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If Book Then. Nove keywords per spiegare il futuro dell’editoria

Velocità, qualità, metadata, social reading, discoverability, selfpublishing, pricing, buyer e reading experience e..elefanti. Nove parole chiave per capire il mondo dell’editoria digitale italiana e internazionale. Nove spunti emersi dalla seconda edizione di If Book Then, l’evento, ideato da Bookrepublic, dedicato al futuro dell’editoria. Si parte dalla velocità, quella con cui in Europa, sebbene partita in ritardo rispetto agli Usa, sta prendendo piede la rivoluzione digitale, secondo Javier Celaya, CEO e fondatore di Dosdoce, portale online che analizza l’uso delle nuove tecnologie nel settore editoriale spagnolo.

Per Celaya, per competere con i grandi (Amazon e Apple), gli editori europei devono pensare internazionale, e puntare su piattaforme che generano contenuti. Ce lo ha insegnato l’esperienza americana, raccontata dal Mike Shatzkin, il più illustre osservatore della transizione dell’industria editoriale verso l’era digitale e fondatore di The Idea Logical Company. Negli States, la comparsa del Kindle ha segnato un punto di svolta e Amazon è stata vista sempre più con preoccupazione dagli editori che hanno cercano di “limitare i danni”. Tuttavia l’aumento dei prezzi (voluto dagli editori che non sono voluti scendere a patto col gigante di Seattle) non ha scoraggiato i lettori dall’acquisto.

Di qualità dei libri digitali e di reading experience ne ha discusso invece Peter Meyers, secondo cui per i lettori, l’esperienza di lettura cartacea e quella digitale possono coesistere pacificamente. A patto che gli ebook siano ben progettati e confezionati: «Ci sono pagine e pagine di contenuti inutili da scorrere prima di arrivare alla storia: il lettore vuole essere intrattenuto velocemente, non annoiato». Quello che però è emerso in modo prepotente nel 2011 è stato il self publishing. «Nel 2010 non c’era nessun titolo autopubblicato nella top 100, mentre dall’aprile 2011 al gennaio 2012 dei cento libri più acquistati su Amazon circa 20 sono di self publishing», ha spiegato Marco Ferrario, CEO di Bookrepublic, presentando la ricerca fatta in collaborazione con A.T.Kearney. Anche su Kobo, il lettore digitale di Barnes & Noble, il 7% degli ebook venduti viene dal self publishing. A cosa è dovuto questo salto? Al fatto che il gigante, anzi l’elefante Amazon (e qui la misteriosa parola chiave viene svelata) ci ha investito molto. Ma anche al passaparola generato dalla rete intorno a un titolo, come ha spiegato Giuseppe Granieri, direttore editoriale di 40K. E in ultimo, ma non per importanza, anche al prezzo: 8,5 dollari quello medio di un ebook, tra 1,5 e 2 quello di un testo autoprodotto.

Un mercato, quindi, quello dell’ebook, che vale circa due miliardi e mezzo di dollari, l’80 per cento del quale, però, negli Stati Uniti. E di questi 2 miliardi di dollari, 20-30 milioni derivano dal self publishing. «Nell’Europa continentale la crescita è molto lenta. Facendo una proiezione, abbiamo stimato che si possa arrivare intorno al 6%, 7% alla fine del 2014, forse addirittura al 10%», ha concluso Ferrario. Nel periodo natalizio negli Stati Uniti sono stati venduti 40 milioni di device. Un terzo degli americani possiede già un lettore digitale. In Gran Bretagna, il Paese europeo più avanzato, il mercato dell’ebook occupa il 10% del mercato del libro. In Italia, invece, sarebbero circa centoquarantamila gli ebook reader e 700 mila i tablet.

Proiezioni per il futuro mancano, o meglio, si cerca di essere cauti, ma una cosa è certa, il futuro sarà sempre più social. Ce lo dimostreranno tre esperimenti interessanti, pensati per lettori e scrittori. Il primo, Small Demons, usa i riferimenti culturali e i dettagli contenuti nei libri (canzoni, oggetti, cibo e persino abiti) per aiutare i lettori a scegliere il prossimo libro da leggere. La spagnola 24Symbols, co fondata da Justo Hidalgo, offre invece ai lettori la possibilità di leggere e condividere i libri digitali ( da un vasto catalogo internazionale) in streaming. Infine Book Country, la piattaforma creata da Molly Barton, capo del comparto digitale di Penguin: una comunità di scrittori online che da dicembre ha aperto anche all’autopubblicazione.

a cura di Francesca Colletti

Pubblicato il sabato 4 febbraio 2012 - 22:54
 
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2 risposte a If Book Then. Nove keywords per spiegare il futuro dell’editoria

 
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