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Le mani in faccia

Mi chiamo Claudio Pedretti e posso dirlo con certezza: io non ho mai capito cos’è l’amore. Questo è l’incipit de Le mani in faccia, il romanzo di Luca Martini, scrittore bolognese che ho il piacere di conoscere. Claudio Pedretti è figlio di un comunista, un operaio specializzato alla Fiat e di una sarta per le signore bene della città di Bologna. La sua infanzia, come ci dice fin dalle prime righe, è stata strana con genitori che si sono mollati e presi due volte, pochi amici che mi hanno girato le spalle e una sorella - molto più grande e lontana da casa – che non mi ha mai chiesto se ero felice.

Claudio cresce, ricercando l’amore del padre, che nel corso degli anni diventa un estraneo, e vergognandosi del lavoro di sarta di sua madre. Quando, nei lunghi pomeriggi invernali che trascorre da solo o con qualche compagno nel modesto locale vicino alla piccola sartoria, la vede prona, inginocchiata di fronte alla cliente, pensa che sua madre sia una serva senza alcuna dignità. Gli fa rabbia il suo chiedere un acconto, il suo telefonare per sollecitare un pagamento. Pensa: possibile che tra tutti i lavori che ci sono al mondo abbia scelto proprio un mestiere come questo? In alcuni momenti giunge a detestarla e quando il padre li abbandona per seguire il suo sogno cubano dietro le gonne di una giovane ragazza, Claudio è convinto che non poteva che finire così.

Che attrattiva poteva offrire una donna come mia madre? Da ragazzo e da giovane fa esperienza della vita, cerca di dominarla, sbanda paurosamente, sembra riprenderne il controllo. Ma è sempre in equilibrio precario tra i desideri che cova nel profondo del suo cuore e l’incapacità di realizzarli. Gli amici, Fede fra tutti, non sembrano poterlo aiutare, e quando finalmente incontra l’amore non sa accettarlo. Cristina è bella, ha un lavoro interessante – organizza eventi per una galleria d’arte della città – che spesso la costringe a rientrare tardi la sera, ad assentarsi per qualche giorno. Claudio è solo un conducente dell’A.T.C. e di pittura non capisce granché.

Sono marito e moglie e Cristina lo ama – non c’è alcun motivo perché lui ne dubiti -, ma repentinamente il tarlo della gelosia lo travolge fino a soffocarlo. Neppure la nascita di Alfredo migliora le cose. Quel figlio che Claudio non ha veramente voluto è un peso che si trascina per anni. Indubbiamente Claudio Pedretti è un personaggio scomodo, verso il quale il lettore prova sentimenti contrastanti. L’iniziale simpatia per un bambino travolto dagli eventi di una famiglia che si disgrega, lascia il posto a un’avversione e poi, a un’antipatia per il giovane e per l’uomo che non vuole cogliere ciò che di bello la vita, nonostante tutto, gli ha dato in sorte. Ma il suo dolore e la sua solitudine sono autentici e così, a poco a poco, il nostro rifiuto si stempera e si volge in un abbraccio dolce e consapevole che la distanza tra noi e lui è molto più breve di quanto possa sembrare.

 

Luca Martini è nato a Bologna nel 1971.
Ha pubblicato tre sillogi poetiche tra cui Partitura compiuta per pensieri distratti (Giraldi, 2006), la raccolta di racconti La geometria degli inganni (Voras 2009) e il romanzo Le mani in faccia (Voras, 2010).
Il suo racconto “Un comunista”, ha vinto il Premio Loria edizione 2008 e ha dato il titolo alla raccolta “Un comunista e altri racconti” (Marcos y Marcos, 2008).

recensione a cura di Patrizia Bartoli

Pubblicato il lunedì 16 gennaio 2012 - 11:17
 
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