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Europe Central di William T. Vollmann

Il libro è un nucleo indivisibile costituito dal totalitarismo nelle sue declinazioni nazista e sovietica. Attorno a questo nucleo gravitano, come elettroni, tante storie. Forse più che storie sono fotogrammi della vita di vari personaggi – reali ed immaginari, ma questo è secondario – descritti nel fluire della propria esistenza allorché si trovano di fronte a decisioni fondamentali per la Storia della Seconda Guerra Mondiale e per la piccola storia quotidiana e personale.
La bellezza di questo libro è rappresentata dalla totale unicità del suo approccio a queste vicende nel panorama della produzione letteraria. Solitamente (fa eccezione per esempio Le benevole di Littell) chi non ha vissuto la guerra ha cercato di costruire un libro – una trama – in cui si muovono masse enormi di uomini all’interno di operazioni su scala planetaria, rischiando di cancellare (qualche volta riuscendoci) le vicissitudini primarie del singolo essere umano, il suo travaglio interiore, non solo di fronte a scene apocalittiche, tragiche e crudeli (tanto da generare traumi insuperabili), ma soprattutto di fronte allo stravolgimento continuo e costante del normale flusso di vita, di fronte alla mancanza quotidiana di cibo che fa da contraltare alla mancanza di prospettive, alla mancanza di indumenti e di carbone per la stufa piuttosto che alla mancanza di coraggio di un padre o di un compagno.

Vollmann è riuscito a cancellare dalla mia testa l’immagine “filmica” della guerra. Avendo di fronte persone che si domandavano se scendere a patti con il regime o combatterlo, e in che modo compiere l’una o l’altra scelta, e le conseguenze che questa scelta porterà inevitabilmente con sé, in un altro libro avrei potuto pensare, rassicurandomi, “va bene, questa è la scelta x compiuta da Tizio in questo determinato contesto storico. Fa parte di un altrove e di un allora che non mi compete”. Invece Vollmann ha questo di così diabolicamente bello, riesce ad instillarti il dubbio e ti fa chiedere “e se fossi capitato io in questa situazione, cosa avrei fatto?”; è una domanda antica che solo la letteratura, la vera letteratura, riesce a concretizzare in una storia “scritta bene”.

E senza nessuna spocchiosità, senza nessuna spettacolarizzazione, questi dubbi gocciolano dal libro nella mia testa, lasciandomi perplesso e senza via d’uscita; ma è uno smarrimento benefico che mi sprona ad essere meno categorico nei giudizi di ogni giorno.
Con la sua opera Vollmann ha riportato la letteratura – l’atto di scrivere storie da trasmettere e tramandare – al suo valore pedagogico originario, trasformandola in una specie di epica contemporanea

recensione a cura di Manuel Barbato

Europe Central
di William T. Vollmann
Mondadori
euro 25,00

Pubblicato il venerdì 18 novembre 2011 - 15:21
 
Commenti (3) | 18.11.2011

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