flaubert

“Memorie di un folle”. Racconti d’autore

Racconto di fantasia o racconto autobiografico? Di certo è un testo che anticipa tantissimi temi, riflessioni sull’uomo, sulla società, sui rapporti tra gli uomini e sui sentimenti che sono una costante in tantissima letteratura mondiale successiva, soprattutto del Novecento, ma già a partire dall’“À rebours” di Huysmans. Il testo è diviso in due parti ben definite, che lo stesso autore in un certo senso definisce quando, alla fine del IX paragrafo, dice “Qui iniziano veramente le Memorie…”.

La prima parte è uno sfogo violento contro la società, quella borghese nello specifico, contro l’essere umano, contro la stupidità della folle, delle masse; misantropia allo stato puro. Mi domano se sia il giovane Flaubert a provare questi sentimenti o sta descrivendo, forse anche prendendo in giro, un soggetto qualsiasi che prova questi sentimenti. In ogni caso, è uno sfogo che non ha tempo: adatto ai tempi dell’autore, ma ancora oggi attuale.

La seconda parte è più romanzata. Qui si parla di un amore non dichiarato per una donna conosciuta al mare e che segna il narratore in ogni suo futuro rapporto con l’altro sesso. A dire la verità viene raccontato anche di un altro amore che “segna” il protagonista: in questo caso è la lei di cui si parla che si sarebbe innamorata, non capita e non ricambiata, del narratore.

Anche nella seconda parte non mancano i pensieri critici – da predere nella sua accezione più generale e non negativa – sull’amore, sull’animalità del rapporto amoroso e sull’animalità dell’essere umano. Ma forse le critiche più aspre, in entrambe le parti, sono rivolte verso se stesso, verso la sua timidezza, verso la sua – oggi si direbbe – eccessiva “sensibilità”, sui sogni di un ragazzo.

recensione a cura di Massimo Manganaro

Gustave Flaubert, “Memorie di un folle”. Racconti d’autore 19, Il Sole 24 Ore 2011

 

Pubblicato il venerdì 18 novembre 2011 - 09:40
 
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