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Qualcosa di simile

Questa breve nota relativa è un’avvertenza ai lettori: se siete in cerca della pura evasione, di un blando intrattenimento – o, più semplicemente –, se siete deboli di stomaco, riponete questo libro e cercate altrove. Non che qui trovereste esplosioni di violenza, o schizzi di sangue; anzi, per certi versi le pagine di questa raccolta risplendono di un perfetto nitore, una prosa pulita e sorvegliata che evoca alla mente il supremo controllo stilistico delle grandi regine del genere, come Yoko Ogawa, Shirley Jackson e Alice Munro. Ma i dieci racconti qui riuniti – racconti che sono attraversati, come da tanti piani di sezione, da una serie di temi tra loro speculari: la musica e il suo complemento, il genio; l’arte culinaria e la sua ombra, il digiuno; il Giappone come luogo ideale, terra di epifanie – posseggono senza dubbio un tratto comune, ovvero una disarmante intensità, una straordinaria forza emotiva. Siete dunque avvisati. Privi di un titolo, contrassegnati soltanto da un numero come i capitoli di un’unica, composita visione, questi racconti vi cattureranno e vi faranno emozionare, incalzandovi, per poi arretrare davanti ai vostri occhi, e riaffiorare in seguito nel ricordo. Sì, Qualcosa di simile è uno di quegli oggetti – come lo Zahir di cui scriveva Borges, o la «scatola dei sogni» che compare in Mulholland Drive – che di rado si incontrano nella vita di tutti i giorni, e che vi costringeranno a calarvi in un abisso ancora inesplorato, dal quale, per forza di cose, emergerete diversi.

Qualcosa di simile ha ottenuto il premio Renato Fucini 2011

recensione a cura di Francesca Scotti

 

Francesca, ci racconti qualcosa di te?

Sono nata nel 1981 a Milano, dove mi sono laureata in Giurisprudenza. Mi sono diplomata in Conservatorio e suono il violoncello. Mi interesso di cultura orientale e questo mi porta spesso in Giappone. Sono una persona curiosa a cui piace ascoltare e cogliere le voci degli altri.

Quando è stato pubblicato e come è nata l’idea di scrivere un libro?

Qualcosa di simile è uscito il 25 maggio del 2011. Prima dell’idea sono arrivate le parole e i primi racconti seguiti dalla voglia e il piacere di scrivere. Poi mi sono accorta che, pur essendo storie differenti, che si dispiegavano in luoghi molto distanti e tra persone che apparentemente non avevano contatti ho notato che qualcosa li legava. E il mio lavoro si è mosso nella direzione di far emergere questi aspetti, renderli riconoscibili o almeno percettibili e di raccoglierli in un libro.

C’è una situazione particolare o qualcuno che ti ha maggiormente ispirato?

Non c’è una circostanza particolare che mi ha spinta sulla pagina, solo la curiosità di sperimentare e la ricerca di una voce.  Più che un personaggio direi che è stato il mio primo viaggio in Giappone ad essere stato essenziale per far sorgere in me la voglia di raccontare.

Come è nata questa passione e quando?

Sono tre anni che scrivo, ma sin da bambina ho sempre letto con voracità. La scrittura è arrivata come tappa di un percorso iniziato con il pianoforte e  proseguito con l’oboe in conservatorio e il violoncello. L’obiettivo non del tutto consapevole è sempre stato lo stesso: cercare un mezzo espressivo, la mia voce. E scrivere per me è forse, in questo momento, lo strumento nel quale mi riconosco di più, quello più congeniale.

Chi sono i personaggi dei tuoi racconti e quale , se ne esiste uno, ti assomiglia di più?

I personaggi dei miei racconti sono uomini, donne, maestri, amiche, bambini. Ma anche il Giappone, la musica, il cibo, le separazioni e i viaggi.

Credo che Emma e Caterina, le protagoniste dell’ultimo racconto, insieme siano i personaggi che mi somigliano di più.

a cura di Emanuela Bellotti

 


 


 

Pubblicato il venerdì 18 novembre 2011 - 18:15
 
Commento (1) | 18.11.2011

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