UN TRAMONTO SUL VERBANO

Un tramonto sul Verbano

Il titolo può evocare scene idilliache e romantiche nella suggestiva cornice del Lago Maggiore, ma è solo un’illusione, nel romanzo non c’è nulla di poetico. Il tramonto rappresenta in modo chiaro e definitivo una fine, che può essere la fine di un uomo o la fine di qualcosa di più complesso come la vita di una banca. La vicenda prende le mosse dalla cerimonia di commiato del vecchio direttore generale di una banca popolare e il subentro del suo successore. Questo prematuro e improvviso avvicendamento sembra voler significare ed evidenziare la presenza di criticità nella gestione dell’istituto. Compito prioritario del nuovo direttore è capire le cause delle difficoltà in cui versa la banca e trovare gli opportuni rimedi.

La vicenda corre quindi su due binari paralleli, la ricerca della verità su alcuni fatti delittuosi che hanno funestato l’ultimo periodo e la spasmodica ricerca di soluzioni per superare le difficoltà finanziarie. Una lotta impari e senza quartiere per squarciare un velo impenetrabile di mistero che avvolge fatti e persone. Il tramonto però è lì in agguato e rappresenta il triste momento in cui il giorno lotta per non morire e cedere alla notte, ma il destino, anche nel caso della banca, è già scritto. Come si può facilmente intuire si tratta di un romanzo di genere “thriller” ambientato nel profondo Nord d’Italia e più precisamente tra Milano e Verbania, certe vicende, inoltre, possono ricordare alcuni fatti, verificatosi alcuni anni fa in una banca locale di modeste dimensioni, di cui hanno parlato anche i giornali nazionali.

La vicenda si sviluppa in un arco temporale di alcuni anni e le date giornaliere ne scandiscono una sorta di diario. E’ un affresco corale, ampio, epocale. I personaggi vengono ritratti a tinte forti, ognuno con i propri limiti, difetti o pregi. Ciascuno partecipa alla narrazione in modo diretto e personale portando la propria visione dei fatti, i propri sentimenti. Una certa ironia accompagna questi uomini nonostante gli avvenimenti cupi li sovrastino in modo via via crescente. La storia è complessa e si dipana tra difficoltà finanziarie, oscuri piani di potere e intrighi internazionali. Non mancano i colpi di scena ma c’è spazio anche per accurate descrizioni paesaggistiche. Un racconto sempre in bilico tra speranza e avversità in cui galleggia uno spaccato di realtà locale e di uomini, non sempre immacolati, ma senza dubbio veri.

Di solito da un romanzo ci si aspetta il lieto fine dove il bene trionfa e i protagonisti “… vissero felici e contenti”, in questo caso non è così. Il finale doveva essere un pugno nello stomaco … doveva lasciare un rimpianto, un senso di sconfitta. Penso che il libro ci sia riuscito, d’altra parte, chi, come me, questa vicenda l’ha in parte vissuta è rimasto proprio con questa delusione difficile da cancellare.

a cura di Giampaolo Creazza

Pubblicato il mercoledì 18 gennaio 2012 - 18:06
 
Lascia un commento | 18.01.2012

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*



*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>