“La mansueta” e “Il sogno di un uomo”. Racconti d’autore

Due racconti con un tema dominante comune: il suicidio. Eppure lo stesso gesto ha due esiti diametralmente opposti. Certo, in uno accade realmente, nell’altro è solo sognato. Però in entrambi dà luogo a un lungo monologo interiore da parte del protagonista.

Nel primo, “La mansueta”, è il suicidio della giovane moglie di un povero proprietario di un banco dei pegni a dare vita a questo monologo impostato come una lunga arringa di un avvocato davanti al giudice, e in questo caso il giudice è la stessa coscienza del protagonista. Il racconto è un crescendo intenso e ininterrotto della sua vita, del suo matrimonio, dei suoi sentimenti, emozioni e riflessioni del protagonista.

Nel secondo, “Il sogno di un uomo”, il desiderio di farla finita del giovane protagonista dà vita a un sogno. Un sogno che va a pescare e riproporre in chiave moderna la storia dell’umanità secondo il mito classico dell’originaria età di Saturno: il mito dell’umanità pacifica, innocente e tutto amore che però viene corrotta e decade in quella macchina di morte e dolore che conosciamo noi oggi. Il sogno e le sensazioni realistiche provate dal protagonista, al risveglio, lo mutano profondamente.

Una frase, alla fine del secondo racconto penso racchiuda il senso di entrambi i racconti: “ama gli altri come te stesso, ecco la cosa principale, ed è tutto, non occorre proprio nient’altro: immediatamente si troverebbe come mettere tutto a posto.” Magari fosse vero!

recensione a cura di Massimo Manganaro

Fëdor M. Dostoevskij, “La mansueta” e “Il sogno di un uomo”. Racconti d’autore 21, Il Sole 24 Ore 2011

 

Pubblicato il martedì 15 novembre 2011 - 08:54
 
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