CAPITOLO 1R Monica Fusco – Scrittura Collettiva

- Stooooooooooop!! Questa la teniamo. Ok ragazzi, per oggi basta riprese.
Il regista, finalmente soddisfatto, si riguardava la scena, scegliendo con i tecnici e il fotografo le luci più adatte e le inquadrature migliori.
In serata, tutta la compagnia si sarebbe ritrovata in uno dei ristoranti del centro per festeggiare il compleanno dello scenografo, ma intanto qualche ora di libertà per tutti.
Andrea, alla fine di ogni ripresa, necessitava di una solitaria passeggiata, alla scoperta di angoli sconosciuti della città e così fece anche in quell’occasione.
Questo film lo coinvolgeva particolarmente, forse perché era stato scelto per interpretare Marco ed era la sua prima volta come protagonista, o forse perché raccontava la condizione di precarietà così diffusa ai giorni nostri, cui neppure lui era estraneo e forse perché con il regista e il resto della compagnia si era creata un’alchimia che lo metteva a suo agio.
Comunque sia, camminando nel tramonto cittadino, si sorprese a pensare alla trama del film e a chiedersi cosa avrebbe fatto lui, al posto di Marco, se tutto questo fosse capitato davvero nella sua vita.
In fondo, ogni essere umano, indipendentemente da dove viva e cosa faccia, oscilla tra il sogno e la realtà e avanza nella vita come un funambolo, continuamente chiamato a scelte, che portino un po’ di sogno nella realtà e un po’ di realtà nel sogno.
Andrea faceva un lavoro che gli piaceva, per il quale si era esposto a rischi, affrontati con l’incoscienza della giovane età e la volontà di realizzare un desiderio e, tuttavia, questa sua passione non gli risparmiava rinunce, a volte molto dolorose. E così, come tutti, si chiedeva se ne valesse la pena, se quello che aveva ottenuto era ciò per cui aveva lottato, se adesso poteva fare qualche passo in piano o la salita non era ancora finita. Vedeva gli amici che aveva dovuto salutare al bivio, quando le loro strade avevano preso direzioni diverse, ricordava volti e voci con cui aveva trascorso ore liete e che trovavano sempre posto nel suo cuore, ma difficilmente nelle sue
giornate. Sentiva la fatica dei continui spostamenti, con la valigia sempre pronta, senza ancora appartenere a nessun luogo. Pensava a Matilde, con i suoi occhi verdi, gentile e modesta, si ricordava le lunghe chiacchierate con lei e le gite in montagna, c’era stato giusto il tempo di un breve saluto l’ultima volta che era passato da casa e qualche volta ne sentiva la nostalgia.
Ebbene, se adesso qualcuno si fosse presentato a lui per chiedere il suo tempo cosa avrebbe risposto?
Era tanto oramai che non considerava più il tempo “suo”, non era infatti lui a decidere come disporne, dove trovarsi e quando, suo, però, era il dovere di onorare impegni stabiliti da altri, mettendosi a disposizione di sconosciuti per ore, giorni o una manciata di minuti. Quindi, cosa gli sarebbe costato regalare questo tempo all’ennesimo che ne faceva richiesta?
Inevitabile, tuttavia, chiedersi cosa ne avrebbe fatto costui del tempo di altri e, più ancora, chiedersi cosa ne aveva fatto e ne faceva lui, come impiegava l’inesorabile avanzare del giorno.
Andrea non si era mai soffermato a riflettere su queste questioni, l’unica certezza era che, nonostante il carico di impegni di certi periodi, che pure lo sfinivano, non desiderava giornate diverse, ne più lunghe, ne più corte: desiderava sfruttare al massimo e nel migliore dei modi quelle che aveva a disposizione e, da quella indimenticabile a quella da cancellare, avrebbe mantenuto senza cambiarlo ogni giorno vissuto fino a quel momento. Quello cui prestava attenzione era, piuttosto, non perdere la bussola, mantenere la direzione, sapersi dare una spiegazione per ogni passo compiuto, ma non sempre il conto tornava.
Si avviò alla cena con il resto della compagnia ancora invischiato in questi pensieri, che gli tennero buona compagnia per il resto della serata e quella notte fece uno strano sogno.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:33
 
Lascia un commento | 26.03.2012

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*



*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>