CAPITOLO 1S – Rita Viola – Scrittura Collettiva

A dire il vero, tuttavia, neanche a lui interessava nulla delle piccole avventure che potevano capitare e ai suoi colleghi e ai suoi amici, si ritrovò a pensare Marco, rattristandosi, per un attimo, all’improvvisa ma lucida scoperta della sua aridità. Perché, a volerla dire tutta, negli anni Marco si era davvero inaridito. Era stato un adolescente creativo, un entusiasta della vita, un innamorato dell’amore, un sognatore pronto anche ad impegnarsi per importanti cause civili. Era stato uno studente universitario modello, per un certo periodo, l’orgoglio dei suoi genitori che si sobbarcavano immani sacrifici pur di mantenerlo agli studi e dargli, dal loro punto di vista, quella possibilità di riscatto sociale che a loro era mancata, e l’orgoglio della sua ragazza di allora e dei suoi futuri suoceri che lo ammiravano tanto proprio perché era un ragazzo che “si stava facendo da solo”. Poi, improvvisamente le cose erano cambiate. Marco non avrebbe saputo dire quando, come e perché con esattezza. Ricordava solo che a un certo punto gli era parso urgente conquistarsi un briciolo di indipendenza economica accettando lavoretti che avevano sortito soltanto l’effetto di distoglierlo dagli studi, inasprendo i rapporti con la sua famiglia e con la sua ragazza, al punto da spingerlo a decidere di andarsene da casa dei suoi e a decidere di mollare Giulia. E da allora in avanti, era stato solo un susseguirsi di eventi infausti che l’avevano come dire, spento a tal punto da non interessarsi con la passione di un tempo, a nulla e a nessuno. E ora non aveva nessuno cui raccontare la bizzarra avventura vissuta quel mattino. Ma aveva voglia di provarci comunque. Uno strano desiderio di condivisione l’assalì. Magari non lo avrebbe soddisfatto, ma valeva comunque la pena provarci. A questa riflessione, gli vennero in mente le parole con le quali Lisa lo aveva mollato. Gli aveva detto proprio così: – per te non c’è mai nulla per cui valga la pena provare – . Marco non aveva colto, all’epoca, il senso di quelle parole. Ma forse ora cominciava a capire cosa aveva voluto dirgli Lisa. Ma quella ormai, era una storia chiusa. La segretaria del capo lo accolse col solito sorriso fintamente mieloso che rivolgeva a tutti: – Buongiorno, signor Marco! Bella giornata autunnale oggi, vero? La stavo proprio aspettando per comunicarle che il dottor Poletti ha appena avuto un colloquio col capo. Secondo me, ora toccherebbe a lei far valere le sue ragioni. E’ vero che Poletti l’ha battuta sul tempo, ma se lei almeno provasse ad essere un tantino più convincente e diplomatico…..sa, signor Marco, lei non mi sta antipatico, per cui davvero mi dispiacerebbe se dovesse perdere il lavoro. Mi scusi la confidenza che stamattina mi sono arrogata, ma questa faccenda del lavoro è importante per tutti, quindi penso anche per lei. Perciò, faccia qualcosa, prima che sia troppo tardi – . Marco non se lo fece ripetere due volte. Si avvicinò alla scrivania della giovane segretaria e iniziò a raccontarle ciò che gli era capitato quel mattino, al bar. Man mano che proseguiva il suo racconto, sul volto della segretaria si alternavano espressioni di incredulità, interessamento, curiosità e anche di sottile invidia, almeno così parve a Marco quando arrivò al punto in cui il signor D. gli aveva prospettato la possibilità di trovare, una volta varcata la soglia, quel che avrebbe voluto. “Ah, signor Marco, – commentò infine Francesca – (tale era appunto il nome della segretaria) – ho sempre pensato che lei fosse un uomo dalle mille risorse. E ora, ne ho la conferma. Questo incontro, per lei, è una sorta di manna caduta dal cielo. Si rende conto, che ora, avrà la possibilità di costruirsi una nuova vita, a suo gradimento, qualora dovesse decidere di accettare la proposta del misterioso signor D.? La sua esistenza parallela potrebbe essere una sorta di oasi felice dove rifugiarsi per smaltire le delusioni giornaliere. Sì, è vero. C’è sempre un problema. Anzi, a dire il vero, due. Il primo: perdere pezzi di vita nel mondo reale. Il secondo: rintracciare nuovamente l’uomo che le ha fatto la proposta. Ma io non sarei pessimista, al riguardo: come è riuscito a trovarla la prima volta, potrebbe riuscirci anche una seconda volta. D’altronde, è talmente evidente che questo signor D. è un essere soprannaturale, che possiamo legittimamente prendere in considerazione l’ipotesi che riuscirà a contattarla ancora, se lo vorrà. Ovviamente. Riguardo alla questione un po’ più spinosa, ossia il vedersi sensibilmente accorciata la durata della sua vita terrena, ecco io credo che lei potrebbe provare a contrattare, se il signor D. gliene offre la possibilità. Un’ora