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I giorni chiamati nemici

La scrittura poetica di Emma Pretti è caratterizzata da un’esigenza di attenzione alle cose, osservate con occhio partecipe e felici scelte espressive che hanno sempre più delineato una poetica personale e non di rado forte. In questa prova, I giorni chiamati nemici, la poetessa sembra lasciar cadere gli ultimi strascichi di post-ermetismo, e perfino alcune influenze di matrice surrealista, per approdare a un dettato piano, che a volte rasenta il tono basso della prosa e non punta mai alla facile melopea, e che mantiene tuttavia la multiformità  delle contingenze di cui l’esistenza si compone.

La raccolta è immersa totalmente nella contemporaneità, registrando anche le ingerenze dei mass media che ormai costituiscono l’inevitabile contrappunto alle nostre vite. Vite che si sviluppano sui tre piani della realtà-irrealtà-surrealtà. La virtualità e la realtà condivisa arricchisce di emozioni, e nello stesso tempo, di provvisorietà e indeterminatezza , con il passaggio frequente dal piano ontologico a quello esperienziale del singolo che cerca e non trova spiegazioni, finendo così per sviluppare, con coerenza crescente, toni apocalittici: un’apocalisse non annunciata bensì data per scontata e anzi vissuta, arginata più che subita passivamente, sempre attraverso un atto di interpretazione che non approda però ad alcuna stabile certezza.

I giorni chiamati nemici descrive un paesaggio quotidiano che però è al tempo stesso un paesaggio non ovviamente riconoscibile. Un paesaggio che si deduce italiano per la vivace presenza di alcuni termini dialettali ( dunque regionalizzato):  rurale e in un certo senso post-urbano, con qualche tocco da racconto nero. Al suo interno parla una voce che appartiene a un personaggio-io ( ma le voci sembrano essere più d’una): il personaggio è costantemente tentato di abbandonarsi alla tenerezza verso gli altri, verso le cose – e per fortuna cede spesso a questa tentazione – e non abbandona la speranza. Ma c’è anche un’aspra resistenza all’autoinganno , per cui le dichiarazioni d’amore si risvoltano spesso nel loro contrario ( gli “innamorati fradici” risultano essere tacchini; e anche loro, forse, sono fradici soltanto di pioggia).

Tutto ciò detto in un linguaggio che in generale è duramente chiaro, con qualche irruzione opportunamente demotica, e qualche torsione metaforica neobarocca che sembra echeggiare lo stile delle avanguardie protonovecentesche. La dubitosa interrogazione di Dio non teme di usare la parola anti-moda, la parola evitata dalle teologie morbide: <<peccato>>.

Colpisce e rassicura, nelle poesie più forti di questa raccolta, il lieve aleggiare di una certa crudeltà.

Emma Pretti
I giorni chiamati nemici
Società Editrice Fiorentina , FI

per saperne di più…

http://emmapretti.wordpress.com/

 

Pubblicato il venerdì 24 febbraio 2012 - 13:07
 
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