CAPITOLO 1I di Giulia Madonna – Scrittura Collettiva

M. si diresse a grandi passi verso la metropolitana. Camminava distratto dai suoi pensieri e si chiedeva come mai quello sconosciuto sapesse così tante cose di lui. Più ci pensava e più i brividi lo avvolgevano.
Poi si ripeteva per tranquillizzarsi ”Ma sì, è solo il freddo di questo autunno grigio e triste e poi è così presto che si gela!”
Invece non era il freddo, che gli soffiava generoso addosso, ma proprio il ricordo della voce tagliente e stridula del Signor D che continuava a risonargli nelle orecchie mettendogli brividi dappertutto.
Poi si disse fra sè e sè che sarebbe stato meglio se avesse preso quel caffè con brioche perchè ora lo stomaco gli brontolava, oltre alla testa che gli ronzava.
Così decise di fermarsi al primo bar almeno per placare quel brontolio.
Il bar era carico di gente che parlava, mangiava e rideva. Tutta quella folla dava fastidio ai suoi strani pensieri così M. decise di sedersi in fondo nell’angolino più nascosto e protetto.
Mentre sorseggiava con calma il suo bollente caffè e mordeva con ingordigia la sua brioche, cercando di trovare conforto e calore, si sentì bussare alle spalle.
M. sobbalzò e si girò di scatto. Il Signor D era nuovamente di fronte a lui con il suo viso fiero e la voce stridente.
“Bene, bene! Vedo che sta pensando alla mia proposta e cercando conforto nel calore del suo caffè! Ma lo vede che i brividi non passano e nemmeno le mie parole riesce a cancellare? Ci pensi bene, la mia è un’ottima proposta che non si può rifiutare. In fondo cosa può contare un solo anno della sua vita in cambio della sua felicità e della realizzazione dei suoi sogni? Ci rifletta e vedrà che la mia proposta converrà soprattutto a lei!”
Poi quell’uomo, venuto chissà da dove, come magicamente era apparso sorprendentemente sparì di nuovo, lasciando dietro di sè tanto, tantissimo freddo, nonostante che M. stesse sorseggiando ancora il suo caffè che gli bolliva fra le mani.
M. non poteva nemmeno pensarci che quell’orrido individuo entrasse e uscisse con tale facilità nella sua vita e che lui non potesse farci proprio nulla.
“Allora non ho più scampo? Non si tratta più di una proposta? Il Signor D ha già deciso tutto e da tempo?”
No, M. non ci stava proprio a quel gioco sporco. Avrebbe fatto finta che niente fosse accaduto e sarebbe corso di filato in ufficio, come tutti gli altri giorni, senza far trapelare nulla agli altri.
Appena arrivato in ufficio si mise subito al lavoro e cercò di essere efficiente come non mai, provando a svolgere i suoi compiti a mille, tentando di non perdersi dietro i suoi ritmi scatenati.
Fu proprio quel ritmo incessante e frenetico, strano e inconsueto come non mai, a incuriosire tutti, ma proprio tutti, che lo guardavano estrerrefatti e si chiedevano cosa gli fosse mai successo.
Infatti gli si avvicinò Nicola, suo fedele compagno di sventura, che aveva condiviso con M. tante giornate orribili, ma che mai lo aveva visto in quello stato.
Nicola aveva quasi timore di domandare cosa mai avesse ma lo fece lo stesso senza esitare:
” M. ti vedo strano oggi, cos’hai? Sei a mille, preso nei vortici più bizzarri. Mai ti ho visto così frenetico ed efficiente nelle tue mansioni, almeno che io ricordi! Ma cos’hai? Tutto bene?”
“Tutto bene, tutto bene. Ho solo tanto di quel lavoro arretrato che oggi è bene che mi metta in pari. Anzi, è meglio che non perda tempo utile a parlare con te. Poi, durante la pausa parliamo, va bene?”
Però neanche durante la pausa M. si fermò e continuò a lavorare a turni stressanti come preso da un vortice folle e irrefrenabile. Fece tutta una tirata fino all’ora di chiusura. Quando arrivò l’ora di tornare a casa M. era così preso dal suo lavoro che gli sembrò fosse trascorsa la giornata come d’un soffio e che lui nemmeno se ne fosse accorto.
Così prese la sua giacca e si avviò verso casa. Lungo il tragitto cercò in tutti i modi di non farsi sfiorare da quei brutti pensieri, che l’incontro con il Signor D aveva generato, e li ricacciò indietro.
Arrivato a casa vide cosa ci fosse nel frigo e trovò solo due uova sode e della maionese.
Così con quelle poche cose si mise davanti alla tv e mangiò tristemente la sua magra cena.
Le immagini sfocate e incessanti che la televisione stava trasmettendo gli scorrevano davanti agli occhi ma lui nemmeno le vedeva. Masticava assente e confuso.
Poi tutto d’un tratto si addormentò, crollando di botto sul divano.
A quel punto, nonostante la sua dura lotta a non cercare di pensare alla strana proposta del Signor D, il gioco crudele e prepotente di D si avverò.
M. era entrato nel suo sonno ed ora vedeva davanti a sè quella maledetta porta.
D’istinto stava per allungare la mano e aprirla ma ecco che la sua coscienza lo ridestò.
Si svegliò all’improvviso sudato e terrorizzato.
M. non voleva assolutamente che il volere crudele e terribile del Signor D si potesse avverare senza una sua reale e cosciente adesione.
M. cercò di non dormire per tutta la notte bevendo mille e mille caffè per cercare di restare sveglio e non cadere nel gioco assurdo di D.
Trascorse così tutta la notte in bianco terrorizzato dal suo stesso sonno e dalla sua immensa stanchezza.

Questo capitolo partecipa all’esperimento di scrittura collettiva del Sole 24 Ore. Per votarlo clicca “mi piace” su questo post

Pubblicato il lunedì 26 marzo 2012 - 12:16
 
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