per un anno mi sembra un po’ troppo. Valuti, nel prossimo incontro, l’ipotesi di una trattativa che le dia un maggior margine di guadagno. Anche se, le confesso, a volte il pensiero di dover trascorrere ancora tanto tempo a questo mondo, con queste giornate tutte uguali, con una tristezza dentro che non puoi mostrare a nessuno perché una segretaria può solo sorridere….beh, non è che mi entusiasmi molto. Ma lasciamo stare, perché questa è un’altra storia. Qui si sta parlando di lei. A mio avviso, questa è stata per lei proprio una buona mattinata. Speriamo che l’uomo si rifaccia vivo. Nel frattempo lei ci pensi”. “Oddio – continuò Francesca come se solo in quel momento se ne stesse ricordando – mi spiace comunque doverle ricordare, signor Marco, che nella mattinata di oggi, il capo l’aspetta. Cose di questo mondo. Qua, sulla terra, tra mortali, è così che funziona. Si prepari anche a questo, e quando si sente pronto, me lo faccia sapere, che lo comunico al capo” . “Me ne ricordo, me ne ricordo, non si preoccupi Francesca. Anzi. Grazie per avermi ascoltato con tanto interesse e non aver considerato il tutto come il racconto di un impiegato frustrato che sta andando fuori di testa. Il tempo di sistemare la mia roba in ufficio, raccogliere le idee e mi presento al capo”. Marco scaraventò letteralmente la sua borsa sulla scrivania. Voleva che il rumore distogliesse Poletti da qualsiasi cosa egli stesse facendo e lo costringesse a guardarlo negli occhi. Voleva che Poletti, infatti gli leggesse nello sguardo il disprezzo che Marco provava nei confronti di un collega fedifrago che non aveva esitato a gettargli anche ingiustamente fango addosso, tanto per ingraziarsi il capo e non dover così figurare negli imminenti esuberi del personale già annunciati. Poletti intuì lo scopo del gesto di Marco ma non accolse la provocazione. Non era, infatti, né stupido, né codardo, né fedifrago, né traditore. Nulla di tutto questo. Era solo più astuto di Marco, più determinato a combattere per salvaguardare il suo posto di lavoro. Non aveva tramato contro Marco. Aveva soltanto colto le occasioni che Marco non aveva voluto cogliere. Non lo aveva screditato col capo, semplicemente perché non era servito. Marco stesso si era messo in cattiva luce da tempo. Poletti aveva magari dato una leggera accelerata a ciò che comunque era destino dovesse accadere. “Buongiorno, non hai sentito la sveglia stamane”? Esordì Poletti rivolgendo a Marco uno sguardo ed un sorriso perfettamente neutrali. “Sì, l’ho sentita – rispose Marco con un tono altrettanto neutrale ma vagamente innaturale – (cosa che non sfuggì a Poletti). Ho tardato qualche minuto perché mi è capitata un’avventura alquanto bislacca, della quale ho già parlato con Francesca, in atrio. La racconterei anche a te, ma immagino la cosa non ti interessi, e poi non vorrei distoglierti dal lavoro. Immagino che tra un po’ ne sarai anche oberato”. A Poletti non sfuggì l’enfasi con la quale Marco aveva calcato le ultime parole e tutto sommato non gli dispiacque che Marco avesse capito che era già nell’aria un’ipotesi di licenziamento. Quel benedetto ragazzo aveva bisogno di svegliarsi. Chissà! Magari questa poteva essere l’occasione giusta. “Hai ragione – confermò Poletti – non mi preme sentire il racconto della tua mattutina avventura. Spero solo per te sia stata interessante. Perché il resto della mattinata potrebbe non esserlo. Il capo ti aspetta. Da stamattina ho io in esclusiva l’incarico che fino a ieri condividevamo. Perciò, come hai detto tu, sono già oberato di lavoro. E non ho tempo da perdere ad ascoltare le tue avventure. Prova a sentire se ne ha voglia il capo” . Marcò pensò che quasi quasi non sarebbe stata una cattiva idea raccontare quel che gli era capitato al capo. Poteva essere una contromossa, una piccola soddisfazione riportare il fulcro dell’imminente colloquio più che sul suo licenziamento, ormai scontato, sull’avventura che aveva vissuto. Valeva la pena tentare. Tanto – considerò Marco- senza neanche tanta tristezza – cos’ho da perdere? “Mi annunci al capo, signorina Francesca” – esclamò Marco con una tale fermezza nella voce che la giovane segretaria si chiese se per caso Marco non avesse già reincontrato il signor D. e se questi non gli avesse per caso generosamente elargito una nuova forza d’animo. “Subito” – trillò la segretaria. Il tempo di avvisare e le porte dell’ufficio del capo si spalancarono. ”Si accomodi – continuò Francesca e più a bassa voce – e…ci provi, almeno, a far valere le sue ragioni. Almeno ci provi”.

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Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:35
 
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