai contorni poco chiari….e ancora una volta si chiese cosa fare.
“Potrei aspettare, magari riportano il cellulare all’ufficio oggetti smarriti, in questo modo con la scusa della ricompensa potrei sapere come si chiama la ragazza ….certo, se fosse onesta, ma se neanche la conosco? E a maggior ragione se fosse invece in combutta con quell’uomo mai e poi mai si priverebbe di un qualcosa che mi interessa, il mio cellulare è un’arma nelle loro mani.”
“Marco vai, è solo un matto, di cosa hai paura?” si disse, continuando a negare a se stesso che la conversazione di quella mattina lo aveva profondamente turbato.
Insomma, non gli andava proprio di avere di nuovo a che fare con quell’uomo, risentire la sua voce artificiosamente flautata , quel tono così amichevole e così subdolo…. ma aveva bisogno del suo Nokia!!
“Salve giovanotto, credo che questo cellulare sia suo.”
Di nuovo lui, questa volta così disinvolto e spontaneo nella sua gentilezza, nessuno avrebbe potuto pensare che solo mezz’ora prima gli avesse rivolto quella proposta diabolica con la sfrontata sicurezza di chi sa tutto di te e per questo ti spiazza perché tu non sai nulla di lui.
In una frazione di secondo si convinse che doveva aver sognato l’episodio della mattina, forse la fame gli aveva giocato un brutto scherzo, era palese che quell’uomo non lo conosceva.
“Si grazie, stavo proprio venendo da voi, il cameriere mi ha detto che lei, anzi la signorina…”
“Si quella ragazza è mia figlia. Ecco il suo cellulare”
“Come dice la legge le dovrei una ricompensa ma….sono un po’ in difficoltà, sa il lavoro, l’affitto …mi spiace, è imbarazzante ma non posso ricompensarla”
“Non si preoccupi, per così poco. E’ stato un piacere aiutarla Marco.”
“Gra…grazie” balbettò Marco
“Marco? Chi gli ha detto il mio nome?”
Basta, non c’era più tempo da perdere, una telefonata veloce in ufficio e poi via di corsa di nuovo verso la metropolitana.
Prese in mano il telefono e vide subito che era arrivato un sms, lo lesse: “Il coraggio cresce osando e la paura esitando. Signor D.”
Di nuovo pietrificato, cercò inutilmente l’uomo ma di lui e della ragazza nessuna traccia.
“Ora basta, non posso perdere la giornata dietro a queste cose, vado dalla polizia, loro potranno risalire al numero che ha inviato l’sms, bloccheranno questo pazzo ….si certo, a meno che non prendano per pazzo me. O ne potrei parlare con Giorgio, il mio amico giornalista, hai visto mai che salta fuori uno scoop e ci guadagno anche qualcosa.”
Un problema, mille possibili soluzioni anche se in Marco si era insinuata la convinzione che quella fosse una faccenda da risolvere tra lui e il signor D, nessun altro.
Il suo cellulare, quel mezzo che fino a poco prima era il suo collegamento con il mondo, ora scottava nelle sue mani, avevano il suo numero, si sentiva in trappola, braccato e allora al diavolo avvisare l’ufficio, lo spense immediatamente per paura di essere contattato e corse verso la metropolitana.
La confusione che regnava nel vagone in quell’ora di punta era niente in confronto a quella che c’era nella sua testa.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:41
 
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