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Francis Scott Fitzgerald, “Il diamante grosso come il Ritz”. Racconti d’autore

Questo di Fitzgerald è un racconto surreale. Il protagonista è un ragazzo della buona e ricca borghesia del sud, John T. Unger, mandato in una scuola d’élite vicino Boston e qui entra in contatto con altri ragazzi dell’alta società statunitense. Fin qui, niente di particolare. A un certo punto, però, nella scuola arriva un altro, misterioso ragazzo, Percy Washington, che si tiene in disparte da tutti tranne da John. Percy invita John a passare le vacanze estive a casa dei suoi nel Montana.

Il viaggio in treno si trasforma rapidamente in qualcosa di strano, sia per le prime incredibili confidenze, che per la sua evoluzione quando, scesi dal treno, prendono prima un calesse e poi un’automobile pacchianamente troppo sfarzosa e si avvicinano sempre più alla residenza dei Washington. John si ritrova in un mondo isolato dal resto degli Stati Uniti, dove il lusso è portato oltre ogni immaginazione e sopportabilità. Quello che vede e sente John sembra uscito da un racconto delle “Mille e una notte”. Tutta la famiglia di Percy è sopra le righe. Eppure John trova anche l’amore, ricambiato, della sorella più piccola del compagno, Kismine.

Un pomeriggio, prossimo alla partenza per tornare a scuola, il sogno si spezza. John viene a conoscenza del terribile segreto che sta dietro quell’Eden della ricchezza e ciò che lo aspetta. Tuttavia il destino, in un certo senso, lo salva. Quella notte stessa quel mondo crolla. Si torna alla realtà dei “comuni mortali” e si deve costruire un nuovo futuro come tutti. Il mondo descritto in questo racconto di Fitzgerald è così surreale e fastidioso come lo sarebbero dosi massicce di zucchero in un mondo di diabetici.

recensione a cura di Massimo Manganaro

Pubblicato il mercoledì 30 novembre 2011 - 18:11
 
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