CAPITOLO 1L di Marzia Iosimi – Scrittura Collettiva

Quella sensazione di freddo lo riportò alla sua condizione presente, stava camminando, ma in realtà non se la sentiva di affrontare i colleghi, non avrebbero certamente capito le sue disavventure mattutine. Forse sarebbe stato meglio andare a casa, piuttosto che in ufficio, così per un po’ camminò senza meta, ripensando all’accaduto. Lo aveva colpito la sicurezza con cui quel pazzo di un vecchio avesse scavato la sua anima, in
fondo non gli dispiaceva sapere di essere così coinvolto in quella strana situazione. Lo aveva sognato o aveva realmente vissuto ciò, che ora gli riempiva la testa, i pensieri. Cosa ne avrebbe fatto della sua vecchia vita, ora che gli era stata offerta l’occasione di cambiarla? D. aveva usato delle parole, che egli non aveva mai osato dire, quel vecchio aveva dato parole alla sua sofferenza! Incredibile, non mi ero mai accorto di essere infelice, forse insoddisfatto quello sì. – pensò: “nella mia vita non c’è gioia, non ce n’è mai stata! Davo la colpa al lavoro
precario, al fallimento di un rapporto con Lisa che mi costringeva a responsabilizzarmi, invece ero io che non accettavo il mio disagio, non lo affrontavo. D. aveva colpito nel segno, ma lì per lì non ho voluto considerare le sue parole, perché sapevo che mi avrebbe fatto un gran male prenderle sul serio.”
La sua vita non gli piaceva, era vero, ma c’era molto di più sotto, doveva cambiare, doveva cominciare a rivedere ogni cosa. Questi suoi pensieri lo condussero tra la gente frettolosa all’interno della metropolitana, ma non aveva nessuna voglia di andare a casa, sperava in cuor suo di rincontrare il signor “D.”.
“Mi scusi, scende la prossima?”
“No signora, prego”.
In un attimo di vita reale, sentiva un peso nel cuore, chissà se quella notte e le altre che sarebbero seguite, la sua esistenza sarebbe cambiata, una volta presa la decisione di assaporare il futuro? “In fondo il bilancio di questi miei trentacinque anni, non è poi un granché, sono solo, non ho un lavoro fisso e soprattutto non c’è più Lisa con me.”- pensò grattandosi la testa.
Scese dalla metro, ancora pieno di questi pensieri, si avviò verso casa, vicino a Porta Romana, in Via Amedei n° 15, int. 3a, il suo appartamento di 35 mq. di solitudine, lo aspettava.
Camilla, la sua gatta persiana, gli corse incontro felice di rivederlo, sperava in qualche coccola e in quei croccantini deliziosi che M. le dava ogni sera.
La segreteria telefonica lampeggiava : due messaggi, click, esegui, ascolta e la voce di sua madre, riempì la stanza in viva voce, mentre lui in cucina dava da mangiare alla gatta, lo invitava l’indomani a cena, visto che le occasioni di vedersi si erano più rare. Anche Diego, il suo migliore amico, lo aveva chiamato, perché aveva acquistato a prezzi stracciati, diceva lui, due biglietti per il derby Milan-Inter. M. se n’era proprio dimenticato,
forse non gli importava quasi più. Avrebbe voluto, piuttosto parlare a Diego, confidarsi, aprirsi finalmente, ma da dove avrebbe potuto iniziare e poi soprattutto gli avrebbe creduto?
Mah….
In frigo poco o niente, poteva farsi solo una pasta, ragù in scatola, ok la cena era assicurata. Nessun programma interessante, seduto sul divano sembrava quasi rassegnato, sentiva salire la stanchezza, chiuse gli occhi, aveva paura di addormentarsi, la gatta sopra di lui ronfava e anche lei si assopì. Passarono pochi istanti, pensava di aver sognato, ma non ne era certo. Ora il suo corpo immobile, gli sembrava quello di un altro.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:22
 
Commenti (2) | 26.03.2012
Commenti
  1. Manca Maridelma scrive:

    Mi è piaciuto !

  2. Manca Maridelma scrive:

    Interessante1

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